Come superare il vaginismo

Dott. Daniele Araco •


Ormai si sente spesso parlare di vaginismo, anche se non sempre le informazioni sono molto chiare: può essere confuso con la dispareunia (dolore durante il coito) o con la frigidità (l’assenza di piacere durante il coito). Il vaginismo è invece un disturbo ben specifico: quando una donna che ne soffre si trova in prossimità di essere penetrata (o in alcuni casi basta immaginare tale eventualità), il suo corpo reagisce difendendosi da questo evento, che non è vissuto come qualcosa di positivo, collegato al piacere di un incontro, ma al contrario come una minaccia, un evento doloroso, scomodo, che mette paura. E allora ecco che il corpo mette in atto delle strategie di protezione: i muscoli del perineo, (la zona tra la vagina e l’ano) della vulva e dell’orificio vaginale (in particolare il muscolo pubo-coccigeo) si contraggono in modo involontario e riflesso. Ciò significa che la donna può trovarsi in una sorta di conflitto: una parte di se può anche desiderare di avere un rapporto sessuale ma un'altra parte, spesso più profonda, ne è talmente angosciata che scatena la contrazione riflessa.

 

Che si sia più o meno coscienti di questa angoscia, il risultato è lo spasmo muscolare che può essere d’intensità diverse: può impedire in toto qualsiasi tipo di penetrazione, (anche di un dito) o causare dolore alla penetrazione del membro maschile per un insufficiente rilassamento (in questo caso si parla di dispareunia).

 

Viene a crearsi un circolo vizioso per cui donne che hanno avuto una contrazione riflessa durante un rapporto tenderanno ad avere paura dei rapporti sessuali successivi, entrando in uno stato di tensione emotiva e di allerta che non favorisce per niente il rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico.

 

All’origine e al mantenimento della fobia della penetrazione concorrono alcuni fattori psicosessuali sia personali sia di coppia.

 

Tra i fattori personali è fondamentale l’idea che la donna ha della sessualità: se l’associa al peccato, alla vergogna, se ha avuto un’educazione restrittiva, se vive come colpa l’idea di provare piacere sessuale, non sarà così disponibile a vivere serenamente la penetrazione.

 

Esistono anche fattori legati a quella specifica coppia: ad esempio una donna che ha manifestato vaginismo con un determinato partner non è detto che lo presenti con un altro. Infatti, poiché la contrazione riflessa è sostenuta dalla paura (che in alcuni soggetti diventa una vera e propria fobia specifica), se la donna si trova in un'altra relazione dove percepisce maggiore fiducia nel partner, minori rischi, più senso di protezione pian piano può rilassarsi e il suo corpo può smettere di difendersi.

 

Come si può trattare il vaginismo?

E’ necessario lavorare su più binari:

1) Una psicoterapia individuale e/o di coppia è utile per elaborare, digerire e se possibile rimuovere i fattori psicosessuali personali e della specifica relazione che favoriscono la comparsa e il mantenimento del disturbo.

2) E’ necessario trattare anche gli aspetti biologici del vaginismo: se l'intensità della paura raggiunge i livelli di una vera e propria “fobia specifica” possono essere utilizzati con farmaci ad hoc (ansiolitici e antidepressivi) insieme al lavoro psicoterapeutico.

3) E’ opportuno associare anche una terapia comportamentale, ovvero degli esercizi finalizzati a ridurre la tensione muscolare sia generale (attraverso il rilassamento progressivo) che del muscolo pubococcigeo. Importanti sono gli esercizi in cui la donna “si vaccina” rispetto alla propria paura: la persona prende progressivamente confidenza con la sensazione di esser penetrata in modo controllato e non rischioso grazie all’introduzione di un proprio dito, portando l’attenzione alle sensazioni che prova e imparando a rilassarsi, poi due dita e piano piano introdurrà, guidandolo, un dito del partner in modo da imparare a sopportare sempre più la paura. Durante e dopo questi esercizi è importante che ci sia molto dialogo e scambio di feedback con il partner in modo da rafforzare la comunicazione e la fiducia reciproca.

 

Imparare gestire e superare la paura della penetrazione è quindi possibile: richiede pazienza, ascolto reciproco e il sostegno di un terapeuta che accompagni in questo percorso di conoscenza di se e del proprio corpo.

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