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Da molti è stato definito il male del secolo. Il tumore, una patologia che spaventa, che colpisce uomini e donne anche di età molto giovane. Ad esser colpite soprattutto molte donne. In Italia infatti il tumore dell’ovaio colpisce oltre 4.000 donne ogni anno, mentre quello della mammella interessa circa 450.000 donne, con circa 37.000 nuovi casi ogni anno.
Tumore all’Ovaio
A parte i tumori benigni, come la cisti ovarica, i tumori maligni dell'ovaio sono di tre tipi: tumori epiteliali, tumori germinali e tumori stromali.
I tumori epiteliali originano dalle cellule epiteliali che rivestono superficialmente le ovaie e costituiscono più del 90 per cento delle neoplasie ovariche maligne.
I tumori germinali originano dalle cellule germinali (quelle che danno origine agli ovuli); rappresentano il 5 per cento circa delle neoplasie ovariche maligne, sono pressoché esclusivi dell'età giovane (infanzia, adolescenza) e sono differenziabili dagli altri tumori maligni dell'ovaio perché producono marcatori tumorali sierici con la alfaproteina e/o gonadotropina corionica.
I tumori stromali originano dallo stroma gonadico (tessuto di sostegno dell'ovaio). In teoria costituiscono un gruppo facilmente diagnosticabile dato che alla sintomatologia comune a tutti i tumori ovarici uniscono effetti ormonali. La maggior parte di questi tumori sono caratterizzati da una malignità di basso grado.
Il tumore dell’ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali. Solo quando le dimensioni sono critiche si possono avere: rigonfiamento della parte inferiore dell'addome, senso di pesantezza/tensione, una vaga dolenzia addomino pelvica, modifiche della motilità intestinale. Non esistono al momento programmi di screening scientificamente affidabili per la prevenzione del tumore dell’ovaio.
La diagnosi si fa mediante l'esame pelvico ossia la visita ginecologica e la palpazione dell'addome. Nella valutazione clinica sono importanti l'età della paziente, le dimensioni e la consistenza delle ovaie.Il tumore dell'ovaio non dà segni di sé fino a quando non ha raggiunto dimensioni notevoli e questo influenza pesantemente l'esito delle cure. Negli stadi iniziali, ossia quando la neoplasia è localizzata ad un ovaio o anche a tutti e due, il risultato di una terapia adeguata è soddisfacente. Secondo il rapporto annuale 2001 della FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia) negli stadi iniziali (stadio I) la sopravvivenza a cinque anni è pari allo 85-90 per cento, così non è negli stadi avanzati in cui la sopravvivenza a cinque anni scende al 50-30 per cento.
Il tumore alla mammella
Il tumore della mammella, secondo per diffusione al mondo, è la prima causa di morte in donne sotto i 55 anni di età. Ogni anno in tutto il mondo sono diagnosticati più di 1 milione di nuovi casi e 502.000 morti (dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, anno 2005).
Il tumore della mammella si sviluppa nelle ghiandole dove avviene la produzione del latte o nei dotti che portano il latte ai capezzoli e, a seconda del grado di estensione della malattia, vengono identificati i seguenti stadi:
• stadio 1: l’estensione del tumore è limitata al seno (stadio iniziale);
• stadio 2: il tumore si diffonde nelle immediate vicinanze, ad esempio i linfonodi ascellari (localmente avanzato);
• stadio 3: il tumore si espande ai tessuti sottostanti del torace (localmente avanzato);
• stadio 4: il tumore si diffonde ad ulteriori parti del corpo (tumore al seno metastatico o avanzato).
I fattori di rischio che predispongono allo sviluppo del tumore al seno sono l’età, la familiarità, lo stile di vita, i contraccettivi orali e la terapia ormonale sostitutiva (TOS), menarca precoce e menopausa tardiva e la radioterapia effettuata nell’area toracica
Anche se il tumore in stadio iniziale spesso non presenta alcun sintomo, i sintomi del tumore della mammella possono essere un nodulo duro nel seno o nell’ascella, di solito non doloroso e che si presenta solo da un lato; un cambiamento nella grandezza o nella forma del seno; modifiche della pelle della mammella o cambiamenti nel capezzolo, come secrezioni inusuali; apparizione di rash cutaneo nell’area circostante; comparsa di una fossetta cutanea.
La diagnosi si fa mediante la mammografia, un esame radiologico che consente uno studio molto accurato delle mammelle. I medici raccomandano di sottoporsi ogni due anni ad una mammografia a partire dai 40 anni di età. Nelle donne molto giovani si ricorre all’ecografia. I medici raccomandano alle donne, per anticipare la diagnosi, di eseguire l’autopalpazione del seno una volta al mese.
Il momento della diagnosi influenza molto la prognosi della malattia. Circa il 50 per cento dei casi di tumore individuati allo stadio iniziale può essere curato; se la diagnosi avviene quando il tumore è ormai in fase avanzata le opzioni terapeutiche mirano prevalentemente ad un allungamento del periodo di assenza di progressione della malattia e quindi della sopravvivenza. Il trattamento del cancro alla mammella dipende dalle caratteristiche del tumore e dal suo stadio al momento della diagnosi. La terapia primaria (neo adiuvante) sistemica dipende dall’estensione della malattia e dalla grandezza del tumore al momento della diagnosi e può essere utilizzata anche per ridurre la massa tumorale prima dell’intervento chirurgico. Il trattamento chirurgico può essere di tipo demolitivo o conservativo: oggi la tendenza generale è per la conservazione della mammella, ma l’intervento chirurgico dipende dallo stadio e dal tipo di malattia, dall’età e dalle condizioni di salute, oltre che dalla decisione del chirurgo e del paziente.