
di Marina Stoppani •
Il bullismo è un concetto ancora privo di una sua definizione specifica, sia giuridica che sociologica, ma è usato per indicare comportamenti tenuti da soggetti giovani (bambini, adolescenti) nei confronti di loro coetanei, caratterizzati da intenti violenti, vessatori, e persecutori. Il fenomeno ha anche legami con la criminalità giovanile, il teppismo ed il vandalismo. Il termine italiano è un calco dell'inglese bullying. In Scandinavia, dove hanno avuto inizio le primissime ricerche sul fenomeno, si usa il termine mobbing (o mobbning). Tuttavia, sia nel mondo anglosassone che in Italia, con mobbing si fa riferimento ai fenomeni di prevaricazione interni all'ambiente di lavoro. Il mobbing sarebbe dunque il bullismo che avviene tra gli adulti. Entrambi i fenomeni, presentano caratteristiche analoghe, di solito in forme meno esasperate, del nonnismo degli ambienti militari.
Il bullismo è una violenza introversa, una sorta di terrorismo psicologico interno al gruppo dei pari. Inoltre è da sottolineare come quasi sempre, l'intera classe o gruppo prende parte alla pressione psicologica, in maniera attiva o passiva, nei confronti delle vittime del gruppo, con meccanismi di beneplacito, più o meno consapevole. Questo per timore di diventare nuove vittime dei bulli, o per mettersi in evidenza nei loro confronti. E’ un fenomeno che riguarda sia maschi che femmine, nei due sessi si esprime in due modi differenti. Addirittura, secondo un recente studio dell’università dell’Arizona realizzato su 74mila casi, le femmine sarebbero aggressive nella stessa misura dei maschi. La differenza sta nel modo di esprimere questa aggressività:
Le ragazze utilizzerebbero una forma di aggressività indiretta meno evidente di quella fisica, ma altrettanto dannosa. In certi casi, le azioni offensive possono essere perpetrate anche senza l’uso delle parole o del contatto fisico: beffeggiando qualcuno, con smorfie o gesti sconci, escludendo intenzionalmente dal gruppo. Si parla in questo caso di bullismo indiretto.
I ragazzi mettono in atto soprattutto prepotenze di tipo diretto, come aggressioni fisiche e verbali, detto bullismo agito.
Le fasce di età a rischio di bullismo, sono spesso bambini tra i 7-10 anni o ragazzi tra i 14-17 anni.
Esistono diversi tipi di bullismo, di solito catalogati come:
SOGGETTI A RISCHIO
I bambini che balbettano hanno una vulnerabilità maggiore ad atti di bullismo da parte dei coetanei, e di essere rifiutati nell’ambiente sociale.
Per evitare questo rischio scelgono di stare dentro il gruppo non assumendo ruoli di leader-ship.
Diversi studi affermano che essere vittima di episodi di bullismo influisce sullo stato generale di salute e può causare effetti avversi nella costruzione della personalità come scarsa autostima, insicurezza, riduzione nel rendimento scolastico, inasprire la sensazione di rifiuto sociale, depressione e chiusura in se stessi.
Per i bambini che balbettano, gli effetti negativi possono comportare anche aumento della balbuzie, ansia, emozioni e pensieri negativi su di sé. I piccoli balbuzienti devono affrontare maggiori sfide dei normofluenti per affrontare gli episodi di bullismo, qualsiasi protesta mettano in atto risposta può includere la balbuzie, il che può innescare un circolo vizioso di prese in giro e sentimenti di impotenza e solitudine. All’incirca il 60% dei bambini che balbettano ha subito la dolorosa esperienza di essere vittima di atti di bullismo da parte dei coetanei ed il 56% di loro almeno una volta a settimana.
COME CON BATTERE IL BULLISMO
Risulta pertanto necessario implementare politiche di integrazione e di controllo del fenomeno attuando interventi anti-bullismo nelle scuole, in particolare rivolti al gruppo-classe, e promuovere una maggior conoscenza e sensibilizzazione al disturbo.
Per i genitori
Nonostante i quotidiani fatti di cronaca, il bullismo rimane ancora un fenomeno sconosciuto a molte famiglie. Ciò che la maggior parte dei genitori ignora non è tanto l’esistenza del problema sociale in sé, quanto il fatto che il disagio potrebbe riguardare da vicino il proprio figlio o la propria figlia.
Le vittime dei soprusi, infatti, parlano raramente con gli adulti delle violenze che subiscono. Si chiudono in se stessi, esitano a raccontare le proprie giornate, sorvolano su quei fatti che per loro rappresentano una perenne condizione di sofferenza. La ragione più evidente è che hanno paura di subire maggiori violenze per aver “parlato”.
Ma a ciò si associa quasi sempre un motivo ben più sottile e per questo più difficile da superare: i bambini vittime del bullismo si vergognano della propria debolezza, di non saper reagire, di essere il bersaglio preferito di quei ragazzi che tutti considerano dei leader e, non ultimo, di essere “quel che sono”: bambini cicciottelli o occhialuti finiscono il più delle volte ad attribuire alla propria condizione fisica la responsabilità di ciò che avviene e a rivolgere per questo verso se stessi la propria rabbia.
Come dire: “sono diverso dagli altri ed è per questo che finisco vittima del bullo della scuola”. Ciò che invece i ragazzi devono imparare è che non c’è nulla che non va in loro: il bullismo è un comportamento sbagliato “a prescindere”.
Ecco allora che l’intervento della famiglia diviene determinante. Mamme e papà devono imparare a comprendere il proprio figlio più di quanto egli sappia fare da solo. Per riconoscere i segnali di un eventuale disagio, per evitare che rimanga vittima del fenomeno. Ma anche per impedire che a trasformarsi in “bullo” possa essere un giorno proprio il loro bambino.
Perché non rimangano vittime di questo fenomeno bisogna:
Ma non solo
E’ importante sapere che per non diventare bullo bisogna insegnare ai ragazzi a:
I genitori devono inoltre imparare a cogliere i segnali che i figli possono mandare o nascondere.
Alcuni segnali di chi è vittima di bullismo:
Per gli insegnanti
Il Ministero della Pubblica Istruzione ha istituito il numero verde 800669696 nell'ambito della campagna "Smonta il bullo"