di Daniela Romano ·
L’Italia colpita al cuore. Una data che resterà nella memoria di tutti così come per la strage di Nassirya. Il 17 settembre 2009 sei para' della Folgore perdono la vita in un attentato kamikaze nel centro di Kabul. Una mattinata come tante altre per i sei soldati italiani che a bordo di due blindati Lince, scortavano un veicolo verso il comando Isaf. Erano all’incirca le ore 12.10, le 9.40 in Italia, e nei pressi della rotonda Massud, dove il traffico e' rallentato a pochi chilometri di distanza dalla vicina ambasciata Usa e dall'aeroporto, una Toyota bianca imbottita di esplosivo si scaraventa contro i mezzi pesanti italiani. È una stage: 6 morti italiani, 10 afghani, 4 feriti italiani e 55afghani. Si tratta del tenente Antonio Fortunato, del sergente maggiore Roberto Valente e dei primi caporal maggiore Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistonami e Massimiliano Randino, tutti appartenenti al 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore. La memoria torna al 12 novembre 2003. La notizia fa subito il giro del mondo. Un portavoce dei talebani ha rivendicato l'attentato: "E' stata un'autobomba", ha dichiarato al telefono, "10 soldati italiani sono stati uccisi e quattro loro mezzi sono stati distrutti". L'attacco e' avvenuto poche ore dopo una conferenza stampa in cui il presidente afghano Hamid Karzai aveva difeso la regolarita' delle elezioni, all'indomani della denuncia di brogli diffusi da parte degli osservatori Ue." Nel frattempo in Italia si riapre la discussione sui favorevoli e contrari al proseguimento della missione di pace in Afghanistan. Si apre il dibattito politico. Umberto Bossi a provoca con lacune frasi «La missione in Afghanistan è esaurita» afferma perentorio il Ministro per le Riforme a Monfalcone (Gorizia). «È esaurita - aggiunge Bossi - anche se c'è qualcuno che dice che, così, è come darla vinta al terrorismo. Forse in parte è vero, ma è difficilissimo riuscire a portare a casa di altri la democrazia». «Se gli inglesi, che sono da secoli colonialisti, affermano che serviranno venti anni per portare la democrazia in Afghanistan, c'è da credergli. Spero che a Natale possano venire tutti a casa». La presenza dei nostri fratelli appare comunque necessaria afferma il Premier Berlusconi “Ma siamo tutti convinti - aggiunge - che si debbano portare a casa i nostri ragazzi al più presto. Si tratta però di un problema internazionale, non è un problema che un paese presente può assumere da solo perché con questo tradirebbe l'accordo e la fiducia degli altri paesi presenti”. Il popolo italiano nel frattempo piange i suoi compatrioti. Tutti ragazzi tra i 26 e i 35 anni, con famiglie e con un futuro ancora da vivere. Se da un lato resta l’onore di morire per la pace, dall’altro resta l’interrogativo su quanto sia giusto o meno perdere la vita per aiutare un mondo, una cultura, che non riesce a cambiare. La missione principale per tutti i soldati lì in Afganistan non è soltanto quella di portare pace ma di attivare un processo di socializzazione e democratizzazione al quale questo paese non sembra essere né pronto né cosciente. Cosa serve tutto questo? Beh … tutto questo è importante perché è la chiara risposta che forse in fondo alla superficialità del nostro mondo esistono ancora ideali forti, valori, sentimenti per i quali vale sempre e comunque la pena vivere e anche morire. Quest’atto di vigliaccheria, di chi non sa cosa sia la democrazia, ha spezzato vite umane ma ha valorizzato i principi del vero soldato: l’onore, la dignità e la libertà dell’essere umano. Questo non servirà a compensare il vuoto di tante famiglie ma concederà al mondo intero una nuova ed ennesima opportunità: continuare sempre e comunque a credere nei veri valori di vita. Noi di Femmemag con questo vogliamo essere vicini a chi in poche ore ha perso gli affetti più cari.
17 Settembre 2009