Cos'è il Digitale Terrestre?

di Maria Sabina Perfetto •


Tutta la televisione italiana sarà trasmessa entro il 2012 in digitale terrestre. Il sistema televisivo che ci ha accompagnati per cinquant’anni viene detto “analogico”. La TV digitale terrestre, in sigla T-DVB (terrestrial Digital Video Broadcasting),  utilizza segnali digitali come quelli dei computer, di Internet e della telefonia mobile. La transizione dalla TV analogica a quella digitale, dovrà essere completata come previsto da una legge del Parlamento italiano entro il 2012.
Il calendario di transizione al digitale è articolato in otto diversi archi semestrali, per garantire una continuità radioelettrica tra le diverse aree (onde evitare problemi interferenziali con le regioni limitrofe o con le altre nazioni). Considerando, tra le altre cose, anche il numero di emittenti locali presenti, la conformazione orografica del territorio e una ripartizione equilibrata tra Nord, Centro e Sud del Paese. Nei primi mesi di quest'anno sono passati al digitale terrestre (relativamente a Rete 4 e Rai 2), il Trentino, il Piemonte Occidentale e il Lazio. Già nel secondo semestre del 2009, si vedrà la tv digitale terrestre integrale nel Lazio, in Campania, in Trentino Alto Adige, in Val d'Aosta e Piemonte Occidentale. Nel primo semestre del 2010 toccherà al Piemonte Orientale e Lombardia ( inclusa la provincia di Piacenza), nel secondo semestre 2010 all'Emilia Romagna, al Veneto ( incluse le province di Mantova e Pordenone), al Friuli Venezia Giulia e alla Liguria. Nel corso del 2011 Marche, Abruzzo e Molise (inclusa la provincia di Foggia), Basilicata, Puglia (incluse le province di Cosenza e Crotone).  Primo semestre 2012 Toscana e Umbria (incluse le province di La Spezia e Viterbo), e infine, secondo semestre  2012 Sicilia e Calabria. Per gli utenti i principali benefici derivanti dall’introduzione della DTT sono:
- un maggior numero di programmi disponibili (almeno il quintuplo di quelli attuali);
- una migliore qualità immagine/audio: la trasmissione digitale rispetto a quella analogica è particolarmente robusta ai disturbi quali echi, interferenze, ecc.;
- possibilità di partecipazione attiva e immediata ai programmi televisivi (espressione di preferenze, selezione di prodotti, ecc.) con semplici azioni sul telecomando, invece che con l’effettuazione di telefonate o l’invio di SMS;
- la possibilità di usare il mezzo televisivo per l’utilizzo di servizi di informazione e di pubblica utilità ora accessibili solo con mezzi più complessi (ad esempio, reti aziendali oppure PC domestico collegato a Internet);
- un minore inquinamento elettromagnetico: la DTT richiede potenze di trasmissione inferiori rispetto a quella analogica.
Come accade per la televisione analogica, oltre al canone TV non è necessario pagare alcun abbonamento. La TV digitale terrestre, in quanto sostitutiva dell'attuale TV analogica, sarà trasmessa per lo più "in chiaro" e quindi si potrà vedere gratuitamente.
Il numero di programmi TV che sarà possibile trasmettere con la DTT, è moltiplicabile anche fino a dieci. Infatti, su una singola frequenza televisiva, mentre in analogico si può trasportare un solo programma, in digitale ne possono essere trasportati da 5 a 7 e in prospettiva, con tecniche di compressione sempre più evolute, fino a 10 (a seconda del tipo di programmi e della qualità prefissata dall’emittente televisiva). Vengono così ampiamente superati i limiti dell’attuale sistema che non consentiva l’introduzione di ulteriori programmi TV. Non è necessario cambiare il proprio televisore. Basta una semplice apparecchiatura di adattamento, detta decoder o set top box o semplicemente box (i prezzi oscillano da 30 euro a 150 euro).  Per una piena fruizione delle possibilità offerte dalla TV digitale, il box deve essere interattivo. Da alcuni mesi sono presenti sul mercato televisori con sintonizzatore digitale integrato. Una legge dello Stato ha imposto la vendita in Italia, dallo scorso aprile, esclusivamente di televisori con sintonizzatore digitale integrato. Per poter utilizzare il digitale terrestre non bisogna installare alcuna parabola. Questa serve solo per la TV via satellite. Per la DTT bastano le antenne tradizionali con cui abbiamo sempre ricevuto le TV nazionali e le TV locali, che non vanno cambiate, in quanto, gli impianti di radioricezione per la televisione digitale terrestre sono identici a quelli usati per la ricezione analogica. Le attuali antenne (nelle bande III, IV e V), e la rete di distribuzione dalle antenne all’interno degli edifici con gli opportuni dispositivi intermedi (derivatori, partitori, amplificatori, miscelatori/demiscelatori, attenuatori, filtri, ecc.), sono adatte anche alla ricezione digitale. In qualche caso, tuttavia, potrebbe essere richiesto il montaggio di un’antenna supplementare, ad esempio quando non si dispone già di un’antenna nella banda su cui è irradiato il segnale digitale. Le nuove reti digitali si avvalgano degli stessi siti di trasmissione della TV analogica.
Il digitale terrestre prevede l’utilizzo di servizi di utilità che saranno visibili contemporaneamente ai programmi televisivi (mediante suddivisione dello schermo in zone), e saranno molto più funzionali e attraenti del semplice televideo. Inoltre, sarà possibile accedere ad una serie di servizi, in grado di fornire informazioni di carattere individuale e privato, o effettuare transazioni commerciali, tramite accesso a centri di servizio, gestiti dalle emittenti televisive o da terzi fornitori di servizio. Tipici fornitori di servizio, saranno le pubbliche amministrazioni centrali o locali, che renderanno disponibili sulla televisione digitale terrestre, servizi attualmente accessibili solo da Internet o dal cellulare. A tal fine, è necessario però che il Set Top Box sia interattivo, cioè dotato di un canale di ritorno o canale di interazione che utilizzi una rete di telecomunicazioni. Il canale di interazione è un collegamento stabile del Set Top Box verso una rete di telecomunicazioni. Il collegamento avviene tramite modem sulla linea telefonica di casa. Il canale interattivo viene attivato in automatico, dal Set Top Box, ogni volta che l'utente richiede attraverso il telecomando un servizio che coinvolga un'interazione. In tal caso, durante l'utilizzo di un servizio interattivo, non sarà possibile ricevere o effettuare telefonate. Il costo dei servizi interattivi dipenderà dalle scelte del fornitore di servizi. Un fornitore di servizi di pubblica utilità potrà offrirli gratuitamente o ad un prezzo molto contenuto. Un fornitore di contenuti particolarmente appetibili sul piano commerciale, potrà effettuare le politiche di prezzi che riterrà più opportune. Nel caso in cui il servizio preveda l’utilizzo del canale di ritorno, salva la possibilità che alcuni servizi possano avvalersi di un numero verde (a carico del fornitore del servizio), il costo del collegamento dipenderà dal fornitore di rete di telecomunicazioni. Lo stesso decoder consente di vedere tutti i canali digitali terrestri disponibili nella propria zona. Ovviamente bisogna trovarsi in una zona coperta dal segnale. Per usufruire di un servizio a pagamento, il decoder, deve essere abilitato a riconoscere il metodo di codifica utilizzato dal fornitore del servizio a pagamento. La ricezione della televisione digitale terrestre è stata molto criticata in questi anni di passaggio al digitale. Anzi, la critica si è estesa alla tecnologia digitale in generale, quella che per molti “si vede o non si vede per niente”, facendo provare nostalgia alla “vecchia” televisione analogica, spesso confondendo “i programmi” (che però nulla hanno a che fare con la tecnica di trasmissione), con la qualità delle immagini e del suono (solo Rai trasmette in stereofonia in analogico). A quasi dieci anni dal Duemila, molti si chiedono ancora se fosse il caso di cambiare modalità di trasmissione “imponendola per legge”. Si tratta solo di classica resistenza al cambiamento,  paura del nuovo?  
Ma il digitale terrestre darà problemi alla ricezione del segnale? La Rai,  ha ribadito e ampliato le raccomandazioni agli abbonati interessati dal passaggio alla nuova tecnologia di trasmissione radioTv, ricordando come "in caso di problemi di ricezione dei canali Rai1, Rai2 e Rai3 è necessario risintonizzare il decoder,  e  qualora non fosse sufficiente si consiglia di far verificare da un antennista l'impianto di ricezione d'antenna e il suo corretto puntamento". Munirsi di decoder certificato (con il bollino blu della DGTVi), e far controllare da un antennista lo stato e la ricezione della propria antenna personale o condominiale, potrebbe però non bastare e così la Rai, ha deciso di attivare da questo mese la piattaforma satellitare Tivusat, per ovviare ai possibili problemi di ricezione del segnale del DT. La possibilità di fruire dell'offerta televisiva digitale in chiaro tramite satellite, è frutto dell'accordo a tre raggiunto Rai, Mediaset e Telecom Italia Media, per ovviare al rischio oscuramento. Su questo fronte l'azienda di Stato ha giocato all'attacco ribadendo, che "non esiste un problema di diminuzione di copertura nel passaggio dall'analogico al digitale, ma aree che non sono coperte dal segnale analogico. Per queste, sarà necessario rivolgersi alla copertura satellitare". Quindi, a rischio ricezione vi sono gli utenti che hanno già problemi con il segnale analogico. Con l'ulteriore aggravante, per questi ultimi, di dover comprare un nuovo decoder e relativa card (per cui non è previsto il contributo statale), o una scheda "cam" nel caso di televisori con decoder integrato per poter ricevere le trasmissioni di Tivusat. Le aree interessate dal problema sono sulla carta poche e stando alla Rai non vi sarà neppure il rischio di una limitata disponibilità di decoder. Fra limiti di copertura del segnale e di decoder, il rischio ricezione però rimane. Considerando la poca chiarezza sulla detrazione del decoder, il digitale terrestre peserà sull’economia degli utenti?

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