Il sopralluogo sulla scena del crimine

Md. Antonio Saggese •


1. INTRODUZIONE
La tecniche moderne di investigazione scientifica si avvalgono dei risultati di processi tecnologici che sono stati tanto dirompenti da sembrare quasi fuori controllo, facendo in modo che, con elevata probabilità, la “prova scientifica” assuma valenza di “prova certa”.
Con la riforma del 1988 (trasformazione del processo penale da “inquisitorio” ad “accusatorio”), cioè con l’introduzione di un sistema processuale che prevede la formazione della prova nel corso del dibattimento a seguito di un contraddittorio tra la pubblica accusa e la difesa, le prove che si desumono da indagini tecniche e da indagini di laboratorio e medico legali hanno acquisito un rilievo sempre più determinante.
La finalità del sopralluogo sulla scena del crimine è in definitiva quella di assicurare le fonti di prova e chiarire quanto meglio possibile la dinamica dell’accaduto al fine di identificarne l’autore.
L’accuratezza con cui vengono repertate tutte le tracce sulla scena o sulle scene del crimine costituisce un fattore fondamentale per il buon esito delle indagini giudiziarie e per il raggiungimento di una chiara definizione della dinamica dei fatti criminosi. Ogni errore, nella fase di valutazione della scena del crimine, anche l’errore più piccolo, potrebbe compromettere il successo finale dell’indagine stessa.
Pertanto, il sopralluogo sulla scena del crimine non è solo la fase preliminare delle indagini, ma costituisce un momento fondamentale di interdisciplinarietà tra autorità giudiziaria, polizia giudiziaria, medici legali ed operatori di polizia scientifica.

2. I VARI “TIPI” DI SCENA DEL CRIMINE
Ogni scena del crimine, intesa come il luogo in cui è stato commesso il delitto/i o le sedi in qualche modo riconducibili a questo, è “esclusiva”, nel senso che non esistono due scene del crimine completamente uguali.
Per questo motivo va detto che il tentativo di trovare una classificazione universale delle varie tipologie di scena del crimine risulta essere vano dal momento che appunto infinite e molto variabili possono essere le esperienze operative in questo particolare settore.
La classificazione più utilizzata è quella della cultura investigativa anglosassone che  distingue una scena del crimine primaria  ed una scena secondaria, connotando rispettivamente la prima come il luogo (o i luoghi) in cui ha avuto origine l’attività criminale, la seconda è in qualche modo collegata al delitto stesso. Ad esempio consideriamo il caso drammatico di un assassino che uccide la sua vittima all’interno di una villa e poi occulta il cadavere in un bosco limitrofo: la villa costituisce la scena primaria e l’auto impiegata per il trasporto del cadavere insieme al bosco sono le scene secondarie.
Altre classificazioni si basano sul tipo di delitto commesso (omicidio, violenza sessuale, etc.), o sulle condizioni di ritrovamento di un luogo teatro di un crimine (organizzato o non organizzato) o ancora sul tipo di comportamento criminale attuato (attivo o passivo).
L’attenta analisi della scena del delitto è in grado di dare informazioni fondamentali per focalizzare il cosiddetto “iter criminis” del delitto.

3. IL PRIMO APPROCCIO ALLA SCENA DEL CRIMINE
L’attività delle forze dell’ordine che per prime solitamente accedono alla scena del crimine è di fondamentale importanza, in quanto i primi atti di una indagine sono sempre quelli più delicati e i più dirimenti ai fini della risoluzione della vicenda criminosa.
L’inosservanza di basilari e semplici applicazioni  operative e l’intempestività nell’adottare alcuni accorgimenti tecnici, costituiscono due elementi che spesso compromettono l’esito di importanti indagini giudiziarie. Il primo approccio alla scena del crimine, la immediata cognizione della stessa e la consapevolezza della gravità dell’evento costituiscono elementi di rilievo in casi del genere.
In verità va detto che fin dal primo secondo di approccio alla scena del crimine, gli operatori (autorità giudiziaria, polizia giudiziaria, medici legali ed operatori di polizia scientifica) non hanno una precisa cognizione dell’accaduto, ovvero non sono a conoscenza di cosa veramente sia successo e dove sia successo, chi sia la vittima, chi sia da considerare un testimone del fatto e chi naturalmente ne sia l’autore.
La presenza sulla scena del delitto di persone ferite, impone una prima attività di soccorso anche alle stesse forze dell’ordine in attesa dell’arrivo di personale sanitario.
Due sono le nozioni che devono costituire la guida per un primo intervento sulla scena del delitto: 1) la scena deve essere delimitata, evacuata, sorvegliata e controllata fin dai primi momenti, nulla deve essere spostato (a meno che non si debba dare soccorso a feriti) né tantomeno l’arma del delitto se presente in loco; 2) il personale di polizia dovrà curare l’evacuazione dei luoghi ed impedire l’accesso a chiunque al fine di preservare l’integrità della scena del crimine.
Inoltre, verranno identificate al più presto tutte le persone che hanno avuto accesso a quei posti prima dell’intervento della polizia e soprattutto selezionare i testimoni “utili” in grado di fornire informazioni dirimenti per la ricostruzione della vicenda, impedendo altresì che i testimoni stessi entrino in contatto tra loro al fine di evitare che le loro convinzioni, a seguito di un confronto, possano subire dei condizionamenti reciproci.
La scena del crimine verrà recintata con paletti e bande bicolore (bianche e rosse) e dovrà esserci un’unica via di accesso alla scena stessa.
Le operazioni di fissazione dello stato dei luoghi e quindi il cosiddetto sopralluogo tecnico vanno eseguite da personale specializzato, che sequenzialmente porrà in essere quanto segue: osservazione, descrizione, planimetria, rilievi fotografici, ricerca delle tracce e loro conseguente prelievo.
La figura di un Ufficiale è di fondamentale importanza per coordinare l’attività del team che procede al sopralluogo giudiziario e rappresenta un punto di riferimento per le comunicazioni con gli inquirenti, con il medico legale, con gli uffici di investigazione e con i mass media.
I modelli operativi statunitensi, caratterizzati da un rigoroso pragmatismo, prevedono che all’interno della prima recinzione della scena del crimine, operino un team di superesperti in continuo contatto sia audio che video con gli operatori di polizia all’interno ed all’esterno delle zone di sicurezza, con finalità di coordinamento e gestione delle informazioni sul caso. Questo schema operativo è ancora in parte lontano dai nostri modelli organizzativi e soprattutto culturali. In ogni caso la sfida dei nostri tempi è appunto quella che mira a trovare aggiornate risposte tecnico-organizzative e metodologiche al fine di elevare al massimo costantemente gli standard qualitativi dell’attività di ricerca della prova su una qualunque scena del crimine.
La stesura di un buon verbale di sopralluogo (fase della osservazione e della descrizione) rappresenta un passaggio fondamentale dell’indagine. Per questo motivo la metodologia di compilazione del verbale stesso deve seguire un ordine ben definito: dal generale al particolare, dal basso verso l’alto, da destra verso sinistra. Ogni elemento, ogni oggetto deve essere descritto, indicandone la posizione, la sede, la direzione, la forma, la dimensione, la materia, il colore e l’odore e ogni altro particolare rilevabile. Successivamente gli oggetti vengono descritti sempre indicando la posizione di colui che descrive sulla scena del crimine. La descrizione riportata nel verbale dovrà indicare la data, il luogo e l’ora del sopralluogo e contenere le generalità di tutti gli operatori che intervengono sulla scena (dal pubblico ministero al personale di polizia giudiziaria).
È chiaro che nel corso del sopralluogo in rapporto al tipo di reato consumatosi e al contesto in cui questo si è verificato, gli operatori si faranno un’idea specifica di che cosa si debba cercare, dove si debba cercare ed eventualmente come si debba cercare.
Pertanto una volta descritto il quadro d’insieme della scena del crimine, si procederà alla descrizione dei particolari e dei dettagli che la stessa ci offre.
L’intervento dello specialista in medicina legale direttamente sul luogo dei fatti è un elemento di rilevanza fondamentale sia per gli accertamenti diretti sul cadavere sia per la rilevazione di tracce biologiche presenti sulla scena del crimine.
Nel corso del sopralluogo il medico legale presta in primo luogo particolare attenzione a tutto l’ambiente in cui si è consumato il reato, concentrando il suo interesse su macchie, pozze, impronte visibili. Successivamente si dedica prima al cadavere con il cosiddetto “esame esterno” (che è di rilevante valore per avere notizie circa il periodo della morte, le relative circostanze, la causa della stessa ed  i mezzi adoperati) caratterizzato dall’analisi della temperatura, della rigidità cadaverica nonché della presenza delle macchie ipostatiche;  poi il medico legale presta attenzione all’esame delle lesioni rilevabili sul cadavere ed infine all’esame delle armi presenti sulla scena, intendendo per “armi” non sono quelle da fuoco (pistole, fucili, etc) ma tutti gli strumenti atti ad offendere terze persone.
Il classico e canonico quesito medico legale che i magistrati sono soliti richiedere è quello inerente la diagnosi differenziale tra omicidio, suicidio e morte accidentale, quesito al quale il medico legale potrà rispondere solitamente solo dopo aver approfondito tutti i risultati dell’indagine di sopralluogo e soprattutto dopo aver effettuato l’esame autoptico della vittima.
Assieme ai rilievi osservazionali e a quelli descrittivi, i rilievi planimetrici e fotografici costituiscono i passaggi successivi della valutazione della scena del delitto e devono essere complementari l’uno con l’altro, rappresentando niente altro che una rilettura dei rilievi descrittivi.

Tutti i rilievi citati devono essere in armonia tra loro e non devono rilevarsi contraddizioni tra gli stessi. Le misurazioni planimetriche debbono essere eseguite tutte con uguale precisione, evitando valutazioni approssimative che potrebbero falsare le successive attività di ricostruzione delle dinamiche (ad esempio: traiettorie balistiche, analisi dei quadri di macchie di sangue presenti sulla scena del crimine).
In corso di sopralluogo rivestono importanza notevole le riprese fotografiche e con strumentazione dotata di videocamera, elementi che, grazie alle moderne tecnologie, sempre più costituiscono prove dirimenti nelle aule di tribunale. Grazie a delle sofisticate apparecchiature (i cosiddetti laser scanner) si praticano ricostruzioni digitali grafiche di tipo tridimensionale, che consentono di rivivere la scena del crimine, adattarsi al suo interno, con l’impiego di specifici software digitali.

L’ultimo momento del sopralluogo giudiziario è quello caratterizzato dalla ricerca delle tracce (impronte digitali, tracce ematiche, materiale biologico, etc) e dalla relativa repertazione. Quest’ultima deve essere la più accurata possibile, evitando ogni possibile contaminazione, difatti una repertazione superficiale ed approssimativa potrebbe compromettere l’intera indagine giudiziaria. I reperti che si evidenziano su una scena del crimine rivestono notevole importanza in quanto una volta interpretati possono collegare un sospetto alla vittima o al luogo del crimine, possono quindi scagionare un innocente, confermare la deposizione della vittima o di un teste, indurre il sospettato a fare delle ammissioni o addirittura a confessare.  
Il materiale repertato va sempre collocato in singole buste di carta o più frequentemente di plastica trasparente e catalogato in relazione al luogo di rinvenimento con numerazione progressiva a sua volta riscontrabile nel verbale dei rilievi fotografico-descrittivi.
In conclusione va affermato che la qualità, la professionalità e la interdisciplinarietà degli operatori che intervengono in corso di sopralluogo giudiziario, costituiscono elementi determinanti e di grande rilievo al fine di una accurata, completa e veritiera risoluzione di indagini in caso di eventi criminosi.

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