
Dott.ssa Lucia Filippucci •
Fermo restando che l’ipertensione ha una componente ereditaria, è naturale che la pressione arteriosa tenda ad aumentare con l’età in entrambi i sessi. Ma nella donna, la menopausa scatena una rivoluzione ormonale destinata a incidere pesantemente sui valori pressori. L’organismo, infatti, cessa di produrre gli estrogeni, ormoni vasodilatatori che agiscono direttamente sui vasi sanguigni, favorendone la dilatazione e diminuendo, così, la pressione del sangue. Va da sé che in mancanza di queste sostanze vasodilatatrici i vasi sanguigni tendano a restringersi. Inoltre, di solito dopo la menopausa le donne spesso prendono peso, acquisendo un fisico cosiddetto "a mela", cioè con l’adipe concentrato soprattutto a livello addominale, altro pesante fattore di rischio perché aumenta la ritenzione di sodio e, quindi, di liquidi. Non ultimo, cessa la mestruazione, cioè un piccolo salasso mensile.
In Italia il 37-46% delle donne in post menopausa soffre di ipertensione arteriosa. Negli Stati Uniti questo dato sale al 60%. Il picco di questa percentuale si concentra nel sud Italia. Perché? I casi sono due: o in meridione non seguono più la dieta mediterranea, la migliore per mantenersi in salute, oppure al nord le donne sono più attente all’alimentazione e allo stile di vita. In ogni caso, il nemico numero uno a tavola è il sale.
Il fumo ha un’azione vasocostrittrice e stimola il sistema nervoso "simpatico", quello che eccita, allarma e determina vasocostrizione.
Certo, uno stile di vita sano può far molto, ma quante persone sono in grado di mettersi a dieta, fare regolare attività fisica, abbandonare le sigarette, limitare il consumo di sale e alcolici? Un 5% circa. E le altre? In questi casi occorre iniziare una terapia farmacologica. Oggi si tende a prescrivere farmaci che non si limitano ad abbassare la pressione arteriosa, ma che agiscono proteggendo gli organi bersaglio: gli Ace-inibitori, i Sartani, Beta-bloccanti, i Calcio-antagonisti. La terapia va attentamente personalizzata tenendo conto delle caratteristiche di ognuna e delle possibili intolleranze a principi attivi o eccipienti.
Prima di iniziare una terapia antiipertensiva è bene fare un profilo ematobiochimico completo che comprende (emocromo, glicemia, funzionalità epatica, funzionalità renale, assetto lipidico, elettroliti), esame urine e visita cardiologica; è infatti in genere lo specialista che deve iniziare la terapia aniipertensiva e che consiglia eventuali esami strumentali aggiuntivi tipo ecocardiografia, fondus oculi, ecografia renale, eco-Doppler delle arterie renale, delle carotidi.
Concludendo le donne in menopausa, inquadrando questa situazione non come patologia ma come momento fisiologico della vita, delicato e che richiede attenzione e cura di sé, ma comunque fisiologico, devono fare controlli periodici e non solo dei valori pressori ma anche ginecologici e mammografici, fare attività fisica regolare di tipo aerobico, seguire una alimentazione sana e povera di sale, tipo dieta mediterranea.