
di Daniela Romano •
“Siamo donne… oltre alla gambe c’è di più…”. Non solo la frase di una celebre canzone italiana, ma anche il senso di numerose battaglie portate avanti da grandi signore italiane. Così come in passato ancora oggi, in una società post moderna il dibattito relativo alla partecipazione politica delle donne, resta un tema molto attuale. Durante gli anni sono state tante le iniziative dei governi locali e nazionali tese a promuovere l’inserimento del gentil sesso nei settori imprenditoriali ma soprattutto istituzionali. D’altra parte di certo le donne non sono state mai guardare. In Italia, tra gli anni 50 e 70, ci sono state importanti conquiste legislative. Uno dei passi più importanti avvenuti nel nostro Paese è stato sicuramente l’affermazione di una donna al Ministero. Il 29 luglio del 1976 il Governo Giulio Andreotti scriverà una pagina della storia italiana: nomina Tina Anselmi Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale. Sarà la prima donna Ministro della storia dell’Italia Repubblicana. Donna ambiziosa era già stata rappresentante del mondo politico, partecipando nelle prime file della resistenza,e attivandosi per il suffragio universale. Dal 1945 al 1948, è prima dirigente del Sindacato Tessili. È stata la prima donna ad affrontare temi legati alla famiglia e alla donna: sarà lei infatti ad istituire la Commissione Nazionale alle Pari Opportunità. Deputato dal 1968 al 1987, ha fatto parte delle Commissioni Lavoro e Previdenza Sociale, Igiene e Sanità, Affari sociali. Dopo essere divenuta Ministro alla Previdenza Sociale viene rieletta anche nel IV e V governo Andreotti, come Ministro della Sanità. Sosterà in queste vesti la Legge 883, che in principi universali concepiva la Sanità come un sistema complesso, capace di garantire a tutti “prevenzione, cura e riabilitazione”. In effetti, la 833 istituirà il Servizio Sanitario Nazionale. È chiaro quanto il contributo politico e non solo, di questa donna abbia inciso notevolmente sull’assetto sociale dell’Italia. Non solo per l’abrogazione di leggi, ma anche per aver valorizzato il ruolo della donna nella società moderna, sottolineandone competenze e capacità. L’Anselmi ancora oggi rappresenta la donna che ha aperto le porte della politica a tutte le donne che avrebbero varcato l’uscio di Montecitorio.

Dopo di lei, da astuta imprenditrice, definita dai giornalisti come una delle donne più poliedriche, infatti Susanna Agnelli è stata la donna che ha contribuito all’ascesa economica dell’azienda familiare della Fiat, raggiungendo obiettivi importanti anche nel mondo politico. E’ stata sottosegretario agli Esteri dal 1983 al 1991 sotto varie presidenze del Consiglio. Tra il 1995 e il 1996, ha ricoperto il ruolo di Ministro degli Esteri, divenendo quindi la prima ed unica donna nella storia italiana ad accedere al dicastero che ha sede alla Farnesina. Fino ad allora alle donne erano state concesse soltanto la gestione istituzionali di settori come sanità e istruzione. L’Agnelli, inizia una battaglia contro la diplomazia degli Stati Uniti d'America per impedire la riforma del Consiglio di Sicurezza, che avrebbe portato di fatto all'esclusione dell'Italia dal congresso dei grandi del mondo. Ma altre donne stavano affacciandosi all’orizzonte politico, divenendo ben preso leader e rappresentanti più in voga del momento. Stiamo parlando della “Rosetta” nazionale, Rosa Russo Iervolino, l’attuale sindaco di Napoli che fu nel Governo Prodi del 1996, il Primo Ministro degli Interni donna. Ancora oggi il ministero non è stato più affidato ad una donna, e lei, donna ironica che attira l’attenzione dei media, resta sempre e comunque sotto i riflettori.

Poco attenta alla forma, si è presentata sulla scena politica con il cognome del marito, Rosa Iervolino Russo, ha raggiunto negli anni mete ambiziose. Presidente della commissione parlamentare di vigilanza RAI dal 1985 al 1987, fu ministro per gli Affari Sociali durante il governo Goria, per poi essere confermata in questa carica anche nei successivi governi guidati da Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti. In questi anni, si fece promotrice con Bettino Craxi del "Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope", (art. che di fatto stabiliva la punibilità dei consumatori di stupefacenti). La legge, cosiddetta Craxi-Iervolino-Vassalli, dai nomi dei primi firmatari, si attirò le critiche degli anti-proibizionisti e venne però parzialmente abrogata con un referendum il 18 aprile del 1993. Ma lei, testarda come pochi non si fermò, e così nominata successivamente Ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo di Giuliano Amato, dispose il ritiro di un fumetto Anti-Aids di "Lupo Alberto" che informava gli studenti delle scuole superiori sulla modalità di uso del preservativo, suscitando polemiche. Da sempre attenta ai giovani e alle loro problematiche, la “Rosetta” è ancora oggi un punto di riferimento, seppure molto criticato della politica campana. Ma negli ultimi anni, altre donne sono divenute Ministro, e di sicuro il Governo attuale si distingue proprio per la presenza del sesso femminile. L’attuale governo Berlusconi, vede emergere molte giovani donne e quattro dei dicasteri sono stati affidati proprio a loro. Maria Stella Gelmini, (Ministro dell’Istruzione), Stefania Prestigiacomo, (Ministro dell’Ambiente), Mara Carfagna, (Ministro Pari opportunità) e Giorgia Meloni, (Ministero delle Politiche Sociali).Tra loro sembra che la Gelmini e la Prestigiacomo, abbiano già concretizzato molto. La prima come Ministro dell’Istruzione, ha lavorato per il Decreto Legge n°137 dal titolo“Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“. La Prestigiacomo, attuale Ministro dell’Ambiente, si è battuta nel 2005 a favore dei referendum sulla procreazione assistita e dell'introduzione delle cosiddette "quote rosa" nella legge elettorale del 2005 per garantire la rappresentanza femminile in Parlamento. A donne dunque sono affidati oggi incarichi rilevanti, ma c’è ancora da lavorare. E’ evidente, come seppure a volte in sordina, ci sono state donne che hanno saputo fare rumore, agitando le acque senza mai affogare. In primis, hanno riscattato il ruolo della donna nell’immaginario collettivo, donna non più immagine ma sempre più intelletto. Se tenacia e determinazione mescolate ad un forte senso del dovere sono gli ingredienti per arrivare in lato, la speranza è che il gentil sesso, che è già ai piani alti, sia sempre capace di usare gli stessi ingredienti per scopi collettivi e non solo individuali.