Mamme in rivoluzione

di Nicole P.

Chi è mamma nel nostro tempo in quante circostanze si è sentita ripetere la frase “non esistono più le mamme di una volta”, ovvero quelle completamente dedite alla pulizia della casa, alla preparazione di cibi prelibati ed elaborati, alla minuziosa cura del marito, a disposizione completa e totalitaria della crescita e gestione dei figli? Un tempo era proprio così: le donne-mamme erano gli angeli del focolare, prive d'interessi propri che si allontanavano dall'ambiente familiare, non era loro concesso alcun tipo di mansione che non riguardasse la famiglia. Prigioniere nella loro casa ad attendere il ritorno del marito, a curare i propri figli, a stirare, cucinare, rammendare. La donna in passato era vista solo ed esclusivamente come "donatrice di vita". Questo ruolo era enfatizzato anche in epoca pre-cristiana. La donna si occupava della sfera privata, mentre quella pubblica era appannaggio dell'uomo. In Grecia la società era nettamente divisa in due: da una parte gli uomini, impegnati nella guerra, nei viaggi, nei commerci e nelle attività pubbliche; dall'altra le donne "dalle bianche braccia", le cui pelli non si abbronzavano perché trascorrevano la maggior parte della vita 'rinchiuse' nella casa, nelle "stanze ombrose ". La donna nell’antica Roma non aveva diritti: la divisione dei sessi era una vera e propria norma giuridica. La madre non era una figura istituita né determinata. Le donne avevano come unico scopo nella vita quello di accudire ai figli e mantenere la casa. Il titolo di materfamilias si aveva solo insieme al corrispondente maschile paterfamilias per cui dipendeva strettamente dal matrimonio. Il nome di moglie- madre indica che a Roma le donne erano considerate dagli uomini essenzialmente secondo la loro capacità di essere madri.  Intorno al secolo XI la donna non appartiene a nessun posto specifico nella scala gerarchica. Nella struttura sociale s'individuano cavalieri, chierici, contadini, ma questa piramide, in cui coloro che pregano e quelli che combattono o amministravano la giustizia gareggiando per la conquista del primo posto in apparenza sembra non prevedere la presenza femminile. La donna anche in questi secoli sembra non aver avuto voce restando sottomessa dall'uomo: prima al padre e poi al marito. Il suo principale compito e stato quello di allevare i figli e aiutare il marito nel lavoro. Nell'alto Medioevo non ha mai partecipato alla vita sociale e tanto meno a quella politica. Il ruolo della donna dunque resta più o meno questo, ci vorrà la rivoluzione industriale per permetterle di avere un’identità sociale più precisa, senza però farla discostare troppo dal principale ruolo di moglie-madre. Un ruolo al di fuori della famiglia le donne lo avranno con la prima guerra mondiale, mandando avanti il paese, lavorando nelle fabbriche e occupandosi dei campi, mentre i mariti erano al fronte. Ma cosa provavano queste donne? Erano contente del loro stato unico di devozione? Certamente sotto il profilo psicologico la frustrazione aveva un ruolo predominante, ma non erano certo prive di energia, visto che il loro lavoro era concentrato solo ed esclusivamente in un’unica direzione. La loro era una condizione dettata dal loro tempo e, con rassegnazione, procedevano avanti nella loro vita senza chiedere nulla per se. Oggi è cambiato profondamente il “modo” di prendersi cura del focolare. domestico.  Alla mamma è richiesto quasi l’impossibile. Lavora e contribuisce alla gestione economica della famiglia, ma al contempo deve occuparsi dei figli, della casa, del marito deve procedere a tutte quelle mansioni che caratterizzano il suo stato di donna-mamma. L’indipendenza economica è stata una conquista fondamentale, anche per permetterle di poter mantenere da sola i propri figli e di liberarsi di un contesto familiare a volte opprimente. Ma ha richiesto un notevole sforzo per poter sostenere tutte quelle mansioni necessarie per l’andamento quotidiano della sua famiglia. Il problema odierno della condizione femminile è che, per quanto la sua posizione sia teorizzata come paritaria rispetto a quella maschile, in realtà non lo è del tutto. Ha ottenuto giustamente i pari diritti, ma avrebbe bisogno di vedersi tutelati diritti specifici. Mancano gli aiuti indispensabili  maggiore flessibilità degli orari di lavoro, mancano strutture in grado di dare attivamente una mano. Gli unici aiuti, quando ci sono, provengono dalla sfera familiare. Alla donna-mamma  viene così richiesto un considerevole impegno fisico e mentale, che viene totalmente assorbito dalle molteplici attività. Donna, lavoratrice e mamma dunque.  Ma solo una donna può gestire con fatica certo ma equilibrio queste attività completamente da sola.

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