
di Daniela Romano •
La politica è l'Arte di governare le società. Questa una delle più antiche definizioni riportate dai dizionari di lingua italiana. Una definizione che risale al filosofo Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, dunque significa l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti. Quanto di questa affermazione resta ancora valida nel nostro Paese? Davvero molto poco. Gli ultimi avvenimenti in Italia mostrano come la politica, ma più in generale la società, si sta spogliando di una veste civile, e democratica per nascondersi dietro violenza e accuse. Spesso e volentieri la res pubblica sembra esser governata da chi dimentica di agire per il bene della collettività. Eppure il problema stavolta non è più la percezione che il popolo ha dei suoi governatori, ma di come il popolo reagisce e si confronta con i suoi rappresentanti. Non basta sapere che siamo in un paese democratico, per avvalersi di ogni diritto di protesta o di libertà di pensiero. Non basta scendere piazza e organizzare una giornata contro un leader politico. Perché non è il soggetto, la persona o la sua vita privata che va contrastato, ma quanto le idee politiche. Parolacce, insulti diffamazioni, non rientrano in una logica civile e democratica, ma piuttosto in un processo di costruzione del nemico. Bisogna sempre e comunque partire dal rispetto e dal senso civile. L’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rappresenta un esempio eclatante, di quanto il clima politico abbia troppo incattivito gli animi di tutti. Non c’è giustificazione a nessuna azione violenta, se poi questa è contro un rappresentante di Stato, l’episodio diventa un attacco ai principi di democrazia, sfociando sempre più in una personalizzazione della politica italiana. Il sistema politico italiano, costituito da maggioranza ed opposizione, non può essere semplificato in un binomio, tra buoni e cattivi, dove i cattivi vanno frustrati e i buoni premiati. Non si può minimizzare l’ ”arte” della politica, come la definiva Aristotele, ad un processo di personificazione dell’azione politica. Insomma non si può decidere di attaccare un soggetto politico, in modo verbale o fisico, si può decidere sempre e comunque di lottare per il confronto. Se in democrazia il potere è nelle mani del popolo, è quest’ultimo a capire qual è la strada da intraprendere. E dunque appare a tratti davvero evidente che se da un lato c’è una casta politica che poco pensa ad amministrare per il bene di tutti, dall’altro c’è un popolo che stanco non riesce più ad orientarsi. E così in una lotta mediatica e privata tra maggioranza e opposizione si perde di vista l’essenza stessa della politica, che sempre più si trasforma in un vero e proprio ring. E proprio così avrà inteso la politica l’uomo che domenica a Milano, davanti a centinaia di persone ha aggredito il premier. Un gesto che ha fatto il giro dl mondo, ma che ha danneggiato la dignità del nostro Paese. Perché attaccare fisicamente un rappresentante di Stato non è più un problema politico ma sociale, che mette tutti di fronte all’evidente declino che vive il nostro Paese. Non c’è destra o sinistra, non c’è simpatia o antipatia, dinanzi ad un gesto del genere,c’è solo vergogna. Non c’è nulla che possa motivare l’attacco personale ad un politico, che a prescindere da posizioni politiche, resta un uomo da rispettare,ancor più se ricopre una carica che il popolo democraticamente gli ha affidato. Il confronto democratico in una società civile non può in nessun modo essere sostituito da azioni violente, che siano esse verbali o fisiche.