
di Maria Sabina Perfetto •
Ci sono oggetti, nella nostra vita quotidiana, di cui non sappiamo più fare a meno, talmente indispensabili e comuni da apparire scontati. Tanti ci hanno letteralmente cambiato la vita.
Il primo in assoluto che mi viene in mente è il telefono cellulare; necessario ormai, quasi una seconda pelle, utile in molte situazioni. Ma in verità è un mezzo che ha tolto l’intimità con noi stessi, siamo sempre a portata di orecchio per chiunque, i nostri movimenti continuamente monitorati.
Il forno a microonde: per carità, va pure bene per sporadici pranzi veloci ma ha tolto la magia dalle nostre tavole, la poesia nella preparazione dei cibi, l’attesa, a volte snervante è vero, dei tempi di cottura. La velocità corre anche sulle nostre tavole.
Playstation e giochi tecnologici, la fantasia dei nostri figli relegata ad un click. Niente giochi nei cortili, niente condivisioni e scambi. I loro occhi puntati su una scatoletta o al monitor di una tv.
Il GPS, comunemente usato per stabilire la posizione di auto, navi o aerei che si muovono in spazi aperti grazie al collegamento con i satelliti che si trovano intorno alla terra. Sarà anche utile perché ti indica il percorso da fare, ma, anche in questo caso, evita i rapporti sociali, non ci si ferma più per chiedere se la strada percorsa è quella giusta, chiusi con il tom tom nel mutismo della propria auto si arriva direttamente a destinazione.
Il computer e internet: grazie a loro si “parla”, si guarda, si acquista, restando comodamente seduti ad una scrivania. Ma semplici gesti come aprire una busta stanno tendendo a scomparire, le lettere e le cartoline sono ormai estinte, i centri commerciali cominciano ad essere rimpiazzati dagli online store, i quotidiani vengono sostituiti dai siti delle testate giornalistiche, i bar del nuovo millennio risiedono nei servizi di social networking, le bollette delle utenze visionate direttamente on line.
Cerchiamo di risparmiare il nostro tempo, ciononostante quello a nostra disposizione appare sempre troppo poco.
Allora mi chiedo: che senso ha mangiare cibi precotti, non andare alla posta, far scandire le nostre giornate da ritmi convulsi, risparmiare tempo su questo e su quello se poi alla fine ci ritroviamo ad essere soli? Che senso ha la il progresso se poi i rapporti sociali, quelli che dovrebbero essere al primo posto di ogni società civile, vengono annientati dalla cultura tecnologica dell’individualismo?