
di Marco Rustichelli •
Raggiungere un obiettivo comporta sacrificio tempo e dedizione. Oggi la società ci abitua alla velocità creando in noi profonde insicurezze.
Oggi è “tutto e subito”, sì, questo è lo scenario che molte volte incontriamo sul nostro cammino!
Tutto dato forse da un benessere/malessere non conquistato ma avuto, come dei quattro salti in padella (ovvero qualcosa da riscaldare). Il risultato di una società che ha perso i riferimenti di quel microcosmo e del suo “antropologico focolare” ovvero la famiglia, pronta a dare quei pilastri fondamentali necessari nel costruire un’interiorità solida e serena. I primi maestri di vita, potremmo definirli così “i genitori”, dovrebbero trasmettere tra i primi messaggi quello di un’esistenza vista in chiave di chance, degna di essere vissuta con entusiasmo, credendo in quello che si fa, con amore, passione e nel desiderio di esprimersi con tutto sé stesso nella piena coerenza delle scelte fatte. Ma no, non è così, con grande tristezza il mio sguardo non scorge sull’orizzonte la consapevolezza del vivere, vivendosi ciò che realmente si vuole vivere e ciò ci lascia sopravvivere in un qualcosa che ti lascerà un vuoto che non colmerai mai. Ed è per questo che dico la vita ai “coraggiosi” a coloro che abbracciano la loro vocazione la loro passione e il loro amore, la loro visione che possa essere astratta o alquanto bizzarra, ma è la loro e perciò sacra ed unica e così giusta da vivere! Nel conoscere i miei simili mi sono rapportato con personaggi più disparati dove ho trovato un comune denominatore, l’estrema fragilità forse dovuta ad una mancanza di sofferenza (prima maestra di vita). Ma il fatto dell’essere fragili, ed aggiungo pigri sono fattori che ci accomunano più o meno tutti, ma è nella viltà di non prendere coscienza ed affrontare i nostri limiti e non cercare di migliorarci nell’eliminare le nostre imperfezioni. Così cercando una strada di introspezione, che ti potrà portare ad un capolinea (dove troverai scritto ho dato tutto me stesso), della tua avventura. Sapendo che era un solo viaggio di andata, l’unico conforto potrà essere, sono stato consapevole ed ho cercato di non perdere un attimo, tanto meno quello di non essere cosciente di vivere un sogno che è quello della procreazione che ci lascia ancora esterrefatti. E nella sua straordinaria sinfonia macrocosmica che mi dico (che vi dico) un solo giorno con coscienza-consapevolezza vale una vita! E tornando sulla velocità nel raggiungere gli obbiettivi, incontriamo quel frammento di illusione nel constare che arrivati in un piccolo approdo del sapere, si conosce sempre meno. Ed allora forse noi occidentali dovremmo divenire allievi di quell’oriente che ci mostra quella saggezza che ha come punto cardine la sua sublime lentezza.