
di Maria Sabina Perfetto •
Paure, inquietudini, paranoie, incertezze. La nostra civiltà è scivolata in un’ansia globalizzata che nasce da emergenze di ogni tipo: ambientali, sanitarie, alimentari, umanitarie. Il buco dell’ozono, i ghiacciai in fase di progressivo scioglimento, il caldo torrido. Terremoti che si susseguono, catastrofi e non solo. Terrorismo. Dopo l’11 settembre quella che sembrava una realtà circoscritta ad alcuni territori è piombata sulla nostra società proprio come quegli aerei sulle Torri Gemelle. Le nuove guerre, la crisi economica che ha investito anche i paesi più industrializzati. Il precariato ormai diventato legge. Nuove malattie, nuove pandemie. L’evoluzione della specie anche in questa direzione, la mucca pazza, l’aviaria, la febbre suina. Le intolleranze sempre più marcate, lo straniero visto come probabile nemico. La diffidenza e il sospetto. E per ultimo, ma non ultimo, la fantomatica fine del mondo nel 2012, e se non nel 2012 si presenterà nel 2036 quando un asteroide si abbatterà sulla terra, disintegrandola. Insomma, non c’è da stare troppo allegri. L’apprensione diventa routine, s'incorpora nella quotidianità. E il mostro mediatico si mobilita, immagini, dibattiti, spettacolarizzazione della paura, la parola d’ordine è il sensazionalismo. Si creano allarmismi, spesso ingiustificati. E via con tutta una serie di esperti, specialisti, scienziati di ogni genere, tutti a fare previsioni (catastrofiche). “Le nostre paure sono liquide, non descrivibili” dice Zygmunt Bauman, “si attaccano a tutto, si staccano da tutto, sono facilmente alimentabili ma difficilmente descrivibili”. Navighiamo in acque minacciose, pericoli globali che incombono sulle nostre vite e che condizionano il nostro cammino. Ci sentiamo esposti e vulnerabili. Eppure ogni civiltà, dalle origini, ha sempre dovuto affrontare oscurità di ogni genere, disastri, guerre, cataclismi. Gli uomini di fronte alle sfide hanno sempre avvertito la necessità di dare risposte efficaci. E’ storia. E proprio la storia ci insegna che ai periodi bui sono poi seguiti anni di luce. Non so quanto questo possa essere reale nei tempi che corriamo. Ma mi piace pensarlo.