Marathon des Sables

di Nicola Brunelli •


L’arida sabbia del deserto calpestata da 800 partecipanti, un inferno, un paradiso…

Piantala,
smetti di dire no, smetti di pensare che non ci appartiene, non ascoltare chi battezza l’inferno, non rinunciare a cercare, chi, cosa, un dove diverso, un perché nuovo, un traguardo nascosto.
Abbi coraggio, non indietreggiare. Il deserto è Dio senza gli uomini, tu sei Dio, finalmente la tua vita è tutta dentro di te.
Nessuna fatica, tutto è ipnosi, ogni cosa ti porta all’uomo, al perché, al che ci faccio qui. Mondo, terra, battito, sangue, vita, lì ti senti bene, lì non hai mai paura e quando incontri una donna è lì che desideri portarla.
Comincia così l’innamoramento fatale al deserto, quando ti accorgi che il palmo non eclissa il sole, allora sei tu, solo con te stesso, cerchi e trovi la voglia di sentirti figlio, di godere dissetandoti con il palpito gocciolante di un’arancia.
Tu sei libero, nel deserto nudo e nella crudezza di questo nulla scopri che il pianeta rivela il suo corpo. Qui la terra è aspra e vera, volto senza trucco di una natura brutale, conturbante, carnale. Ti svegli ogni alba in un punto diverso dell’inimitabile, esci dalla tenda e ti trovi davanti al cristallo di un nuovo mattino, stendi le braccia, ti tiri nell’aria fredda e pura, ti riempi di luce e spazio, consapevole di respirare solamente, di vivere solamente.
A volte hai l’impressione di essere il primo uomo sulla terra, a volte l’ultimo, annegato nella quiete, nel silenzio, nella solitudine dello spazio infinito. Elogio della lentezza, sssshhhhh non ascoltare la memoria di ciò che hai lasciato, abbandonati come il sesso all’amore, stupisciti ancora negli impetuosi cieli solenni, tra nuvole eternamente nuove.
Nessuna sfida di motori alla terra vergine, solo i tuoi piedi che ascoltano e assorbono l’amore del creato per l’uomo.
L’amore si fa nudi, pelle contro pelle, sudori mescolati, nessuno tra lui e te, niente di artificiale che divide lui da te.
I tuoi piedi sono i tuoi pensieri, piedi feriti da stimmate gocciolanti attraversano scenari senza ombre, senza secondi piani, muti senza parole di senso, occhi bassi al riparo da distese abbacinanti, paura di alzarli per non sentirsi vacillare nell’aria tersa e pura che ti fa sentire gia vicino gia arrivato.
Miraggio della mente, crudeltà del cielo, cammini con te, esplori te e passo dopo passo ti fai spettro. Deserto non significa vuoto bensì abbandonato, è il mondo che si è ritirato da qui, dove è rimasto senza discendenza, terra popolata di spettri, svuotata di vita e costellata di bocche mute.
Cacciatore di allucinazioni, ricerca del naufragio, sconforto e carezza, libertà di ore di marcia, di corsa, di sabbia profonda, di sassi taglienti, di vento all’alba che diventa serpente nel tuo sacco a pelo.

 


Nicola Brunelli
pettorale 605
250 km in autosufficienza
da 10 a 55 gradi
800 uomini da tutto il mondo
un inferno
un paradiso


Caelum non animum mutant qui trans mare currunt

 

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