Chi paga per i delitti dell'uomo?

di Maria Sabina Perfetto •

Oggi si celebra la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne che, come spesso accade, nasce da una tragedia umana, quella delle tre sorelle Mirabal, assassinate nel 1960 nella Repubblica Domenicana per il loro impegno politico contro l’allora dittatore Trujillo.
Questa data è diventata così il simbolo dell’atto d’accusa della società civile nei confronti di un fenomeno ancora molto sommerso ma di notevoli proporzioni.
Un fenomeno che la cronaca ci porta all’attenzione quasi quotidianamente: omicidi, molestie, aggressioni e violenze,  ma anche eventi non diversamente lesivi della dignità delle donne, che dimostrano il quadro culturale profondamente arretrato nel quale naviga il nostro Paese, dove le azioni di contrasto a questo tipo di violenza si arrestano inesorabilmente. Primo su tutti, nella maggior parte dei casi, l’impunità dei responsabili.     
Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una donna su tre subisce violenza nel corso della vita, soprattutto in ambito domestico: una violenza spesso invisibile e difficile da denunciare. Tantissime anche in Italia dove, secondo i dati dell’Istat, sono quasi 7 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita. Nella maggior parte dei casi sono responsabili i partner che di solito non vengono denunciati.
Il 25 novembre serve anche per ricordare che la violenza sulle donne non è solo quella fisica, come lo stupro o l'aggressione: la violenza sulle donne è quotidiana, è ovunque. Sono le molestie e i soprusi. Sono gli attacchi psicologici. Come quelli che si manifestano nei luoghi di lavoro. Precarietà, bassi salari, mobbing, licenziamenti. Sono il frutto malvagio dei provvedimenti governativi per ristabilire l’economia in crisi, la strada per demolire lo stato sociale cercando di fare arretrare le donne verso l’antico ruolo tradizionale di mogli e madri sottomesse allo strapotere maschile, inabilitate a esprimere la propria soggettività e la radicalità delle proprie differenze, costringendole, di fatto, a rinunciare a un’indipendenza economica che è il primo strumento per uscire dalla violenza.
Il 25 novembre chiama a manifestare anche quest’anno le donne che sentono come gli attacchi alla nostra autodeterminazione e alla nostra dignità aumentano all’interno di una crisi economica che mostra con chiarezza come la violenza sessista abbia molte facce. Chiama a raccolta le donne, e non solo le donne, che sentono l’esigenza di riaffermare in ogni occasione il diritto a essere tutelate dalla legge, così come prevede la Costituzione .
Lo slogan dell’anno scorso, Indecorose e libere, sarà affiancato quest’anno da Tutte diverse, tutte uguali. Un’occasione, quella della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per parlare di un fenomeno che si nutre di silenzio, non solo il 25 novembre ma tutti i giorni.

A chi rivolgersi nel caso di violenza intra ed extrafamiliare.
Call Center – 1522. 
Attivato dal Dipartimento per le Pari Opportunità il numero è attivo 365 giorni l'anno 24 ore su 24 e offre un servizio multilingue. Obiettivo è di fornire una prima risposta alle vittime aiutandole e sostenendole. Alle vittime è data la facoltà di avvalersi dei servizi con l'assoluta garanzia dell'anonimato.

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