di Aidy Stella Peluso •
Le amazzoni, le gloriose guerriere che hanno anticipato ogni forma di emancipazione (se di emancipazione si parla), loro che con la forza hanno cavalcato l'onda del tempo dall'antichità fino a oggi per rimanere il mito indiscusso delle femministe. Ma chi erano queste donne guerriere? Secondo i Greci, il termine amazzoni derivava da amaum, che in lingua ionica significava "senza un seno". Infatti s'ipotizza che le amazzoni usavano cauterizzare il seno destro delle bambine affinché, da adulte, potessero tendere meglio l'arco, loro arma per eccellenza assieme a un piccolo scudo a forma di mezzaluna. L'interpretazione, tuttavia, solleva molti dubbi, visto che in tutta l'iconografia (ceramica e plastica), le amazzoni sono sempre rappresentate con tutti e due i seni: d'altra parte, quale artista avrebbe mai ritratto una simile mutilazione? Le amazzoni sono già cantate nell'Iliade e in seguito, nelle fatiche di Ercole. La loro società era costituita ovviamente da soli individui di sesso femminile per giunta guerriere. La loro collocazione geografica era nell'area fra mar Nero e Tracia. Secondo alcuni, il confine del loro territorio era il fiume Termodonte in Anatolia settentrionale.
Nel territorio di appartenenza, le Amazzoni una volta l'anno, facevano varcare il proprio confine dai maschi, che provenivano dall'altra parte del fiume, dopo essersi unite a loro, li pagavano per le loro prestazioni sessuali e li rimandavano dall'altra parte. La discriminazione delle donne guerriere emergeva soprattutto al momento del parto, perchè coloro che restavano incinte, subito dopo aver partorito, abbandonavano i figli maschi in un'isoletta deserta, mentre allevavano le femmine.
Gli amori delle guerriere delle steppe
Pentesilea, regina amazzone, in un poema perduto del ciclo troiano viene ammazzata dall'uomo che ama: Achille. Teseo, l'eroe nazionale degli Ateniesi, rapisce un'altra regina delle Amazzoni, Antiope: per riaverla, le guerriere attraversano a cavallo la palude ghiacciata Meotide, arrivando ad assediare Atene, da cui vengono respinte. Non poteva mancare Ercole, che nella nona fatica, prende il cinto di Ippolita (anche lei regina delle donne guerriere), che la rendeva potente. Le amazzoni vengono nominate nella relazione della spedizione di Alessandro Magno, scritta da Arriano di Nicomedia. Secondo questo autore, il condottiero macedone, giunto al mar Caspio, fu raggiunto da una ambasceria di amazzoni. La loro regina aveva avuto notizia di lui come del più grande guerriero del mondo e siccome si riteneva essa stessa la più potente e valorosa sovrana della Terra, voleva concepire un figlio con lui. Alessandro accettò e i due trascorsero assieme una notte intera. Per molti anni gli studiosi hanno ritenuto questo episodio frutto di immaginazione, costruito soprattutto per aumentare il prestigio di Alessandro. Recentemente però, sepolture ritrovate di donne guerriere nei kurgan (tumuli) dell'Asia centrale, per cui ci si è dovuti ricredere.
Forti rappresentazioni
In queste iconografie i Greci sono sempre rappresentati in combattimento singolare o schierati in falange, mentre le amazzoni appaiono a cavallo, con arco e pelta. Il tipo di armi, l'elmo a forma di berretto frigio, l'arco con le frecce, lo scudo leggero e il cavallo le associano ai popoli nomadi delle steppe. In queste rappresentazioni, è sconvolgente la violenza degli scontri, le amazzoni appaiono sempre trattate con tanta brutalità. Questo è un aspetto interpretato da molti studiosi (in particolare di sesso femminile), come un'inconscia paura dei Greci nei confronti delle donne.