Mamme killer

di Marina Stoppani •


Uccidere il proprio figlio è un crimine contro natura, nonostante le atrocità che accadono ed ascoltiamo tutti i giorni, l’infanticidio è tra i delitti più efferati in assoluto, e la nostra mente non permetterà mai che subentri l’abitudine all’ascolto di tanta crudeltà. Gli psicologi analizzando centinaia di casi di mamme assassine sono riusciti a tracciare una agghiacciante classificazione.

Figlicidio altruistico
La donna uccide per protezione, ella si convince per qualche motivo della rovina inevitabile della famiglia, il disturbo più frequente associato a tali casi è la depressione. Spesso all’omicidio segue il suicidio della madre.

Figlicidio accidentale
Spesso avviene nei casi di maltrattamento, l’aggressione che causa lesioni e ferite gravi è condotta con tale forza da procurare la morte. Capita spesso nelle donne che hanno subito violenza, oppure nei casi in cui la madre fa uso di stupefacenti.

Figlicidio legato ad una psicosi
La caratteristica di questo tipo di omicidio è  determinata dall’assenza di una motivazione razionale. Spesso la mamma che commette il delitto è malata di schizofrenia.

Figlicidio per vendetta del compagno
La personalità di una mamma capace di un tale gesto è gravemente disturbata, in genere ha delle condotte passate autolesive e la situazione sentimentale caotica scaturisce l’omicidio come senso di rivalsa ad un torto subito.

Omicidio del figlio indesiderato

Queste mamme raramente presentano disturbi mentali, hanno una personalità passiva, dipendente oppure immatura con caratteristiche impulsive oppure antisociali.

La terapia, il sostegno sociale e la prevenzione, possono evitare che tali disagi e malattie sfocino in tragici gesti come il figlicidio.
Purtroppo dobbiamo anche specificare, che non tutti i figlicidi sono commessi un disagio sociale o psicologico, sembra strano, ma ci sono mamme che ammazzano per una scelta.

Susan Smith
Ammazza per amore di un uomo
Omicidio premeditato
Condanna: 30 anni di carcere

Il 25 ottobre del 1994, Susan Smith racconta alla Polizia di essere stata aggredita da un uomo di colore portandogli via i suoi due bambini.
Comincia così la sua strada mediatica, fatta di strazianti appelli televisivi che commossero l’America. La donna in seguito, confessa l’omicidio dei due figli, raccontando di averli ammazzati lasciando andare la sua macchina in un lago facendoli annegare. Il motivo? La Smith vedeva i suoi figli come uno ostacolo al raggiungimento della felicità e dell’amore con un uomo conosciuto da poco.

Andrea Yates  
Ammazza per una forte depressione         
Giudicata non colpevole per una grave infermità mentale

Il 20 giugno 9,48 del mattino, Andrea Yates compone il 911, numero del pronto intervento, chiedendo alla centralinista di mandare urgentemente un poliziotto. La Sig. Dorene Stubblefield le chiede il motivo della richiesta di intervento, ma la Yates non risponde.
Andrea quella mattina ha ammazzato Noah, John, Paul, Luke e Mary, i suoi 5 figli. Li affogati tutti nella vasca da bagno, la donna soffriva di depressione post partum da dopo la nascita del quarto figlio. Poco prima dell’orribile omicidio le avevano abbassato il dosaggio della cura lasciandola da sola.
Questa tragedia poteva forse essere evitata…

Loretta Zen
Ammazza per una forte depressione
Ricoverata da subito dopo l’omicidio in un reparto psichiatrico

Il 12 maggio 2002 Loretta Zen, uccide sua figlia Vittoria di appena otto mesi. L’omicidio sconvolge tutti, la Zen infila sua figlia in lavatrice con un mucchio di panni da lavare. Ovviamente, quando il marito si rende conto del fatto, è ormai troppo tardi per la piccola Vittoria. La perizia psichiatrica certifica, che la donna durante l’accaduto era in uno stato confusionale. Anche in questo caso la depressione post partum è stata fatale. La Zen, subito dopo l’omicidio viene ricoverata in un reparto psichiatrico, che ha lasciato l’anno scorso rimanendo però sempre sotto costante controllo medico.

Annamaria Franzoni
Ammazza in piena coscienza
Condanna 16 anni di reclusione

Il 30 gennaio del 2002 a Montroz, una frazione di Cogne in Provincia di Aosta, Annamaria Franzoni ammazza suo figlio Samuele di 3 anni. Dopo una lunga battaglia processuale la Franzoni viene condannata a sedici anni di reclusione. La Corte d’assise di Torino ha maturato il convincimento della piena imputabilità della Franzoni, considerando la sistemazione degli indizi sulla scena del delitto, come la ricollocazione degli zoccolli al piano superiore, l’occultamento della casacca del pigiama sotto il piumone, l’eliminazione dell’arma del delitto, l’attenzione di non lasciare tracce di sangue lungo il percorso fatto e la distorta rappresentazione dello stato del bimbo fatta al 118. Per Annamaria Franzoni, 16 anni di reclusione per aver ammazzato Samuele in piena capacità di intendere e volere al momento del delitto.

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