
Segreteria Nazionale A.O.G.O.I. •
Analizziamo le abitudini sbagliate e la relazione tra l’uso degli assorbenti e lo sviluppo di vulviti e vaginiti
La vulva è una regione anatomica estremamente sensibile e vulnerabile a diversi stimoli, endogeni ed esogeni, tanto da costituire il bersaglio di numerosi disturbi e condizioni patologiche, talvolta a patogenesi misconosciuta e di difficile diagnosi.
Le malattie della vulva non sono così rare, come si pensava un tempo, anzi, per il migliorato ruolo della donna, sia in ambito sociale che relazionale, esse sono piuttosto frequenti ed in continuo aumento, tanto da essere considerate un problema medico emergente, infatti, accanto alle note vulviti specifiche ad etiologia certa, quali quelle microbiche, fungine e virali, negli ultimi tempi stanno sempre più prendendo piede quelle specifiche ed irritative.
La continua aggressione, alla cute vulvare, da parte di detergenti e sostanze chimiche ad azione irritante danneggia non solo il film lipidico cutaneo, ma anche la componente intercellulare dello strato corneo, in modo da compromettere il suo fisiologico stato di barriera. Questa è una vulvite irritativa, vera e propria dermatite, che origina da errate abitudini sia igieniche che comportamentali, come indossare abiti e body troppo attillati, biancheria sintetica (nylon, lycra), usare assorbenti poco traspiranti, abusare con farmaci topici, come spray deodoranti, cere depilatorie ecc.. Tutti questi fattori, fungendo da agenti ipersensibilizzanti, una volta scatenato lo stimolo irritativo lo perpetuano nel tempo anche dopo che lo stesso viene rimosso, infatti, una volta innescata, la risposta infiammatoria, si automantiene per il rilascio di mediatori chimici, indotto dall’attivazione leucocitaria e dalla necrosi dei cheratinociti.
Previeni con il cotone
Uno studio condotto sull’uso di assorbenti e proteggislip ipoallergenici, conferma l’efficacia nella risoluzione di alcune patologie vulvari.
La ricerca è stata effettuata su 300 donne, di età compresa tra 20 e 50 anni, con disturbi vulvo-vaginali, rappresentati da bruciore, prurito e leucorrea, alle quali sono stati praticati esami batteriologici e colposcopici al fine di escludere tutte quelle affette da vulvite ad etiologia specifica.
Delle donne arruolate sono state indagate, le abitudini igieniche (quante volte al dì e con che tipo di detergente) e sessuali (quanti rapporti la settimana), se facevano uso di abiti e body attillati o di biancheria intima in materiale sintetico, se usavano abitualmente proteggislip o assorbenti in cellulosa. Al fine di valutare la potenziale efficacia dell’uso di proteggislip ed assorbenti ipoallergenici in cotone in corso di vulviti irritative, le donne in studio sono state invitate, a mantenere le proprie abitudini, e a ripresentarsi a visita dopo averli usati per 3 mesi. Il risultato della ricerca stabilisce che
il 59,3% delle intervistate ha riferito una attenuazione graduale fino alla scomparsa della sintomatologia clinica già nel corso del primo mese di utilizzo del proteggi slip; il 25,7% ha riferito la risoluzione dei disturbi nel corso del terzo mese di utilizzo; il 10% riferivano ancora, anche se di intensità molto modesta, una sintomatologia clinica sfumata; solo nel 5% a distanza di 3 mesi di regolare utilizzo persisteva una sintomatologia clinica manifesta.
Le abitudini delle 300 donne esaminate
Il 40.2% indossava frequentemente jeans attillati, il 28% utilizzava abitualmente biancheria sintetica, il 7.5% faceva uso di body o guepieres, mentre le rimanenti il 24.3% facevano abitualmente uso di proteggislips in cellulosa. Tutti fattori favorenti la vulvite irritativa.
In conclusione l’uso regolare di proteggislip e/o assorbenti ipoallergenici di puro cotone, favorendo la traspirazione, contribuisce a mantenere costante il microambiente cutaneo vulvo-perineale non alterando il mantello idro-lipidico ed il pH cutaneo, per cui come si evince anche dai dati emersi dal nostro studio esso può attenuare e talvolta risolvere la sintomatologia associata alle vulviti irritative.
Infezioni vaginali
Segreteria Nazionale A.O.G.O.I.
(a cura di V. Dubini, F Parazzini)
Le infezioni vaginali rappresentano una delle patologie che più frequentemente il ginecologo incontra nella sua pratica clinica: molto spesso si tratta di forme che tendono a ripetersi nel tempo e che non sempre sono riconducibili ad entità patologiche ben definite.
Spesso allora si creano circoli viziosi, in cui la necessità di ripetere le cure finisce per favorire l’alterazione dell’ecosistema vaginale, contribuendo al ripetersi di successive infezioni, e svolgendo un’azione di sensibilizzazione che automantiene il ciclo patologico.
La maggior parte delle donne, si rivolgono ai sevizi ginecologici prevalentemente nel momento della patologia, limitandosi a riportare i sintomi, e non sono consapevoli di quanto possano influire su queste patologie anche comportamenti, stili di vita e abitudini errate.
La vita delle donne e le loro abitudini sono infatti cambiate: accanto ad una maggiore cura nell’igiene, anche quella intima, la vita lavorativa, che ci costringe molte ore fuori casa, crea difficoltà al mantenimento di alcune precauzioni igieniche; ecco allora affermarsi prodotti “in grado di tamponare la situazione“ ma non di risolverla, salviette profumate, salvaslip che impediscono la traspirazione e costituiscono un ottimo “pabuluum” per lo sviluppo di germi, spray profumati che anche la letteratura mostra come implicati a favorire lo sviluppo di vaginosi batteriche.
Il ginecologo poco o raramente viene consultato per un counseling in questo settore, forse anche per un certo pudore da parte delle donne o anche per la convinzione che non sia al medico che si deve chiedere consiglio in questo campo: ma se non al medico-ginecologo, a chi? E’ logico fidarsi solo degli spot pubblicitari per una questione che riguarda in definitiva la nostra salute?
In effetti sono probabilmente più le donne ginecologhe rispetto ai colleghi maschi a venire interpellate con maggior frequenza anche per questi argomenti: per tutti comunque quello che manca è una consapevolezza vera che il fatto di farsi carico di affrontare le questioni che riguardano igiene, stile di vita e abbigliamento, dedicare tempo per spiegare chiaramente come è costituito l’ecoambiente vaginale e cosa mantiene il suo equilibrio, costituisce un vero e proprio atto medico, preventivo e anche terapeutico.
I risultati sostanzialmente confermano quanto sia necessaria una campagna di sensibilizzazione e quanto sia importante che i ginecologi si convincano che promuovere una maggiore attenzione alla cura della propria igiene intima possa in realtà essere un contributo importante a prevenire e curare una serie di problemi che si vedono in emergenza: l’uso di indumenti di tessuto naturale, la limitazione dei tessuti colorati a contatto diretto con le mucose, la proscrizione di abiti troppo attillati e irritanti e infine l’uso di saponi e prodotti per l’igiene intima più rispettosi possibile dell’ambiente vaginale costituiscono piccoli atti di salute che possono aiutare ad evitare tutta una serie di sgradevoli ricadute.
In questo ambito evitare l’uso di salvaslip e assorbenti che limitano la respirazione delle mucose pare essere un elemento di importanza critica nella salvaguardia della salute sessuale e nell’evitare sensibilizzazioni che espongano a rischi futuri.
Forse dovremo far si che le donne che incontriamo comprendano che imparare a scegliere i presidi igienici rappresenta un atto importante nella cura della propria persona non inferiore a tante altre scelte che ogni giorno ci troviamo a fare per la nostra salute.
Attenzione alle diete
Uno dei più frequenti fattori endogeni capaci di favorire un’alterazione della barriera cutanea è rappresentato dalle drastiche restrizioni dietetiche, specie se povere di acidi grassi essenziali come l’acido linoleico.
Danneggiate dallo stress quotidiano
Studi recenti riportano, accanto a queste forme “più tradizionali”, grazie alla maggiore relazionalità tra i due sessi, la comparsa delle cosiddette vulviti psicosomatiche, infatti oltre all’apparato gastroenterico, pare che anche quello genito-urinario, sia bersaglio di somatizzazioni indotte da paure legate al vissuto sessuale o al rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale, dimostrando che per molte donne i genitali esterni rappresentano il luogo ideale su cui scaricare le tensioni del quotidiano.
Attenzione agli assorbenti interni
Femme
Alcuni produttori di assorbenti interni nei loro prodotti usano sostanze cancerogene e tossiche. Gli assorbenti interni contengono due cose che sono potenzialmente pericolose: Rayon (per assorbire), e diossina (un prodotto chimico usato per sbiancare i prodotti). Spesso contengono anche piccole percentuali di amianto, per indurre nell'organismo femminile un’emorragia più intensa (per spingere ad un maggior consumo). La diossina viene utilizzata all’interno del prodotto per sbiancarlo, ovviamente tutti sappiamo quali danni può apportare all'organismo questa sostanza. La diossina è stata associata al cancro da studi clinici, ed è tossica per il sistema immunitario e riproduttivo.
E' anche stata associata con endometriosi e basso numero di spermatozoi per gli uomini.
Lo scorso settembre, l'Agenzia di Protezione Ambientale EPA ha reso noto che non esiste un livello “accettabile” di esposizione alla diossina, visto che è cumulativa e lenta a disintegrarsi.
Il pericolo reale viene dal contatto ripetuto.
Usare abitualmente circa 3-4 assorbenti interni al giorno, per cinque giorni al mese, crea un accumulo di fibre assorbenti nel collo dell’utero, ciò crea un vero e proprio serbatoio di diossina nell’organismo. Questo è anche il motivo per il quale la TSS (Sindrome da Shock Tossico), può colpire donne che usano assorbenti interni (come potete leggere dal foglio informativo di tutti gli assorbenti interni in commercio).
Quali sono le alternative?
Usare assorbenti esterni, o prodotti non sbiancati e fatti completamente di cotone. Anche altri prodotti d'igiene femminile (assorbenti esterni/fazzoletti) contengono diossina, ma non sono tanto pericolosi quanto gli assorbenti interni.
Sfortunatamente, prodotti non sbiancati e in cotone si trovano solo in farmacia e in negozi di “prodotti biologici”, ed hanno un prezzo più alto rispetto a quelli contaminati. Nel 1989, degli attivisti inglesi organizzarono una campagna contro lo sbiancamento attuato con il cloro. Sei settimane e 50000 lettere dopo, i produttori di diversi prodotti sanitari passarono all'ossigeno (uno dei metodi Verdi disponibili). Il fatto grave è che non suscita stupore se tante donne al mondo soffrono di cancro alla cervice e di tumori all'utero.