
di Nicole P. •
Fino a poco tempo fa, il sangue del cordone ombelicale veniva solitamente eliminato durante la fase di espulsione della placenta, che si verifica subito dopo il parto. Oggi fortunatamente si può donare o conservare in una biobanca autorizzata (e inserita in una rete internazionale), così da renderlo disponibile per eventuali riceventi compatibili.
Cosa sono le cellule staminali
Studi recenti, hanno dimostrato che il sangue contenuto nel cordone ombelicale e nella placenta è ricchissimo di cellule preziose, dette cellule staminali emopoietiche, presenti anche nel midollo osseo, preposte a formare gli elementi corpuscolari del sangue: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Le cellule staminali contenute nel cordone ombelicale sono di due tipi, multipotenti e pluripotenti, le prime sono in grado di dar luogo a cellule particolari una volta impiantate in quel tessuto che interessa ricostruire, le altre invece si trasformano in qualsiasi tessuto laddove vanno ad essere impiantate. Sono perciò una risorsa preziosa per rigenerare il midollo danneggiato da patologie o da cicli di chemio e radioterapia intense, come quelli necessari a debellare leucemie e linfomi. Non solo, i globuli bianchi del donatore, possono colpire le cellule malate residue dopo il bombardamento chemio-radioterapico proprio perché le riconoscono come estranee.
In alcune malattie, come la leucemia o gravi forme di anemia, il midollo osseo viene danneggiato e non è più in grado di produrre il sangue. Ecco perché le cellule staminali placentari sono preziosissime: trapiantandole, si può ripristinare la funzione del midollo, che riprende a produrre i globuli bianchi, rossi e piastrine normali.
Donazione del cordone ombelicale
Donare il cordone ombelicare è una grande forma di altruismo in quanto può servire per migliorare la qualità della vita di persone meno fortunate. A tutt’oggi, infatti, è l’unica terapia per alcune gravi patologie.
La sua donazione richiede un procedimento molto semplice e non comporta alcun rischio né per la mamma né per il figlio, dato che il prelievo del sangue avviene subito dopo la nascita quando il cordone ombelicale è già stato reciso.
Ha quindi il vantaggio di non causare alcun rischio per chi lo dona (mamma e bambino), e può essere prelevato, previo controlli alla mamma prima del parto, e conservato anche per molti anni, in modo da essere sempre disponibile.
Il prelievo del sangue placentare può essere eseguito in qualsiasi ospedale (ai fini della donazione il prelievo è gratuito), che sia tuttavia in grado di fare riferimento a una struttura specializzata, dove la sacca di sangue venga elaborata e preparata per l'utilizzo (una cioè delle cosiddette banche del sangue). In Italia le banche di sangue placentare sono ancora poche, ma sono presenti in diverse regioni.
Basta contattare la sezione dell'ADlSCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue del Cordone Ombelicale), la prima associazione al mondo che riunisce le donne disposte a donare il sangue del cordone ombelicale, il cui sito italiano su Internet è consultabile all'indirizzo, oppure la AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica).
Conservazione privata del cordone ombelicale
Il sangue del cordone ombelicale può essere anche conservato, privatamente, per tutelare la salute futura dei propri figli. Ma in questo caso il prelievo e la successiva conservazione sono a pagamento.
Il costo del kit per il prelievo, la conservazione e la spedizione del campione si aggira intorno ai 2000 euro, più 50 euro all'anno per i successivi 20 anni di custodia. Questa somma prevede: la raccolta, l’assistenza in tutte le procedure amministrative e burocratiche, il ritiro del campione dopo il parto, la spedizione al laboratorio, il trattamento delle staminali, la conservazione per 20 anni (rinnovabile) e l’eventuale rientro del campione in caso di necessità.