Follia e creatività

di Maria Sabina Perfetto

Sono stata sempre fortemente attratta dal concetto di  follia perché credo che dietro questa flebile parola, così breve ed essenziale, si nasconda un abisso di mille altre parole che aprono scenari su orizzonti vastissimi e difficilmente spiegabili. Nietzche sosteneva che la follia è “l’espressione delirante  del reale poiché in assoluta mancanza di sintonia con la visione comune”  e, secondo il mio parere, questo è uno dei concetti più chiari per definire questo stato.
Ma ciò che più mi incuriosisce è la relazione tra follia e creatività. Mi chiedo: la creatività è una condizione che segue o che precede la follia?
Otto Rank, allievo prediletto di Sigmund Freud, riteneva che la creazione artistica traesse spunto dai conflitti irrisolti dell’inconscio, che trovavano poi soluzione formale, in forma spiritualizzata, nella forma artistica. Le personalità che noi definiamo geni,  caratterizzate da originalità, estro, eccentricità riguardo alla tradizione e maestria nel produrre, sembrano infatti affette da sofferenze e conflitti psichici. Senza andare troppo lontano nel tempo, troviamo opere di grandi artisti che, dagli abissi della loro mente,  hanno tirato fuori grandi lavori letterari, musicali, pittorici, e che notoriamente erano affetti da disturbi psichici, come il poeta Dino Campana, lo scrittore Cesare Pavese, il narratore americano Ernest Hemingway, il filosofo Walter Benjamin, il compositore Robert Schumann, i pittori Vincent Van Gogh, Jackson Pollock, Francis Bacon, Ligabue. Quindi la follia nell’arte cos’è? Certamente arte e follia vivono una condizione comune: entrambe hanno a che fare con una esperienza emotiva.
Questa materia costituisce un enigma che affascina ed inquieta il pensiero occidentale da millenni.  Nell'antichità era  la proiezione creativa di un ascendente mistico. Secondo la logica del tempo, infatti, la follia derivava dall’influsso di qualche divinità. Il tema subisce variazioni nella storia dell’Occidente, con una sospensione nel Medio Evo, quando la fedeltà alla tradizione salva dalla inciviltà; riaffiorando più forte nel Rinascimento.
Con l’Umanesimo si ha una riconsiderazione del ruolo dell’individuo quale  autore del proprio destino, con una riformulazione anche delle caratteristiche che contribuiscono a definire le sue capacità creative. Non è più l’eccellenza, come dice Aristotele, il motore della creatività, bensì la capacità di essere originali. E’ ritenuto dai pensatori dell’epoca che la melanconia favorisca l’essere originali, in quanto permetterebbe l’accesso agli stati meditativi. Durante il Romanticismo il tema subisce nuova trasformazione ed è la sregolatezza della passione, che già aveva tormentato artisti come Michelangelo e Caravaggio, ad alimentare insieme il fuoco della creazione artistica ed il tormento della follia. Genio e follia formano quindi il binomio necessario per il produrre creativo fino alla leggenda dell’artista incompreso, tenuto per folle perché troppo eccentrico rispetto alla tradizione. Durante il Positivismo, reazione al Romanticismo, la relazione fra genio e follia verrà indagata nella direzione opposta, nel tentativo cioè di comprendere cosa accomuni fra loro la creatività geniale, la devianza e la follia. La follia assume un significato diverso durante la cultura romantica, che la rappresenta come un eccesso e un'esaltazione che rivela la natura più profonda dell'individuo. Nei romantici, lo spazio riservato alla pazzia amorosa è piuttosto limitato e vengono individuati altri due campi in cui la follia trova sfogo: il genio, che permette all'individuo di trascendersi e uscire di sé e le pulsioni profonde dell'anima, sepolte al di sotto della coscienza, in cui la natura umana rivela quanto lo sconvolge profondamente. Una manifestazione del legame tra follia e eccesso romantico è dunque il genio, che vede al di là della ragione e della logica comune: si tratta, in qualche modo, di una forma di misticismo. Negli ultimi due secoli la medicina, le arti, le scienze umane, la giurisprudenza hanno riconosciuto alla follia un duplice valore: da una parte, essa è un mondo profondamente diverso da quello dei “sani”; dall'altra, rivela qualcosa che è in tutti gli uomini.
Tradizionalmente, folle è colui che, per comportamenti e opinioni, si distacca da ciò che la norma definisce accettabile. Ma se ci soffermiano a riflettere sulla follia non possiamo evitare di considerare il concetto di identità, su come ciascun uomo percepisce le situazioni, su che cos'è la realtà. La follia in quanto tale può essere un fenomeno che sconvolge la nostra normale percezione della realtà, evocandoci insieme qualcosa di sinistro e di oscuramente familiare. La follia rivela così il nostro aspetto oscuro; il fantastico e il soprannaturale dicono qual'è la nostra reale natura. Ma la follia può anche essere un desiderio inconscio di sfuggire la realtà. L'alienazione mentale da la possibilità di opporsi alla lacerante molteplicità della vita. La follia non è solo disagio o una malattia dunque: con le sue categorie, porta a interrogarci sulla nostra visione del mondo.

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