
Dott. Daniele Araco •
Capita ad ognuno di noi di abbandonarsi a sognare, ad immaginare una scena, una situazione, un incontro che diventa via via più intrigante, poi erotizzato fino a provocarci un eccitazione vera e propria. Ognuno di noi, che lo dichiari o meno, vive un proprio immaginario erotico che possiamo definire come facoltà che l’essere umano ha di auto erotizzarsi mentalmente attraverso la creazione di fantasie. Le fantasie erotiche costituiscono un mondo enorme, variegato, personalissimo, intimo, prendono forma nello “spazio dell’illusione” in cui siamo gli unici registi, in cui possiamo far capitare tutto ciò che in quel momento ci attrae in cui non ci sono né limiti, né censure di sorta, o almeno così dovrebbe essere.
Capita spesso invece, che quando una persona si addentra nel proprio spazio dell’illusione provi forti sensi di colpa, vergogna, ma soprattutto la paura che queste scene (soprattutto quelle sadiche), possano essere messe in pratica senza controllo, possano diventare una spinta ingestibile all’azione che ci metta in situazione imbarazzanti con il partner. Incide molto sul senso di vergogna il tabù culturale, per cui molte persone parlano con molta difficoltà delle proprie fantasie, oppure, a volte le etichettano direttamente come “perversioni”. Questo capita anche nell’ambiente protetto della psicoterapia, dove vige il non giudizio da parte del terapeuta di tutto ciò che comunica il cliente. E’ importante prendere coscienza delle proprie fantasie, non giudicarsi, e se c’è una sufficiente complicità e intimità è possibile esplicitarle al partner. Infatti, se entrambi sono accordo, è possibile metterle in pratica. Ciò contribuisce a rendere più viva la fiamma del desiderio.