La storia dei gioielli

di Pina De Rosa

Gioielli come gusci di conchiglie appartenenti a diversi molluschi marini (Nassarius e Gyrymeri), lavorati e forati così da poterli infilare in una collana o in un bracciale risalgono all'Età della Pietra. Queste conchiglie forate rappresentano i gioielli più antichi mai ritrovati al mondo, infatti, ci sono ritrovamenti archeologici risalenti a 100 mila anni fa. Se l'Homo Sapiens indossava collane, ciondoli o bracciali, l'uomo di Neandertal, vissuto in Europa nel contemporaneo Paleolitico, non era da meno. Infatti, l'archeologo portoghese J. Zilhao ha recentemente ritrovato in un sito neandertaliano della Penisola iberica, risalente a 50 mila anni fa, numerosi gusci di conchiglie marine perforate per ciondoli e collane. Ciò dimostra che i Neandertal erano capaci di adottare comportamenti complessi e modi di pensare simbolici anche prima dell'arrivo in Europa dei Sapiens. A partire da 35 mila anni fa, gli uomini  anatomicamente moderni, iniziarono a produrre nuovi tipi di gioielli, gli elementi erano vari e differivano in base alle zone di appartenenza, si utilizzavano: zanne di mammuth, ossa di mammiferi, denti di felini, pesci, corna di cervidi e palline di selce. I gioielli avevano un'importante funzione, ostentavano potere e prestigio personale,  segnavano la propria appartenenza  e avevano un significato rituale. Dato fondamentale per stabilire l'importanza dei gioielli allora è stato il ritrovamento dei primi aghi da cucito dotati di cruna,  questi risalgono a 15 mila anni fa, ipotizzando che nella preistoria lo sviluppo di pelli e vesti rispondeva a esigenze più pratiche e meno rilevanti dal punto di vista sociale. Insomma, è nata prima la gioielleria della moda.

 

È tutto oro quel che luccica
Sapete qual è stato il primo metallo a essere lavorato nella più lontana antichità? Se state pensando a rame, bronzo o ferro, siete fuori strada. È stato l'oro, il metallo più nobile, luminoso e raro e insieme il più duttile e malleabile da lavorare. Negli anni Settanta del Novecento, gli studiosi ne hanno avuto la definitiva conferma. Nel 1972, è stata scoperta per caso e scavata dagli archeologi la Necropoli di Varna, nei pressi della costa bulgara sul Mar Nero: si tratta di un sito preistorico, risalente al V millennio a.C., in cui sono state rinvenute 265 tombe. In 45 di queste, gli archeologi hanno recuperato oltre 3 mila oggetti d'oro massiccio per un peso complessivo superiore ai 6 kg. È l'oro più antico del mondo. In una delle tombe, in particolare, lo scheletro di un uomo alto circa 1,75 m e d'età compresa tra i 40 e i 50 anni è stato decorato con oltre 1.516 kg d'oro: tre collane, tre fascioni su ciascun braccio, due orecchini, sei anelli per capelli, diverse armi e un fallo d'oro, probabile simbolo religioso. Altri famosi gioielli della remota antichità sono costituiti dai corredi funerari scoperti nei "pozzi della morte", splendide sepolture situate presso la città sumera in Ur, nell'odierno Iraq, e scoperte negli anni Venti da sir Leonard Woolley.
La regina sumera Pu-abi è stata qui sepolta ricoperta da un manto interamente in tessuto di gocce d'oro e d'argento e decorato con lapislazzuli, corniola, agata e calcedonio; alle orecchie, la sovrana indossava enormi orecchini d'oro massiccio e sul capo una vistosa corona d'oro, lapislazzuli e corniola. Il sito sumero è stato datato al 2.500 circa a.c. ma la lavorazione dell'oro nell'Antico Egitto risale addirittura al 3.000 a.C.; a partire dal 1.200 a.c., inoltre, gli Egizi svilupparono la tecnica di lavorazione detta della "cera persa", usata ancora oggi in oreficeria. Grazie alla sapienza artigianale e alla ricchezza di giacimenti aurei (dislocati soprattutto in Nubia), gli antichi Egizi restarono per secoli gli insuperati maestri nella lavorazione dell'oro. Nella tomba di Tutankhamon, faraone della XVIII Dinastia, sono stati ritrovati centinaia di raffinatissimi oggetti in oro, tra cui il celebre sarcofago interno, in oro fino e dal peso di oltre 1.100 kg. Grandi maestri orafi furono, secoli più tardi, anche gli Etruschi: importarono da Sumeri e Fenici la tecnica della lavorazione dell'oro detta "granulazione" e, a partire dal VII secolo a.c., la svilupparono sino ai più incredibili livelli di perfezione. Questa tecnica consisteva nel decorare i gioielli applicandovi piccolissime sfere d'oro puro senza utilizzare le tradizionali leghe per la saldatura. Le palline d'oro da saldare a migliaia su un gioiello, sino a creare disegni complessi e fantasiosi, avevano in genere un diametro inferiore ai 0,12 mm e l'elaborazione finale di molti ornamenti etruschi resta un capolavoro insuperato ancora oggi.

 

Amuleti e ciondoli magici
Nell'antica Roma, soprattutto in epoca imperiale, ebbero grande diffusione alcune gemme cui si attribuivano varie specie di proprietà magiche; si trattava di ciondoli, anelli, amuleti in corallo, corniola, diaspro, calcedonio, onice, agata e altre pietre dure su cui veniva incisa l'immagine di una divinità protettrice oppure una vox magica, cioè una formula magica o, ancora, i simboli (charaktères) legati a una particolare divinità. Molti di questi gioielli erano gli antesignani dei nostri cornetti in corallo: si credeva che avessero una generica funzione apotropaica e venivano indossati come portafortuna capaci di proteggere dal male o dal malocchio. Altre gemme venivano lavorate per ricavarne amuleti capaci di scongiurare o guarire le più diverse malattie: se ne producevano contro le emorragie, la raucedine, i dolori mestruali, la febbre o il mal di schiena. Le gemme con incisa l'immagine di una lucertola erano ritenute capaci di guarire dalla miopia, mentre contro gli ascessi s'indossava un anello in ferro con l'effigie del leone.
Non mancavano infine le gemme zodiacali, ossia le pietre preziose e semi-preziose su cui il proprietario faceva incidere il proprio segno zodiacale per assicurarsi il favore delle stelle. L'imperatore Ottaviano Augusto, ad esempio, portò sempre con sé, come amuleto, un'agata su cui aveva fatto incidere l'immagine del capricorno.

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