Disturbi alimentari curati in 3D

di Aidy Stella Peluso •

 

Oggi la realtà virtuale viene utilizzata dalla medicina per curare i disturbi alimentari. Mangiare ciambelle in 3 D,  assaporare panna di pixel e gustare pizza e salumi virtuali, questo è lo studio fatto dell'Istituto auxologico italiano, dell'Università Cattolica di Milano e delle università di Maastricht e Mosca.  La tecnica serve a curare i disturbi dell'alimentazione, perchè con le cure tradizionali una delle difficoltà riscontrate in pazienti affetti da problemi alimentari è l'ostinazione a non voler essere curati e per questo motivo tendono a mentire sui loro comportamenti; se però si riesce a dimostrare che il loro problema non è una fisima, ma, piuttosto, una risposta incontrollata e neuropsicologica di forte ansia innescata da precise stimolazioni esterne, le catene della diffidenza si allentano e le possibilità di arrivare ad una soluzione aumentano. Queste le considerazioni teoriche della sperimentazione condotta su 71 ragazze affette da Bed Binge eating disorder o "disturbo da abbuffata compulsiva". Oggi in Italia sono tre milioni gli individui colpiti da questo disagio, disagio che fino a poco tempo fa sembrava prettamente femminile, ma ultimamente invece, colpisce anche gli uomini, infatti i soggetti maschili affetti da disturbi alimentari sfiorano il 30 per cento del totale.

La medicina del futuro
Per la loro ricerca gli studiosi hanno sottoposto gruppi di persone sane e le 71 ragazze malate all'esposizione di piatti ad alto contenuto calorico, proprio per la possibilità di suscitare emozioni più marcate: tre portate dolci (ciambelle alla panna, Nutella e torta alla crema) e tre salate (pizza, formaggi ed affettati). Le vivande sono state sottoposte in tre diverse rappresentazioni: reale, 3D e semplici immagini. Sono state, poi, confrontate le risposte emotive, misurate con questionari e biosensori.
I risultati? Da un lato, lo studio ha verificato che, in presenza di cibo, i soggetti con disturbi alimentari hanno risposte emotive diverse dai soggetti sani. Dall'altro, ha dimostrato che le reazioni sono differenti a seconda dell'esposizione degli esaminati alle tre rappresentazioni degli alimenti. I risultati mostrano che solo nei pazienti affetti dal disturbo vedere cibi reali e virtuali produce le stesse risposte, mentre non si ha lo stesso effetto osservando solo foto. Negli esaminati sani, invece, questa differenza non c'è: hanno solo stimolazioni reali. Questi dati provano come, nei problemi di alimentazione, non siano solo le componenti psicologiche a giocare un ruolo importante, ma intervengano anche questioni neuro-biologiche, a difesa di quelli che sono sempre stati definiti "capricci comportamentali". Questo spinge il paziente a considerare il proprio disturbo fisiologico "tangibile" ed eliminabile.
A dimostrare che la tecnologia potrebbe essere la medicina del futuro è anche un altro studio recente condotto dalle ricercatrici statunitensi Shawna Jordan e Laurie Hildebrand. Lo studio ha dimostato che la piattaforma Wii Fit aiuterebbe chi ha subito traumi al cervello. L'indagine è stata effettuata su alcuni militari che avevano riportato alcuni danni cerebrali, per cinque giorni i soggetti utilizzato la consolle come supporto per il recupero per trenta minuti al giorno.
A migliorare non è stato solo il senso di equilibrio dei
soldati, ma anche il loro umore.

Per l'anoressia
Per il momento, la tecnica della realtà virtuale contro l'anoressia è ancora in via sperimentale e viene utilizzata solo presso l'Auxologico», spiegano al centro. Aspettiamo, allora, il raggiungimento del tetto di un anno dall'inizio della nuova azione terapeutica, tempo necessario per poter annotare i primi risultati pratici finali.

Attenzione all'evoluzione dell'anoressia, c'è chi beve per non mangiare
Nuove sfaccettature dell'anoressia: segnale dei tempi che cambiamo. L'hanno definita “drunkoressia”, anoressia e bulimia funzionali all'abuso di alcol. Ragazze con una nuova “tremenda mania”, quella di bere molto per diminuire il senso della fame, per diminuire le calorie assunte facilitando il vomito. Tra le tante storie c'è quella di Laura Smith 37 anni, che è diventata anoressica a 24 dopo essere stata bulimica a partire dai 16 anni.
Da bulimica Laura spendeva circa 60 euro al giorno per il cibo che poi vomitava, fino a quando è diventata “drunkoressica” imparando a bruciare in alcol gli stessi solidi ingeriti. Oggi è guarita e dice: “finalmente mi vedo bella, quei soldi oggi li spendo per gli abiti”.

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