Attacco alla cultura del nostro Paese: No al Crocefisso in aula

di Daniela Romano •
 
Ha scatenato le polemiche di tutta la società civile la decisione della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che dice no alla presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche. Secondo quanto deciso a Strasburgo la presenza di un crocefisso in aula rappresenterebbe una doppia violazione. Da un lato negherebbe  la libertà dei genitori di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni religiose e filosofiche, dall’altro violerebbe la libertà stessa degli alunni. A presentare l’istanza di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia. La decisione è  un vero attacco non solo alla religione cattolica ma alla tradizione del nostro Paese. La nostra cultura italiana ha da sempre attribuito non solo un valore religioso ma culturale e sociale ad un simbolo che fa parte della storia. Quel  crocefisso,  posizionato spesso sulla parete alle spalle della cattedra del docente, è stato per molti bambini e ragazzi un importante riferimento quotidiano, non solo cattolico ma sociale. Un simbolo di condivisione sociale, di appartenenza e non per forza religiosa. Ora quella parete resterà vuota, di fronte alle perplessità di molti bambini che certo non capiranno il perché. Perché privare ad una cultura di esser fedele alle sue tradizioni? Perché impedire agli italiani la libertà di riconoscersi nei simboli del proprio Paese? Qui la questione non è più religiosa o cattolica ma culturale e sociale. E di certo non si può giustificare il tutto affermando che queste decisioni sono per favorire l’integrazione sociale. Le politiche di integrazione sociale lavorano affinchè culture diverse possano coesistere tra loro. Ora c’è da chiedersi: “con questa decisione se da un lato si   rispettano altre culture non si danneggia e impoverisce la cultura italiana? La presenza di una croce in una scuola italiana quanto può impedire a chi non è cattolico di credere nel proprio Dio? Forse davvero poco. Il rispetto per le diversità culturale va a prescindere dalla presenza di un oggetto che se per pochi può apparire una minaccia, davvero effimera (se c’è una forte  aderenza ai propri valori culturali),  per altri rappresenta una vera istituzione sociale. Il timore più grande è che lasciando ad altri la possibilità di scegliere quali sono i simboli in cui riconoscersi oggi, si sceglie inconsciamente di distruggere la nostra storia e la nostra identità sociale, come paese e come singoli esseri umani. E così mentre noi italiani restiamo sbigottiti di fronte a tale decisione, i nostri politici sono pronti a presentare un ricorso. Il Ministro all’Istruzione Maria Stella Gelmini ha sottolineato come l’Italia con il crocifisso non vuole “imporre la religione cattolica e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. È altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità". Un unico coro nel quale si sono aggiunti quasi tutti i rappresentanti del mondo politico, mentre la Chiesa mostra al mondo intero la sua amarezza per una decisione che pesa all’intera umanità. Riportando un’affermazione del Segretario di Stato Vaticano ci si rende conto quanto il quadro sia davvero allarmante: Io dico - dice il prelato - che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa è veramente una perdita. Dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede". Questa frase chiarisce quanto per tutti, cattolici e non, la questione non è religiosa ma sociale e culturale. In gioco c’è l’identità della nostra cultura.

 

04 Novembre 2009

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