di Daniela Romano •
“Calma, lusso e voluttà” per uno stile inconfondibile che ha fatto la storia della moda francese e non solo. Questa la sintesi di uno degli stilisti più famosi di questo secolo: Christian Dior. Mercoledì 12 febbraio 1947, in un palazzetto in Avenue Montaigne, in un momento davvero critico per la Francia, che si apprestava a risorgere dal conflitto mondiale, Christian Dior presenta la sua prima collezione primavera-estate che avrebbe rivoluzionato il mondo della moda. Da allora il suo ideale femminile, astratto, infantile, atemporale, e gay ha conquistato le passerelle di tutto il mondo. Nato il 21 Gennaio 1905 da una famiglia benestante nel villaggio di Granville, in Normandia si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Parigi, dove entra in contatto con diversi circoli intellettuali, ma a dispetto delle aspirazioni artistiche maturate al tempo, non divenne mai architetto. Fu così che nel 1928, questo architetto mancato apre una galleria d’arte contemporanea mettendo in mostra i lavori di De Chirico, Utrillo, Braque, Fernand Léger e i dipinti degli amici Max Jacob e Christian Bérard. Nel 1935 Christian Dior comincia a vendere bozzetti di moda a diverse maison parigine. Al lavoro di fashion designer affianca quello di illustratore di moda per il giornale Le Figaro, attività che di lì a poco lo porta all’attenzione della maison di Robert Piguet (dove viene assunto come stilista nel 1938), e di Lucien Lelong poi, dove approda nel 1941. Ma è l’incontro con il magnate tessile Marcel Boussac nel 1946 che decide di investire su questo promettente stilista, a fare la fortuna di Dior. Boussac finanzia l’apertura del suo primo atelier, acquistando la deliziosa struttura di avenue 30 Montaigne a Parigi, dove ancora oggi ha sede il quartiere generale della maison. È Il successo della collezione “Ligne Corolle” del 1948 battezzata dai giornalisti “New Look” per sottolineare in modo sarcastico l’assenza di innovazione, ma piuttosto il ritorno a modello del passato, la vera conferma dell’arte di Dior. E così in poco tempo, un giovane non troppo bello, a tratti un po’ noioso, che non muoveva un passo senza consultare la sua maga di fiducia, sarebbe diventato un grande creatore della moda. Le sue sfilate, i suoi abiti sono stati per anni il sogno proibito di molte casalinghe ma anche il vizio di molte stars hollywoodiane e personaggi dell’alta società come Marlene Dietrich, Rita Hayworth, Ava Gardner, la Duchessa di Windsor ed Eva Peron. In contrasto con Chanel, che in quegli anni proponeva un abbigliamento mascolino, Dior puntava sulla femminilità, sullo charme, e sull’eleganza. Alle donne del tempo non bastava più ripensare alla modernità di Chanel, fatta di comfort. Emergeva il bisogno di tornare alla tradizione, per ricominciare tutto da capo. Se durante la guerra, le donne avevano preso coscienza di essere capaci di svolgere anche molti lavori maschili, ora sembrava il momento di tornare a casa ad allungare gli orli. E così, preda di quella “mistica femminilità” che solo il femminismo, anni dopo, avrebbe lapidato, le donne rinunciano alla loro libertà del corpo. È il New Look di Dior ad arricchire la loro “prigione” a stringerle in dolorose guepiere, immobilizzarle sotto gonnellini che impedivano di salire sul tram, e nasconderle sotto grandi cappelli da dama. Dior in breve aggredì il mercato con un’idea nuova che riecheggiava al passato, creando un’attesa, una tensione continua che teneva in pugno l’intero settore della moda. Cresciuto in una famiglia doviziosa, con una madre bella, elegante, e profumata, circondato da dame stupende e figure fiabesce, Dior fece della moda il suo hobby, il suo lavoro e il suo primo pensiero. Al centro di tutto l’immagine dolce, ma allo stesso tempo austero di una donna intoccabile. Fu il primo ad associare sistematicamente lo stile degli accessori alle linee dei vestiti, vendendo insieme ai modelli, scarpe, borsette, foulard, profumi e perfino lacca per unghie. Estese la sua attività in 24 Paesi e portò il suo giro d’affari a sfiorare il miliardo di lire dell’epoca. La passione, la voglia di mettersi in gioco e l’ambizione consentì a Dior, uno dei primi a dichiarare la sua omosessualità, di vivere una vita di successi e di sfarzi. La ricchezza e il potere servirono a ben poco nel tutelarlo da una morte precoce. Un infarto nel 1957, all’età di 52 anni lo portò alla morte. Ma la Maison continua a conquistare passerelle internazionali, con Yves Saint Laurent, che prende le redine della casa di moda, dopo aver affiancato come assistente Dior per oltre tre anni. Nel ’58 Yves Saint Laurent propone la linea “Trapezio” che riscuote un enorme successo, tuttavia lo stilista è costretto a tornare in Algeria per assolvere il servizio militare, abbandonando la direzione di casa Dior. Marc Bohan subentra ad Yves Saint Laurent, portando avanti per i trent'anni successivi il rigore e l’eleganza dello spirito Dior. Nel 1989 Bernard Arnault, patron del gruppo LVMH (Louis Vuitton Möet Hennessey) e proprietario del marchio Dior, sceglie Gianfranco Ferré come sostituto di Marc Bohan nella direzione della Haute Couture, della pellicceria, del prêt-à-porter e degli accessori donna. La collaborazione con lo stilista italiano durerà fino alla fine del 1996, quando John Galliano sarà nominato al suo posto Direttore Creativo. Da allora lo stile inconfondibile di Dior ha vestito alcune delle donne più belle al mondo, riscuotendo una fama internazionale pari a pochi stilisti. Sono passati 60 anni e Dior fa ancora parlare di se. Le immagini scattate dai più grandi fotografi del mondo e dedicate alla prestigiosa casa di moda sono le protagoniste della mostra "Christian Dior: 60 anni di fotografia", inaugurata al museo di arte moderna di Mosca nell’ambito del sesto festival Moda e stile nella fotografia 2009. Ma l’arte di Dior è soprattutto racchiusa nella casa rosa circondata da uno stupendo giardino, sede della Maison, che Dior paragonava alla sua idea di perfezione, oggi museo “maison Christian Dior”. L’amore per la sua patria, il legame con molti Paesi, Russia, Italia, Stati Uniti, hanno fatto della firma Dior un’esaltazione non solo della bellezza femminile quanto del ruolo e dell’essenza della donna, senza limiti spazio-temporali. La preziosità delle stoffe, ma soprattutto la poliedricità delle linee, da morbide a rigide, con accento al seno o alle gambe, mostrano la versatilità di una moda che “muta pur non cambiando”, e che vive rinnovandosi. Dior è tutto questo, ma è soprattutto la continua voglia di costruire il presente e il futuro guardando al passato.
27 Aprile 2009