Contessa di Castiglione: un abile spia o una delle tante cocotte?

di Aidy Stella Peluso •


“Nacqui nell’istante in cui una stella cadente passava sulla mia culla. Correva l’anno 1843 e non 1840 e non fu il mio antico villaggio a sentire i miei primi vagiti, ma un altro villaggio, poiché il segreto circonda la mia nascita: non so bene dove sia nata e da chi sia nata…” Fu così che il 23 marzo del 1837 e non il 1843, Firenze vide nascere la marchesa Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini. Virginia detta “Nicchia”, per il suo modo di rannicchiarsi, nacque dunque dal marchese Filippo Oldoini e da donna Isabella Lamporeschi, ma questo strano modo di avvolgere i propri natali in un alone di mistero potrebbe essere un dettaglio del suo carattere fantasioso e bizzarro, ma potrebbe nascondere sfumature veritiere visto che ai tempi si raccontava che il suo vero padre fosse Giuseppe Potianowski di Monte Rotondo, uno squattrinato discendente del re di Polonia. Per la sua bellezza fu appellata come donna più bella d'Italia e addirittura d'Europa, infatti, quando ancora adolescente camminava sui Lungarni, in molti si affollavano per ammirarla, qualcuno la definì “Unica”. I suoi lineamenti gentili, le sue forme perfette, i suoi occhi azzurro violacei contrastanti con il castano dorato dei suoi capelli, la sua intelligenza intuitiva, la sua ambizione e la sua passione per l'intrigo, fecero di lei una vera e propria spia.
Tutto cominciò il 9 gennaio del 1854, quando l'allora diciassettenne Virginia Oldoini diventò contessa di Castiglione sposando il conte Francesco Verasis Asinai di Castiglione Tinella, gentiluomo di corte di Sua Maestà Maria Adelaide, la prima moglie di Vittorio Emanuele II e cugino del Presidente del consiglio dei ministri: il conte Camillo Benso di Cavour. Per Virginia dopo il matrimonio cominciò una vita nuova a Torino, dove i Castiglione si erano trasferiti. In quel periodo accaddero due avvenimenti importanti: la morte della regina Maria Adelaide e la nascita del suo primo figlio. Ovviamente, la morte della regina, portò a chiudere per un certo periodo i salotti torinesi, questo particolare parve turbare maggiormente la giovane contessa di quanto non la esaltasse la gioia per la nascita del figlio. Ma Virginia stanca della monotonia presto trovò il modo di brillare nei salotti della nobiltà piemontese,
ma intanto accadde una cosa di fondamentale importanza nella vita della contessina, perchè il cugino Cavour a Torino, ebbe modo di studiare la giovane Virginia, e da quel grande conoscitore dell’animo umano che era, pensò di sfruttare il fascino, la spiccata intelligenza intuitiva, la  vocazione all'intrigo, ma soprattutto l'ambizione della giovane donna. Infatti da lì a poco andò maturando un progetto, che dimostrò l’acume del grande ministro piemontese: mandare Virginia a Parigi, dove con la sua bellezza, avrebbe dovuto influire sull’animo di Napoleone, sensibile alla bellezza femminile, convertendolo alla causa risorgimentale italiana. Il Conte di Cavour sapeva benissimo, infatti, che senza l’aiuto della Francia, nessuna indipendenza dall’Austria sarebbe stata possibile, né si sarebbe potuto eliminare lo Stato Pontificio che ancora occupava tutto il centro Italia, e il presidente del consiglio dei ministri voleva approfittare del fatto che l’imperatore era sempre stato dominato dalle donne: prima fra tutte la madre, la regina Ortensia, che ne aveva plasmato la volontà come meglio aveva creduto. Quindi il carisma e l'ambizione della giovane contessa,  avrebbero dovuto fare segno nella debolezza dell’imperatore, ma a Parigi pochi seppero trovare nella giovane Virginia la vivace intelligenza che aveva percepito Cavour, infatti fu definita “sciocca e priva di fascino” e alla corte francese circolò per lei il soprannome di “La bella e la bestia” per sintetizzare in due parole le sue due uniche qualità. Comunque il suo primo ingresso a corte fu eclatante, apparve in ritardo, seminuda come una dea dell’antichità senza gioielli. La sua fu una sfida, la bella italiana voleva conquistare Parigi solo con la sua bellezza. Le dame di corte curiose, misero da parte il bon ton salendo su poltrone e divani per poter osservare meglio quella affascinante straniera. Gli uomini erano tutti ipnotizzati e naturalmente, Napoleone III non resistette al fascino di quella eterea bionda. Cavour fu molto chiaro, nel congedarla, “Cerca di riuscire, cara cugina, con il mezzo che più vi sembrerà adatto, ma riuscite!” E il “mezzo” la bella Virginia lo trovò senza troppi sforzi. Dopo mezz’ora d’amore nella camera azzurra del castello di Compiègne, Virginia aveva portato a termine la sua prima missione. I doni dell’imperatore superarono ogni previsione. C’è chi parla di cinquantamila franchi mensili per le spese voluttuarie o, come si diceva allora, per “i dolciumi e i guanti”, e di una famosa collana di perle a sei giri che sarà poi venduta per quattrocentoventiduemila franchi. La bella contessa quindi, non si sacrificò sull’altare della patria, anzi, anzi, allora si parlò pure di un posto di segretario d’ambasciata a Pietroburgo che Cavour avrebbe dovuto offrire al padre della contessa. Tuttavia la bella Virginia si vantò più volte di aver addirittura “fatto l’Italia”. Siamo d'accordo che non fece certo l’Italia, ma la sua presenza a Parigi ebbe indubbiamente un influsso positivo sulla politica francese nei riguardi del Piemonte. Infatti è stabilito che Walewski, allora Ministro degli Esteri francese, divenne a poco a poco filopiemontese.    
Ma quando ebbe realmente inizio la relazione tra la contessa e l’imperatore? Sembra non prima del 1857. Ella ormai aveva stabilito la sua residenza in una villetta in Rue de Passy e raramente si muoveva da Parigi, nonostante gli insistenti e accorati richiami del marito che viveva solo nella capitale piemontese. Virginia era troppo presa da quel gioco così piacevole, che non tornò più alla modesta vita che le offriva Torino e quindi ben presto si separò legalmente dal marito. In seguito le sue visite in Piemonte si limitavano a brevi soggiorni, soprattutto quando favorì il matrimonio tra la giovane principessa Clotilde, figlia di Vittorio Emanuele II, e Gerolamo Bonaparte, matrimonio che fu utilissimo alla causa italiana. Il duro colpo che segnò il distacco tra la contessa e Napoleone fu l’armistizio di Villafranca (luglio 1859), in verità il distacco non fu dovuto al voltafaccia di Bonaparte, come Virginia raccontò più volte in seguito, ma a un attentato all’imperatore organizzato, forse, da un cameriere della contessa, durante un convegno dei due amanti. L’attentato fallì, ma diede la possibilità all’imperatrice Eugenia di ottenere l’espulsione dalla Francia della bellissima rivale. Fino al 1862 alla contessa di Castiglione non fu permesso di rimettere piede in Francia, ma appena fece ritorno attraverso l'intervento di potenti amici, cercò di rinverdire gli allori di un tempo. Ma l’incostante casanova di Napoleone, aveva già rivolto i propri pensieri ad altre donne. Allora la contessa cercò altre vittorie, anche attraverso piccole vendette di donna, come  smettere di indossare la crinolina, che, per ragioni estetiche, l’imperatrice aveva rimesso in voga, tale gesto costituì una sfida alla bella Eugenia, che non poteva indossare un abito sciolto con la medesima disinvoltura della contessa di Castiglione. Ma Virginia purtroppo a trent’anni si sentiva già vecchia, non seppe arrendersi e divenne commovente la sua lotta con il passare del tempo. Nel 1868 morì il marito e poco dopo in Spagna, si spense anche l’unico figlio. Ombre tristi si addensarono sull’animo di questa bellissima donna, ombre che la incupirono, rendedola sospettosa e maniaca, inoltre la sua situazione economica peggiorò terribilmente. Fin dal suo primo ingresso in società ella giocò le sue carte  puntando su giovinezza e bellezza, ma con sgomento scoprì di aver puntato su un cavallo perdente, e non bastò coprire gli specchi di casa con un velo nero per allontanare la sconfitta. Virginia non si rassegnò mai davanti il trascorrere del tempo, le sue rughe diventarono profonde, e il suo corpo cambiò per questo la bella contessa vivrà il resto dei suoi giorni disperandosi. La morte la coglierà all'improvviso il 28 novembre del 1899, in una camera del ristorante Voisin di Parigi, dove, tormentata dalla mania di persecuzione, si era ritirata negli ultimi tempi. Ella dispose che la propria salma venisse vestita con una certa camicia, in ricordo dell’amore imperiale, e che i suoi due cagnolini, imbalsamati, venissero sepolti con lei, purtroppo le sue disposizioni non furono mai eseguite, poiché il testamento venne alla luce dopo la sua sepoltura. La contessa di Castiglione è sepolta al cimitero del Père Lachaise a Parigi.

Il momento storico
Siamo in pieno Risorgimento italiano, e precisamente nel periodo che va dalla prima alla seconda guerra d’indipendenza. Sconfitto dagli Austriaci nel 1849, il Piemonte si sta preparando per la rivincita. L’uomo a cui viene affidato questo arduo compito è Cavour, il primo Ministro di Vittorio Emanuele II. Egli comprende che per riuscire nell’impresa il Piemonte deve procurarsi un alleato potente, e Cavour punta sulla Francia e mette in atto ogni mezzo per farsela amica. Pensa così di sfruttare la bellezza e l’ambizione della contessa di Castiglione per penetrare nell’intimità di Napoleone III.

La sua dote era l'intrigo
Per le abili doti amatoriali e la propensione all'intrigo, Virginia fu un abile spia. La Contessa di Castiglione fu un'informatrice di Stato anche durante la Seconda guerra d’Indipendenza. Nell'alcova di Virginia passarono le più importanti teste coronate d'Europa, tanto che alla sua morte i servizi segreti sabaudi bruciarono tutti i documenti che la riguardavano.

Il rapporto di Virginia con le donne
Virginia con le donne ebbe sempre un rapporto competitivo, infatti diceva: “Le eguaglio per nascita, le supero per bellezza, le giudico per ingegno.”

La contessa e gli uomini
Virginia Oldoini, con gli uomini dimostrò di essere molto disinvolta già nel periodo adolescenziale, infatti il primo rapporto sessuale lo ebbe all'età di sedici anni. Virginia fu una grafomane posseduta dalla velleità di passare alla storia. Per la sua passione per la scrittura ci ha lasciato il “Journal Intime”, il suo diario su cui annotava tutto soffermandosi minuziosamente sugli incontri amorosi, utilizzando addirittura, un personale rozzo linguaggio cifrato per camuffare i dettagli più intimi. Con “Bx” indicava baci e carezze proibiti, “E” stava per embrassements, “F” alludeva al rapporto sessuale, “B” erano i baci di passione. Adottava anche un alfabeto in codice per catalogare i suoi amanti: “FF” stava per fifty–fifty ossia 50% amore e 50% affari; “PR” significava pour revanche, per vendetta. Della donna più bella dell'epoca si racconta che abbia avuto 43 amanti tra i personaggi più influenti del tempo, riuscendo a gestirne anche mezza dozzina contemporaneamente senza che nessuno sapesse degli altri, infatti l'aspetto che ha sempre intrigato gli storici è come la contessa riuscisse a combinare un’indole passionale con un atteggiamento di lucida freddezza. Difficile dire se amò mai veramente qualcuno.

Un matrimonio infelice
Non ancora diciassettenne sposò il conte Francesco Verasis di Castiglione Tinella e di Costigliole d’Asti, cugino di Camillo Benso di Cavour. Egli sapeva che lei non lo amava, ma era determinato a sposare la donna più bella d’Europa. La giovane sposa, infatti confessa nel suo diario di aver pianto tanto quel giorno e che le sue lacrime non caddero per la più comprensibile delle emozioni. Francesco era profondamente innamorato di Virginia e continuò ad amarla nonostante i ripetuti tradimenti di lei tanto che, prima di separarsi, si sarebbe rovinato per soddisfare i suoi capricci. In seguito Virginia incolperà la madre del suo matrimonio infelice, rimproverandola di non averla accompagnata allora in Francia, perchè “Se così fosse stato – scriveva la modesta contessa – oggi la Francia avrebbe per imperatrice un’italiana e non una spagnola”, perchè come è noto nel 1853 Napoleone III sposò la spagnola Eugenia de Montijo.

Una donna alla moda
Amante di abiti succinti e biancheria intima Virginia era consapevole della sua bellezza, ella da donna piena di vanità adorava essere ammirata e adorava far risaltare il suo fascino con abiti audaci, strani, a volte spettacolari, che non indossava mai più di una volta. I suoi colori preferiti erano il viola, il lilla e l'indaco. La Contessa di Castiglione rivoluzionò  la moda intima femminile facendo notare quale effetto avesse sugli uomini la raffinata fantasia delle sottovesti. Per questo adottò leggeri indumenti intimi di raso o seta neri al posto delle pesanti imbottiture e dei mutandoni legati alle caviglie.
Introdusse anche il vezzo delle lenzuola di seta colorate, che lei amava nere, verdi o violette.
Rinnovò anche la moda delle giarrettiere, già scomparse da tempo: l’uso di ridotte culottes al posto delle lunghe braghe, imponeva anche la scelta di calze di seta da fermare con vezzosi nastri che via via si arricchirono di pizzi, piume, pietre preziose e scritte allusive.

Delle sua morte si vocifera:
Si dice anche che la Contessa di Castigione, morì nella sua casa di Rue Cambon 14, dove era stata costretta a trasferirsi dopo essere stata sfrattata, nel 1893, dal prestigioso appartamento di Place Vendôme, essendo stato acquistato l'intero stabile dal gioielliere Boucheron.


“Ogni donna ha il dovere di essere bella, non per sé, ma per gli altri. Per sé invece, deve essere ambiziosa, astuta e agguerrita”.

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