Il Blue Hope è un diamante di 45,52 carati e dallo straordinario colore blu. Il suo valore? E' stimato per oltre 250 milioni di dollari. Il Blue Hope è un gioiello unico al mondo per il suo valore, ma anche per la fama terribilmente sinistra che si trascina dietro da secoli.
In effetti, molti di coloro che lo hanno posseduto nei secoli sono morti di morte violenta oppure, hanno patito gravi disgrazie. Le sue origini si perdono in India dove, nel XVII secolo, lo acquistò un avventuriero francese, Jean-Baptiste Tavernier, il quale, prima di far bancarotta, riuscì a venderlo al re di Francia Luigi XIV.
A corte, la pietra venne fatta ritagliare da Sier Pitau, il gioielliere reale, per aumentarne la brillantezza, riducendo così i 112 carati orinali a 67,50. Lo splendido diamante passò in eredità a Re Luigi XV e poi a Re Luigi XVI che, a sua volta, lo donò alla consorte Maria Antonietta (e tutti sappiamo che fine han fatto). La generosa regina Maria Antonietta, poco prima di essere giustiziata sulla ghigliottina, durante la Rivoluzione, affidò il diamante blu alla principessa di Lamballe, che non fece fine migliore, perchè morì a poco, linciata dalla folla. Per qualche anno il diamante scomparve per riapparire nelle mani di un gioielliere parigino che fu stroncato da un infarto quando la pietra gli fu rubata dal figlio, che, a sua volta, morì suicida. La gemma, ormai considerata maledetta, passò di mano in mano sino a comparire a Londra nel 1830; qui venne nuovamente tagliata e si ridusse agli attuali 45,52 carati. L'acquistò a carissimo prezzo il banchiere Henry Thomas Hope, desideroso di battezzare una simile meraviglia col proprio nome. Passata in eredità a lord Francis Pelham Clintcn Hope, la pietra non tardò a confermare la propria leggendaria maledizione, infatti il proprietario prima divorziò dalla moglie May Yohe (che morì in miseria), poi fece bancarotta. Il nuovo possessore, il francese Jacques Colot, si suicidò poco dopo averla venduta al principe Kanitowskij che, la donò alla sua amante, una ballerina. La maledizione ovviamente non tardò ad arrivare: il principe, in un raptus di gelosia, uccise la donna e qualche anno dopo fu ammazzato anch'egli. Il gioielliere greco che comprò il Blue Hope, Simori Matharides, si sfracellò in un burrone poco dopo l'incauto acquisto, mentre il successivo proprietario, il sultano turco Abdul Hamid nel giro di poco tempo fu deposto e impazzì. Il gioielliere Pierre Cartìer acquistò la pietra nel 1909, a Parigi; la montò come ciondolo in un collier di diamanti e la vendette nel 1911 a Edward Beale McLean, il proprietario del Washington Post, che la volle donare alla moglie Evelyn Walsh. Anche loro furono perseguitati dalla disgrazia: nel giro di poco tempo, morirono prematuramente la madre di Mec Lean, due cameriere e Winson, il figlio primogenito. I Mc Lean divorziarono: lui si diede all'alcol, il'giornale finì in bancarotta, lei si tenne la pietra alla cui maledizione non credeva affatto, ma nel 1946, la figlia Emily, che aveva indossato il Blu Hope il giorno del matrimonio, morì per un'overdose di barbiturici e nel 1947 la stessa Évelyn morì di polmonite a soli 60 anni. Nel 1949, il.diamante passò nelle mani del gioielliere americano Henry Winston che, un po' per magnanimità, un po' per superstizione, la donò allo Smith sonian Institute di Washington dove sembra non portare più sfortuna ad alcuno.