Atto di Dolore

di Maria Sabina Perfetto •


"La Chiesa sta facendo tutto il possibile affinché in futuro non si ripetano più abusi sessuali su minori" Così, in sintesi, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi.
Sono ormai mesi che la pesante questione degli abusi sessuali su minori in istituzioni gestite da enti ecclesiastici e da parte di persone con responsabilità nella Chiesa, in particolare sacerdoti, sta coinvolgendo la Chiesa  in alcuni Paesi Europei (Irlanda, Austria, Olanda e Germania). Abusi e sevizie commesse ai danni di fanciulli inermi e innocenti. Azioni riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa.
Ma come è possibile che tutto questo, accaduto anni fa, e forse ancora oggi, sia stato coperto dal silenzio? Come è possibile che mai nessun prelàto si sia reso conto di quello che succedeva all'interno di chiese, conventi, monasteri? Perchè nessuno lo ha mai denunciato? Sembra che solo oggi la Chiesa abbia aperto gli occhi su questa realtà crudele e inconfutabile.
Padre Lombardi ha spiegato che la Chiesa ha “un suo ordinamento specifico, quello ‘canonico’”, ambito in cui l’abuso sessuale di minori “è sempre stato considerato uno dei più gravi” delitti, e “le norme canoniche lo hanno costantemente riaffermato”.
Il gesuita ha sottolineato che “le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte stanno affrontando il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione” dando prova di volontà e trasparenza,  anche “accelerando il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa”.  Secondo Padre Lombardi il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro. La Chiesa starebbe riconsiderando le “Direttive” già esistenti, prevedendo nuove indicazioni operative per mettere a fuoco anche la strategia di prevenzione, affinché sia fatto tutto il possibile perché in futuro simili gravissimi fatti non abbiano a ripetersi.
Dunque la Chiesa si barrica dietro la tempestività.  Ma quale tempestività? Non è la prima volta che uno scandalo del genere la colpisce in pieno. Non è la prima volta che abusi di ogni genere coinvolgono i suoi esponenti. Non è con il mea culpa che si possono lavare anni di orrori. Non è con la pseudo-trasparenza e con la volontà di collaborazione che si possono cancellare i traumi subiti, non solo da chi quegli abusi li ha vissuti sulla propria pelle, ma anche da chi ha fede e nell'ordinamento ecclesiastico crede profondamente.
La Chiesa vive inserita nella società civile e in essa assume le sue responsabilità, ma ha anche un suo ordinamento specifico distinto, quello “canonico”, che risponde alla sua natura spirituale e sacramentale, in cui anche le procedure giudiziali e penali sono di natura diversa (ad esempio non prevedono pene pecuniarie o di privazione della libertà, ma impedimento di esercizio di ministero, privazione di diritti nel campo ecclesiastico, ecc.). Nell’ambito canonico il delitto di abuso sessuale di minori è sempre stato considerato uno dei più gravi fra tutti, e le norme canoniche lo hanno costantemente riaffermato. Allora sarebbe giusto che anche gli uomini di chiesa vengano giudicati da un tribunale civile, per i delitti commessi.
Ora si ipotizzano tavole rotonde con i Governi interessati, dibattiti e varie iniziative per affrontare le diverse realtà educative e sociali e per affrontare la questione in una prospettiva complessiva e adeguata.
Il problema della pedofilia non riguarda solo la chiesa, questo lo sappiamo bene, è una problematica più ampia che riguarda l'intera società.  Ma è deplorevole sapere che gli abusi sessuali sono stati compiuti da chi dovrebbe esercitare la carità e la solidarietà. Gli abusi in chiesa, per certi versi, sono paragonabili agli abusi in famiglia.

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