Amflora: la patata transgenica

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Tutto si trasforma, tutto si modifica. Oggi tocca anche ai prodotti agricoli. Dopo anni di  polemiche sulla possibilità di produrre prodotti transegenici, si è finalmente arrivati ad una conclusione. La commissione Europea ha autorizzato la coltivazione della patata 'amflora'. La produzione sarà affidata ad una multinazionale tedesca e verrà coltivata per usi industriali, cioè per la produzione di amido,utilizzato per carta, calcestruzzo e adesivi. In realtà in Europa, anche se non tutti lo sanno,ma da anni la patata ha perso la sua valenza di cibo per divenire un prezioso materiale industriale. La metà delle patate prodotte è usata nell’alimentazione animale e un quarto dall’industria per produrre alcool e amido. La patata infatti, con il suo alto contenuto di amido, è anche un prezioso materiale di partenza per l’industria della carta, in cosmetica, nell’industria tessile e in tanti altri settori industriali. L’amido della patata è costituito da due componenti: l’amilosio (circa 20%) e l’amilopectina (circa 80%). Entrambi sono polimeri di glucosio ma hanno proprietà differenti. L’amilosio gelifica mentre l’amilopectina è un addensante. Per molte applicazioni industriali è solo l’amilopectina ad essere di interesse. Separare le due componenti però è un processo costoso ed economicamente non conveniente. Industrialmente si procede modificando l’amido per ridurre la sua tendenza a gelificare. Le classiche tecniche di incrocio e selezione non sono riuscite e produrre una patata senza amilosio.Gli scienziati della BASF hanno avuto l’idea di usare l’ingegneria genetica per produrre una patata il cui amido fosse prodotto solamente di amilopectina. Per far questo non hanno, come per la maggior parte degli OGM in commercio, inserito un gene apposito preso da qualche altro organismo. Hanno invece disattivato il gene (si dice che lo hanno “silenziato”) che produce un enzima responsabile per la sintesi dell’amilosio, ottenendo una patata completamente senza amilosio: Amflora. Comunque anche se in Italia, i puristi del Made in Italy sono preoccupati, c’è da ricordare che i prodotti transgenici non hannoeffetti negativi sulla salute umana, e questo  è provato dai decenni di consumo negli Stati Uniti e in tante altre parti del mondo. Ma anche dalla presenza sui nostri mercati di altri 34 Ogm la cui vendita fu autorizzata in passato, soprattutto mais, oltre che dal 90% della soia importata in Europa per mangimi, che contribuisce alla produzione di latte e carne. Dunque anche se presto Bruxelles riprenderà ad autorizzare Ogm per l'alimentazione i motivi di preoccupazione non sussistono.

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