
Dott.ssa Sara Macone •
"Tutti, ma proprio tutti, negli ultimi tempi hanno sentito parlare di Facebook e del suo successo planetario. Ma di cosa si tratta veramente? perché così tanto successo rispetto ai fratelli più o meno famosi, solo per citarne due, Myspace e Badoo? E perché sempre più personaggi illustri, da Bill Gates a Obama, fino ai nostri Veltroni e Brunetta, sono approdati in questa trincea in cui si combatte a suon di richieste di amicizia?
Facebook è quello che oggi viene chiamato un social network, termine inglese che indica una rete sociale tesa a mettere in connessione gruppi diversi di persone, tribù telematiche.
Nasce il 4 febbraio 2004 dall’idea di un diciannovenne brufoloso, Mark Zuckerberg, studente dell’università di Harvard, come progetto di realizzazione di una rete di nodi di connessione fra gli studenti dei diversi colleges. Non a caso, lo stesso nome richiama la tipica abitudine Statunitense ai nuovi studenti all’inizio dell’anno accademico l’ annuario con le foto dei loro colleghi (facebooks, appunto) per permettere la conoscenza delle persone che popolano i campus universitari. Ben presto, quello che sembrava essere solo un sito per studenti è diventato, da luglio 2007, uno dei 10 siti più cliccati al mondo ogni giorno, con oltre 100 milioni di iscritti di ogni genere ed un valore economico stimato intorno ai 16 miliardi di dollari. La Sony ha annunciato di avere in cantiere un film dedicato a interamente a Facebook e alla sua “biografia”.
Ma cosa c’è alla base di tanto successo?
Va sicuramente notato che rispetto ad altri social network Facebook presenta una grafica essenziali sta ed estremamente intuitiva, che rende “digeribile” il computer anche a coloro che da sempre vivono un rapporto conflittuale con l’informatica. Altra ragione del successo può essere rintracciata nel fatto che il popolo di face book è un popolo “reale”. Dopo anni di nicknames, chat e “doppie identità” virtuali avvolte dall’oscurità si è arrivati ad una nuova era “dell’essere on line”, ma di esserci veramente, con la propria quotidianità, i propri gusti e le proprie emozioni. Il popolo di face book è al lavoro, in vacanza, con gli amici e lo è realmente (e ci tiene pure molto a fartelo sapere!!!), niente più bugie, su face book si è sotto gli occhi di tutti in ogni momento (prova a dire al tuo capo che sei al lavoro se sul tuo profilo hai appena scritto che sei pronta per andare a fare shopping….). face book …ergo sum.
E spuntano ex fidanzati, amici delle elementari, compagnetti del camposcuola estivo della parrocchia….siamo tutti pronti ad essere “amici” su face book, in un unico calderone che non sa distinguere quelli di una vita dai meri conoscenti. E se da un lato la nostra epoca frettolosa e senza tempo potrebbe farci credere che un social network è il modo più veloce ed “economico” per non “perdersi di vista” con le persone, dopo uno sguardo più attento viene quasi da domandarsi se essere su face book non nasconda in realtà il bisogno di “esistere virtualmente” come unico modo, oggi, di “esistere realmente”. È come se il numero dei contatti (“amici”), dei messaggi lasciati sulla “bacheca virtuale” e l’appartenenza a gruppi più o meno sensati (“….quelli che odiano i vicini che urlano” ….”quelli dei cinque minuti e arrivo, ma in realtà sono ancora in mutande”…) siano il metro di quanto una persona sia socialmente amabile ed inserita, cool come la definirebbero gli americani, in altre parole non sola. Perché la verità è che ci si sente meno soli se accedendo al proprio account trovi notizie di persone che conosci, sei “nel giro”, anche se alcune di queste stesse persone fino a qualche mese fa girava la testa incontrandoti per le vie del centro.
E non è tutto oro quello che luccica, non a caso, nel momento di massima popolarità del sito sono sempre più le persone che tentano di “suicidarsi” (termine realmente utilizzato nel gergo degli internettiani) cercando di chiudere l’account. Sempre più persone hanno iniziato a sentire il peso di vedere la propria intimità sul desktop di qualche lontano conoscente, di mettersi a nudo di fronte ad una media di 365 ( numero più numero meno) amici, del tempo passato di fronte al computer a discapito dei rapporti interpersonali reali e delle ore lavorative (non è un caso che sempre più uffici stiano oscurando il sito), della “dipendenza” e del “fascino incantatore” che questo fenomeno sociale sta esercitando su tutti noi. in un’epoca in cui si firma il consenso per la privacy anche al supermercato ci siamo tutti messi volontariamente “in piazza”, una piazza grande tutto il mondo. Facebook rappresenta un rischio per la dipendenza che genera, l’alienazione sociale (sempre più spesso “ci si vede su face book”…e solo lì ) e l’ illusione di riuscire “a smettere in ogni momento” (dagli stati uniti sono già arrivate le prime notizie di persone licenziate a causa dei social network) perché la verità è che una volta entrati è difficile trovare dei buoni motivi per uscirne. Ma face book è anche un fenomeno sociologico imperdibile, l’essere al passo con i tempi, un passatempo divertente…e allora la domanda… face book o non face book?"