di Maria Sabina Perfetto •
Dante, canto terzo dell’Inferno «Ed ecco verso noi venir per nave un vecchio, bianco per antico pelo, gridando: “Guai a voi, anime prave! non ispirate mai veder lo cielo…»
Nella mitologia greca Ade, figlio di Crono e Rea nonchè fratello di Zeus e di Poseidone era il padrone degli inferi.
Inizialmente si riteneva che la sua dimora fosse ad occidente, dove tramonta il sole, ma col tempo fu identificato con il mondo sotterraneo. Con la moglie Persefone regnava sui morti. Le vie d'accesso al suo regno erano due fiumi, lo Stige e l'Acheronte, sui quali navigava Caronte col compito di condurre i morti al cospetto del dio per essere giudicati. La maggior parte dei defunti finiva nella Pianura degli Asfodeli (una specie di Purgatorio); i più fortunati arrivavano invece ai Campi Elisi, mentre i pochi che durante la loro vita terrena avevano osato offendere gli dei avevano come destinazione finale il Tartaro. Il giudizio sulla vita terrena era affidato a tre uomini distintisi in vita per il loro essere molto giusti: Minosse, Radamanto ed Eaco.
Ade non era un dio mostruoso ma semplicemente implacabile ed inflessibile e pronunciare semplicemente il suo nome era già di cattivo augurio. Si sono rivolti a lui Ulisse (che nella Casa di Ade evoca l'anima dell'indovino Tiresia), Orfeo (che convice Ade a resturuirgli l'amata Euridice, invano perchè prima dell'uscita si volta a guardarla, perdendola nuovamente), Ercole (per catturare Cerbero dalle tre teste e conquistare così la sua dodicesima fatica).
Ma dove si trovava la Casa di Ade? Dove era ubicata esattamente la porta degli inferi?
Gli storici e i geografi greci Erodoto, Tucidide e Pausania furono tra i primi a individuare il Santuario Oracolo dei Morti (Nekromanteion) in Epiro e le loro scoperte hanno trovato ampi riscontri tra i moderni studi archeologici. Si trova nella baia di Ammoudià, dove il fiume Acheronte confluisce in mare, e tra le rocce e fessure della collina si trova l'ingresso della grotta di Ade dalla quale accedevano i morti. Oggi il Santuario è parzialmente coperto dal Monastero di San Giovanni Battista ma sono ancora visibili i corridoi e le tre camere dove i pellegrini, nell'attesa di fare le loro domande ai morti, dovevano soggiornare.
Nell'antichità le anime liberate dal corpo erano viste simili a ombre. Esse potevano prevedere il futuro, ma non avevano coscienza, e in molti casi erano vendicative (specie le anime dei giovani o di coloro che avevano subito una morte violenta). Il contatto dei vivi con i morti era considerato pericoloso, pertanto chi doveva consultare l'oracolo doveva purificarsi fisicamente e psichicamente e veniva sottoposto a dei riti precisi, quali bagni, preghiere e diete a base di pane e sostanze allucinogene e propiziarsi i morti con offerte di miele, acqua, vino e sangue di animali sacrificati. Il pellegrini soggiornavano una settimana in ogni stanza, e qui venivano interrogati dai sacerdoti sui problemi da esporre ai defunti, fino ad arrivare nell'ultima, l'antro sacro, dove avvenivano gli incontri con le anime.
Recenti scoperte archeologiche nel sito, guidate dall'archeologo greco Sotirios Dakaris, hanno rinvenuto ruote di carro e di catapulta, pesi di ferro, che fanno pensare a bilancieri, ma soprattutto una sorta di gru, una macchina che con ogni probabilità serviva ai sacerdoti per calare uno di essi dal soffitto, vestito di scuro e incappucciato, per dare l'idea di un'ombra spettrale. Un'abile finzione insomma.
Finito l'incontro con i (finti) defunti i pellegrini venivano condotti verso l'esterno e intimati ad osservare un assoluto silenzio su quanto visto e sentito, in quanto rivelare i segreti dell'Ade comportava la pena di morte.
Oggi sappiamo dunque che la Casa di Ade è una delle poche località omeriche identificate come luoghi reali, e che nel Nekromanteion hanno sognato e pregato tante persone dell'antichità aiutate da un abile imbroglio.