Appendicite: impariamo a riconoscerla

Dott. Marco Prestipino •

 

E’ la malattia che più frequentemente richiede un intervento in urgenza in età pediatrica. La maggiore incidenza è al di sopra dei 5 anni ed è molto rara al di sotto dei 3.

L’appendice ciecale è un organello che si trova alla base del colon cieco, a destra del quadrante addominale inferiore e contiene tessuto linfatico. Nel genere umano, questo tessuto compare all’interno dell’appendice due settimane dopo la nascita, ed aumenta negli anni, fino a raggiungere la sua massima espressione, fra i 12 ed i 20 anni di vita. Attorno ai 30 anni inizia la sua involuzione fino a scomparire quasi del tutto verso i 60 anni. La sua funzione è quella di produrre anticorpi i quali, insieme agli altri anticorpi secreti dal tessuto linfatico intestinale, sono adibiti alla difesa dell’intestino nei confronti dell’ambiente esterno. In virtù di questa funzione “coadiuvante” la sua asportazione non provoca deficit nell’immunità intestinale.
Quando s’infiamma si parla di appendicite. In questa evenienza, il tessuto linfatico intra-appendicolare si ipertrofizza, con conseguente ostruzione del lume dell’organo il cui effetto è il superamento da parte dei batteri, della flora intestinale della barriera mucosa appendicolare. Questo va a compromettere l’integrità della parte interessata, con fenomeni di deterioramento fino a giungere alla gangrena e necrosi.
Altre cause di ostruzione possono essere attribuibili alla presenza di coproliti (frammenti fecali induriti), oppure corpi estranei (ad esempio noccioli di frutta), il cui effetto è sempre quello di favorire l’infezione da parte di germi, comunemente presenti nell’intestino.
E’ la malattia che più frequentemente richiede un intervento in urgenza in età pediatrica. La maggiore incidenza è al di sopra dei 5 anni ed è molto rara al di sotto dei 3. Quando si verifica in questa epoca della vita, l’evoluzione è rapida e la diagnosi è difficoltosa. Il rapporto tra i due sessi, in termini di incidenza, è di 1:1 fino alla pubertà, mentre diventa più frequente nei maschi che nelle femmine dopo i 15 anni.
I sintomi sono vari e non sempre tutti insorgono allo stesso modo. Nel bambino la sintomatologia di appendicite è aspecifica (vomito, episodi diarroici, febbricola), e può facilmente simulare la gastroenterite. La diagnosi non è agevole, soprattutto per mancata collaborazione del paziente e rapida è l’evoluzione verso la peritonite al di sotto dei tre anni di età.
 Generalmente il dolore addominale è persistente (meno frequentemente intermittente o crampiforme), ed è nelle prime fasi localizzato in corrispondenza dello stomaco o dell’ombelico per spostarsi, entro poche ore, verso i quadranti inferiori di destra. Talvolta viene riferita una dolenzia alla gamba destra, altre volte invece il dolore da crampiforme diviene fisso ed ingravescente. E’ presente un rialzo termico che inizialmente è modesto e sfiora i 38° C per poi divenire, se non si interviene tempestivamente, più alto fino a 39°-40° C, rappresentando questo valore già un segno di peritonite. Nausea e vomito sono di comune riscontro. Alla palpazione l’addome può presentare una modesta resistenza localizzata o diffusa.  Nel caso in cui il paziente giunga tardivamente all’osservazione del chirurgo, il quadro clinico è più grave. La presenza di pus e quindi di peritonite localizzata o diffusa provoca lo scadimento delle condizioni generali con febbre alta, vomito anche di natura biliare, dolore intenso e diffuso a tutto l’addome.  Il transito intestinale è generalmente interrotto, anche se, al contrario, può anche essere presente diarrea come segno di infiammazione di tutto il colon. La diagnosi è essenzialmente clinica.
Gli esami ematologici evidenziano di solito un innalzamento dei valori dei globuli bianchi, anche se nei casi di peritonite, tali valori possono essere abnormemente diminuiti in seguito alla sequestrazione nel focolaio infetto ed infiammato, di una consistente quota di globuli bianchi (pus). La radiografia dell’addome non è diagnostica, ma può mostrare dei segni dell’alterata motilità intestinale (livelli idroaerei). L’esame ecografico talvolta mostra l’ispessimento della parete e la dilatazione del lume appendicolare, segni dell’infiammazione acuta, oppure, nelle situazioni più gravi, rivela la presenza di un ascesso peri-appendicolare o la raccolta di pus diffuso nell’addome o localizzato nei suoi recessi.
Il trattamento dell’appendicite è solo chirurgico e consiste nell’asportazione dell’organo (appendicectomia), attraverso una piccola incisione della parete addominale. La peritonite conseguente alla perforazione dell’appendice, richiede anche la toilette della cavità peritoneale ed il posizionamento di uno o due drenaggi per favorire la fuoriuscita del pus. L’intervento viene effettuato molto bene anche in laparoscopia.

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