di Maria Sabina Perfetto •
Il vecchio sogno della trasformazione dei metalli in oro. Ma soprattutto quello di far diventare gli uomini degli spiriti liberi. Lo sguardo misterioso dell'alchimia ci scruta e ci invita a osservare il mondo dalla sua prospettiva.
Tra le scienze occulte l’alchimia può essere considerata, ancora oggi, tra le più influenti. E' una teoria molto complessa che ha intrecci profondi con la filosofia, l'arte, la scienza, la magia e la psicologia e punta diritto allo spirito, aspirando a trasformare l'uomo nella sua essenza, staccandolo da ogni abitudine e influenza, fino a renderlo libero e consapevole. E’ la volontà di aprire le porte della percezione sensoriale dando poteri divini all’uomo. In tutte le tradizioni alchemiche si rilevano numerosi miti sull’esistenza di piante, alberi, o fiori, in grado di conferire la longevità, di ridare la giovinezza perduta o, addirittura, di regalare l’immortalità. L'alchimia fu pertanto considerata l’arte di perfezionare i corpi con l’aiuto della natura, e sviluppò un certo numero di teorie riguardanti la costituzione della materia e alla generazione delle sostanze animate, nonché alla distruzione dei composti che la natura ha formato in modo imperfetto al fine di migliorarli purificandoli, mutandone le proprietà temporanee per raggiungere la perfezione assoluta.
Una dottrina che scava anche nella profondità dell’animo umano ma che era, e resta, segreta. Il più antico alchimista cinese Ko Hung (260-340 d.C.), ricorda come la segretezza sia essenziale per le “ricette”. Una volta bevuto l’elisir che rende immortali (hsien), l’adepto – secondo Ko Hung – deve continuare a mescolarsi con i mortali, evitando di rivelare il proprio segreto. L’appello al segreto, del resto, porta con sé la necessità di richiamarsi a un linguaggio fortemente allegorico, per cui, molte pratiche “operative” non sarebbero altro che metafore del cambiamento interiore e spirituale dell’alchimista. Metafore proibite.
L’oscurità dei testi alchemici - un continuo intreccio di allegorie e simboli – era dovuto al chiaro tentativo di evitare le inquisizioni della chiesa; ma anche al timore degli alchimisti di essere fatti prigionieri da parte di avventurieri e sovrani, che avrebbero potuto sottrarne i segreti con la forza. Per alcuni, infatti, erano possessori di conoscenze supreme, per tutti gli altri semplicemente maghi, ciarlatani, mistificatori. Molti alchimisti morirono dopo massacranti torture di re e imperatori che tentarono di impadronirsi dei loro segreti. Anche se le percosse non furono i soli problemi che gli alchimisti dovettero fronteggiare, a causa delle sostanze che normalmente usavano per i loro studi: mercurio, arsenico, piombo, antimonio procurarono fra le loro fila morti per avvelenamento acuto e per intossicazioni croniche. Senza contare le sensazionali detonazioni che avvenivano nei laboratori. Solo in seguito, gli alchimisti furono ritenuti padri della medicina moderna e le loro teorie prese in considerazione. Per Carl Gustav Jung, l’alchimia sarebbe una sorta di antica “tecnica dell’anima”. Attraverso questa chiave interpretativa, acquista particolare rilevanza l’immagine del laboratorio come metafora della personalità, attraverso cui ottenere la trasmutazione (principio d’individuazione) del metallo (Io) nell’oro (Sé). Negli scritti Alchemici "nessun uomo all’interno di una barca può ostinarsi a svuotare il mare", volendo indicare, come l’uomo armato di sola ragione è impotente di fronte al mistero occulto della purificazione alchemica, proprio perché il pensiero razionale non è in grado di cogliere l’essenza intelligente della propria natura ovvero della "Pietra Filosofale”. Oggi l’alchimia è ancora segretamente molto praticata. Chiusa tra la chimica moderna da un lato e la psicologia dall’altro, l’alchimia sembra, però aver perso la sua ragione d’essere nella storia della cultura. A questo si deve aggiungere la mancanza di maestri all’altezza del compito richiesto da una riformulazione delle sue tesi; operazione che ha invece salvato altre discipline in pericolo di estinzione di fronte all’incalzare delle scienze umane.
Ma la domanda da porsi è: perché mai l’uomo moderno dovrebbe affidarsi a una dottrina superata e arcaica come l’alchimia, anziché, per esempio, alla psicoanalisi contemporanea?
Origini incerte
L'origine della parola Alchimia è incerta. Si ritiene, infatti, che l'etimologia venga dall’arabo AL-KIMIA che ha lo stesso significato del termine chimica. Il prefisso arabo AL indica l’Essere Supremo, l’Onnipotente come in AL-LAH. L’alchimia è sempre stata conosciuta come la scienza di Dio, la chimica di “AL”.
Altri ritengono invece che Alchimia possa derivare dal vocabolo greco "chyma" (che significa: scioglimento -fusione).
Le tre sostanze, nonché principi base dell’alchimia sono:
Lo zolfo, simbolo dello spirito, rappresenta l’energia virile.
Il mercurio, simbolo dell’anima, sintetizza la femminilità.
Il sale, simbolo del corpo fisico, nasce dal principio maschile (zolfo) che feconda il femminile (mercurio).
Grandi alchimisti della storia
PARACELSO
Studiò medicina a Ferrara ma ben presto si oppose alla scienza ufficiale. All’Università di Basilea, dove insegnava, incitò gli studenti a bruciare i libri di medicina fino allora conosciuti. Sosteneva che la malattia andasse curata nella causa, dipendente dallo squilibrio dei principi alchemici (zolfo, mercurio e sale).
CAGLIOSTRO
Fuggì dal Convento dei Fratelli della Carità, dove faceva il farmacista, per intraprendere un lungo viaggio che lo condusse in Spagna, Portogallo, Inghilterra, Russia e Nord Africa. Perfezionò gli studi esoterici e suscitò scalpore con le guarigioni miracolose, i filtri d’amore e i rimedi orientali. Fu condannato a morte per eresia ma la pena gli fu poi commutata nel carcere a vita.
FULCANELLI
Di lui non si conosce nulla, ma il suo merito sta nell’aver riportato nel novecento l’attenzione su questa scienza occulta. Nel suo lavoro “Il Mistero delle Cattedrali”, insegna a leggere i monumenti come messaggi cifrati in pietra, ravvisandovi un avvertimento contro il materialismo e la mancanza di valori. Scomparve all’improvviso ma qualcuno giurò di averlo visto a Siviglia: dimostrava cinquanta anni, anche se doveva averne 110.