di Maria Sabina Perfetto •
“Con la radio si può scrivere leggere o cucinare
“non c'è da stare immobili seduti a guardare
“forse è proprio quello che me la fa preferire
“è che con la radio non si smette di pensare
(da "la Radio" di Eugenio Finardi)
La comunicazione radio ha inciso in modo profondo e complesso nella storia del nostro secolo. La radio infatti, (e successivamente la TV) ha svolto un ruolo strumentale e fondamentale nello sviluppo culturale globale rendendo il nostro mondo simultaneo. La prima emittente radiofonica nacque nel 1920 negli Stati Uniti. Negli anni seguenti la radio si diffuse in Europa (in Italia nel 1924). Personaggi di spicco della cultura, della politica, della musica hanno condotto programmi radiofonici (per citarne alcuni Gabriele D’Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti).
Il principale cambiamento portato dalla radio fu una trasformazione profonda dei sistemi di comunicazione, trasportandoci in una realtà di comunicazione immediata e “globale”. Soprattutto oggi, con l’utilizzo del web. “Internet ha permesso l’interazione di persone che altrimenti non sarebbero state raggiunte dal segnale dell’emittente, ad esempio in territori lontani, in altre nazioni” dice Giancarlo Cattaneo, DJ di Radio Capital “e permette un costante confronto ed una ricchezza di fonti inesauribili ed immediate, impensabili dieci, quindici anni fa”.
La radio è un insieme di suoni e parole, favorisce i processi della fantasia e dell'emotività, stimola l'immaginazione dell'ascoltatore, permette di dar voce a suoni differenti, ad una pluralità di lingue e dieletti, ricerca la differenza e non l'omologazione ed è per sua natura un mezzo di ascolto prevalentemente individuale.
Ma quanto lavoro c’è dietro una produzione radiofonica?
“Se il programma è di intrattenimento musicale il protagonista è appunto il “flusso musicale” e la preparazione riguarderà la scaletta, la scelta delle canzoni e le relative info sugli artisti presenti quel giorno” prosegue Cattaneo “Se invece è un morning show bisognerà fare un lavoro più complesso e articolato, magari supportato da una squadra di autori”.
Il linguaggio della radio è caratterizzato dalla predominanza della sensazione uditiva. All’apparenza ciò potrebbe sembrare un limite, ma non è così: infatti, è proprio questa predominanza a favorire i processi di fantasia ed emotività.
La caratteristica principale del linguaggio radiofonico è quella di possedere un’illimitata libertà di espressione, anche se in misura minore rispetto al cinema e alla televisione: è possibile trasmettere e rappresentare sensazioni e stati d’animo, anche se poi spetta all’ascoltatore comprenderli nel modo adeguato. “Se il targhet di riferimento è un pubblico giovanile il linguaggio sarà più fresco, gergale, diretto” dice Cattaneo “Sicuramente per tutti sarebbe buona cosa organizzare le idee e trattare un argomento alla volta, possibilmente senza essere prolissi, arrivando al cuore della questione”.
In radio la trasmissione coincide, praticamente, con la produzione, non c’è una comunicazione pre-confezionata: questo le conferisce un senso di realtà, di verità, di immediatezza. Chi chiama ha pari dignità e possibilità rispetto a chi sta in studio.
Il cronista radiofonico ha l’arduo compito di trasmettere non solo avvenimenti oggettivi, ma anche e soprattutto sensazioni, emozioni. Il tutto, solamente con l’utilizzo della propria voce o, eventualmente, con il supporto di suoni, rumori o musica. Al cronista radiofonico è richiesta una abilità in più, in quanto è abbastanza difficile esprimersi utilizzando solo ed esclusivamente il linguaggio vocale, senza aver modo di gesticolare o farsi comprendere attraverso il linguaggio del corpo.
Anche se oggi è cambiato il modo di ascoltare la radio, esso rimane uno dei mezzi di informazione e di svago più diffusi.