
di Daniela Romano •
“ I sogni son desideri…” se per molti la frase del celebre cartone della Disney resta solo una frase, per altri è qualcosa a cui credere davvero. Da alcune settimane gli italiani sembrano condividere un unico grande sogno: vincere il jackpot del SuperEnalotto che schizza alla cifra record assoluta di 105 milioni e 300mila euro. In momenti di vera crisi economica la vincita rappresenta ancora un’importante ancora di salvezza per garantirsi un futuro. E così nelle giornate calde d’estate italiana, tra chi parte e chi resta in città, c’ è in ogni luogo e ad ogni ora chi si affida alla Dea della Fortuna. Ormai da molte settimane non si realizza la vincita del 6, mentre a Roma, lo scorso giovedì è stato vinto il 5+1. Secondo le statistiche è proprio la città di Roma che dal 1997 a oggi ad aver realizzato più vincite di prima categoria per il SuperEnalotto. Nella capitale, infatti, sono stati centrati undici “6”. A seguire Napoli, con 10 vincite, poi Bologna in terza posizione con cinque “6”. Tra le grandi città, Bari e Milano hanno totalizzato 4 vincite a testa. Tre invece i “6” centrati a Torino. Ora il jackpot è salito a 102,5 milioni, a nove mesi esatti dal “6” di Catania: il 23 ottobre 2008 veniva infatti centrata nella città siciliana la sestina da 100,7 milioni di euro, la vincita più alta di sempre nella storia dei giochi in Italia. L’alta somma sembra aver fatto salire quella che è stata definita “ la febbre da gioco”, che da Nord a Sud Italia ha colpito davvero tutti: uomini, donne, anziani e soprattutto molti giovani che investono e si organizzano per tentare la fortuna. E mentre il Jackpot continua a salire, lo Stato comincia a riflettere sugli interventi da effettuare per salvaguardare gli italiani da questa inconsueta “febbre”. Si attende infatti ancora qualche giorno, e poi alla fine del mese, il prossimo 30 luglio, in ogni caso, il Tribunale di Roma deciderà sul ricorso d’urgenza del Codacons relativo al montepremi record; e dovrà pronunciarsi sul presunto pericolo della “febbre da gioco”, legata al jackpot eccessivo, e su eventuali misure da adottare a tutela dei giocatori. L’associazione dei consumatori ha depositato infatti lo scorso 20 luglio un ricorso chiedendo al tribunale di disporre il congelamento del montepremi, l’obbligo di realizzare una adeguata campagna informativa sui rischi del gioco lecito e sulla dipendenza da gioco e la spartizione del jackpot o di parte di esso in favore di chi realizzerà la combinazione del 5. «Qualora la nostra domanda dovesse essere accolta, si aprirebbero diversi scenari, compreso il possibile annullamento delle vincite assegnate nelle ultime estrazioni. Intanto i cittadini - spiega il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi - attraverso il blog www.carlorienzi.it, possono chiedere che venga stabilito un tetto al montepremi del Superenalotto ed esprimere la propria opinione sul jackpot milionario». Il Codacons ricorda che in Italia circa il 20% della popolazione presenta un rapporto problematico con il gioco che rischia di trasformarsi in dipendenza, mentre una percentuale compresa tra l’1 e il 3% è coinvolta nella sua deriva patologica, cioè in una vera e propria dipendenza. Resta aperta anche la questione delle vincite che non vengono ritirate dagli italiani pazzi per il gioco. Tra le tante, quella dell’ultima lotteria italiana. Sei mesi dopo l'estrazione della Lotteria Italia, nessuno si è presentato a riscuotere il primo premio. Cinque milioni di euro vinti dal biglietto E 502242 venduto in un bar di Balduina a Roma torneranno nelle casse dello Stato. E non saranno gli unici. Altri due milioni assegnati il giorno dell'Epifania non sono stati riscossi, a cominciare da 1.200.000 euro andati a un biglietto venduto a Civitella Galliano, in provincia di Viterbo. È infatti scaduto il termine ultimo per ritirare i premi: non c'è più spazio per ricorrere contro la decisione delle Lotterie nazionali. Un comportamento che lascia pensare come l’esser baciati dalla fortuna, arricchisce, spaventa, e soprattutto come spesso diventi solo il segno di un appartenenza sociale. Chi ha giocato per cercare fortuna, mai può dimenticare di ritirare il premio o controllare la vittoria. Laddovè questo succede di certo non è stato il bisogno, la necessità o il desiderio di cambiar vita, a motivare la scelta di tentare la fortuna, ma forse altro. E sono in molti i premi italiani rimasti per così dire “orfani”.La storia recente della Lotteria Italia è costellata di premi rimasti "orfani", ma è la prima volta che non viene riscosso il premio più ambito. Nell'edizione precedente, quella del 2007-2008, gli smemorati della fortuna non furono pochi: 21 per la precisione per un importo complessivo di 780 mila euro compresi i 200 mila euro assegnati a un biglietto venduto in provincia di Frosinone. Anche allora il Lazio si distinse come regione ad alta densità di giocatori distratti. Se da un lato è la disperazione, il bisogno economico a indirizzare verso il Lotto, in molti casi è la voglia di condividere, di far parte di “quelli che”. In ogni caso con un Jackpot così elevato, il rischio di essere travolti dalla sindrome del gioco è senza dubbio da tenere sotto controllo. Va bene dunque chiedere aiuto alla Dea della Fortuna ma bisogna star attenti a non diventare suoi schiavi.
25 Luglio 2009