Anoressia: flagello del nuovo millennio

di Aidy Stella Peluso •

 

Anoressia e bulimia sono la prima causa di morte per le ragazze tra i 15 e i 25 anni, anche se il dato anagrafico sembra spostarsi sempre più avanti, perché cresce a dismisura il numero delle trentenni in cura. Problemi di lavoro, problemi scolastici, problemi di vita, si comincia già a 10 – 12 anni, ma i primi segnali possono manifestarsi anche a 7 – 8 anni. La mortalità è del 10% a dieci anni dall’inizio della malattia e del 20% a venti anni. Bambine, Bambini, adolescenti ed adulti che improvvisamente si difendono dalla vita, non si piacciono più, decidono di prendere distanza dalla loro esistenza, respingendola, non mangiando, scegliendo la strada per un suicidio lungo e doloroso.  La Sisdca (società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare), lancia un appello alle famiglie perché colgano i segnali della malattia nell’immediato, fin dalle manifestazioni infantili.  
I segnali d’allarme possono essere:
A: Il cambiamento improvviso del modo di comportarsi a tavola dei bambini o dei ragazzi.

B: Non c’è più entusiasmo di fronte al piatto preferito. La mancanza di aumento di peso, soprattutto nelle bambine, è un fattore non trascurabile.

C: Attenzione alle adulte di casa, non è un buon esempio vedere madri o sorelle sempre a dieta, con la continua ossessione del peso. Questo comportamento influisce in modo negativissimo sul modo di pensare delle bambine e delle ragazzine.
   
Gli esperti, temono il rischio di cronicizzazione, con l’insorgenza di complicazioni mediche e psichiatriche con  programmazione spesso della morte. La cura è difficile, la parte più difficoltosa è convincere l’ammalato a ricominciare a mangiare con serenità, perché si tratta con persone lucide, che studiano o lavorano con profitto, perfettamente consapevoli del proprio stato, ma, altrettanto convinte di non volerlo modificare. Purtroppo però il Tso (trattamento sanitario obbligatorio), è previsto per i casi più complicati di anoressia (infatti solo l’1% rientra nei protocolli), per varie motivazioni. La prima difficoltà è che prevede trattamenti indirizzati specificatamente sui pazienti psichiatrici, ed il ricovero avviene nei reparti di psichiatria degli ospedali dove, in genere sono ospitati soltanto adulti, quindi la giovane età dei pazienti rende difficile il Tso in tali reparti. Per questo la Sisdca ritiene necessario che siano riviste le procedure d’attivazione del Tso, con il coinvolgimento dei medici specializzati nella cura dei disturbi alimentari. Sappiamo bene che la sigla Tso genera terrore, evoca protocolli di cieca burocrazia, Tso ci fa pensare ai pazzi senza speranza e non certo, ad un problema alimentare con sfondo psicologico. L’unica certezza è che per curarsi è importante affidarsi a seri professionisti. In Italia ci sono ottimi centri all’interno di ospedali pubblici che si occupano di questo grave problema. La terapia e difficile e faticosa, può durare anni, ma i primi risultati non tardano ad arrivare. Bisogna fare attenzione ai soliti ciarlatani, pronti a speculare sulle debolezze altrui, da evitare le comunità di recupero trovate in internet, terapisti alternativi con strani rimedi che alimentano false speranze.  

I dati agghiaccianti:

200.000
Le ragazze a volta giovanissime colpite da anoressia e bulimia nervosa in Italia.

12 – 25 anni
La fascia d’età delle ragazze colpite da disturbi alimentari, prima causa di morte per malattia.

15.000
I pazienti maschi, anche molto giovani, curati in Italia per patologia legate ai disturbi alimentari.

20%
E’ la percentuale, a venti anni dall’inizio della malattia, della mortalità per suicidio.

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