
di Daniela Romano •
Pronti per il Count-down. Mancano solo poche ore e l’atteso G8 avrà inizio. I Grandi del Mondo riuniti insieme all’Aquila per discutere sul futuro del nostro pianeta. Tra allestimenti e preparativi, sale la tensione e impazzano le polemiche. L’Aquila è blindatissima. E per gli aquilani i disagi per questa “insolita visita” non sono da poco. Fino al giorno 11, vivranno in una zona, che oltre ad essere devastata dal terremoto, assomiglierà ad un campo di battaglia. La cosiddetta “zona rossa” sarà guardata a vista da uomini e mezzi di ogni tipo, fino agli aerei, anche quelli che sfuggono ai radar. Tutto è sotto controllo. C’è addirittura una cartina che indica i percorsi che possono essere fatti. I pass sono obbligatori per tutti e per muoversi in città ci saranno apposite navette che veicoleranno il flusso di cittadini. Insomma, per gli aquilani oltre al danno anche la beffa. Per giorni saranno prigionieri in casa propria. Gli occhi del mondo intero su una città martoriata dal terremoto, ma sono in molti a chiedersi: perché scegliere l’Aquila per il G8? L’opinione pubblica sembra essersi divisa. La scelta di trasferire il Summit dalla Maddalena all’Aquila, sembra aver agitato la coscienza civile. Se da un lato il cambio di sede può significare un’entrata economica per questa regione, dall’altro sembra quasi una strumentalizzazione di un dramma umano. Giornali, televisioni, e radio di tutto il mondo sono pronti ad aggiornare in tempo reale sulle azioni del summit mondiale. Ma per ora ci si dedica soprattutto a commenti sulla gestione organizzativa. In tutto sembrano essere stati spesi all’incirca 54 milioni di euro. Il tutto è esclusivamente made in Italy; dagli arredi alle vetture elettriche con le quali si muoveranno i Capi di Stato, fino al catering, rigorosamente abruzzese. Con l’obiettivo di offrire agli Otto Grandi un’ospitalità decorosa, ma non lussuosa, in linea con la decisione di realizzare un Vertice il più possibile essenziale, sobrio, e vicino al disagio dei cittadini colpiti dal terremoto. Per dare un segnale di attenzione e impegno e rilanciare anche l’economia locale. Ma resta da chiedersi: era questo il modo giusto per ripristinare l’economia di questa regione? Per questa risposta forse bisogna aspettare gli esiti finali. Intanto,il programma del summit sembra molto ricco, e anche questa volta gli occhi saranno puntati anche sulla povertà di alcuni paesi africani. Venerdi sarà infatti la volta dell’Africa. Si aggiungono al G8 e al G5, Algeria, Egitto, Nigeria, Senegal, Sudafrica, Angola e Libia. Ma la povertà in Africa non è un tema nuovo ai Grandi del Mondo. Ogni anno è all’ordine del giorno eppure nulla sembra cambiare. Ed ecco che in un’ottica pessimista ma pur sempre reale che la concretezza e la vera operatività di ciò che viene discusso sembra lasciar il tempo che trova. Ma se in molti fanno finta di non vedere e non sentire, altri sono pronti a promuovere iniziative. Ancora una volta è il mondo del giornalismo ad agire. In particolare il direttore del quotidiano “La Stampa” ha chiesto a Bob Geldof, l’uomo che organizzò Live Aid, di dirigere la Stampa con lui per un giorno. E proprio lui, uomo attento da sempre alla povertà di questi paesi ha intervistato il premier Silvio Berlusconi. Una collaborazione che ha messo a nudo il Premier che ha ammesso “ è vero non abbiamo rispettato gli impegni”. Intanto la terra continua a tremare. Tra la notte del 5 e del 6 luglio una fiaccolata ricorderà tutte le vittime che quella sera di tre mesi fa hanno perso la vita. E se tre mesi fa la terra portava via gli affetti, ora la notte del 5 luglio i grandi del Mondo saranno riuniti nella caserma della GdF di Cuppito. Certa la presenza dei No G8, che in questi giorni hanno già promosso varie iniziative a Milano, Roma, Vicenza e Napoli, che si concentreranno soprattutto tra il 7 e 8 luglio. “Indignazione contro la crisi, la militarizzazione, la disoccupazione”. Queste le parole d’ordine del No G8. Intanto a Roma, la città dalla rete G8, si predispongono misure di sicurezza per i no global, ma anche per ospitare i Grandi, nel caso in cui le scosse siano di maggiore intensità. Per ora comunque non ci resta che attendere la fine dello spettacolo. Si spera solo che chiuso il sipario ad essere illuminata sia solo la platea, in modo che sia il pubblico, il popolo del mondo, ad essere il vero protagonista.
06 Luglio 2009