Dott. Daniele Araco •
Rispetto all’ormai famoso punto G (che deve il suo nome al ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg che lo ha descritto per primo nel 1950) le opinioni non sono a tutt’oggi unanimi.
Bisogna considerare diversi fattori che ne rendono difficile lo studio: ad esempio tabù e pregiudizi che hanno portato ad un ritardo culturale e scientifico rispetto alla conoscenza dell’apparato genitale femminile (basti pensare che la prima descrizione completa dell’anatomia del clitoride è stata fatta nel 1998). Inoltre non tutte le donne sono uguali: esiste infatti un’importante variabilità sia macro che microanatomica: pare infatti che il tessuto cavernoso riferibile ai bulbi clitoridei sia assente nel 15% delle donne in età riproduttiva. Va anche considerato che è difficile studiare il punto G in quanto è evidente quando le donne sono in uno stato di piena eccitazione sessuale, che non è facilmente raggiungibile in laboratorio. Nonostante uno studio del 2006 (Pauls et al.) dimostri che l’innervazione della vagina è localizzata in modo regolare su tutta la parete posteriore, anteriore sia prossimale che distale, incluso il vestibolo e la cervice per cui non risultano aree con una maggiore concentrazione di nervi, un altro gruppo di studiosi dell’università dell’Aquila (Gravina et. Al) mette in relazione lo spessore dello spazio uretro-vaginale misurato attraverso un ecografia, con la capacità di provare orgasmi vaginali. Ne è risultato che le donne con uno spessore maggiore di questa area (corrispondente al punto G) avevano orgasmi vaginali più frequenti.
Da un punto di vista anatomico il punto G si trova nella parete anteriore della vagina (che è più complessa e ricca di strutture rispetto a quella posteriore, e quindi di maggior interesse sessuologico). L’uretra decorre per circa 4 cm nello spessore della parete vaginale ed è circondato da un corpo spongioso vascolare che è in connessione coi bulbi clitoridei. La ricchezza di strutture vascolari e fibre nervose di questa regione periuretrale potrebbe rappresentare il substrato morfologico del punto G.
Per chi volesse fare ricerche il punto G si trova ad ore 12, circa a metà strada tra la sinfisi pubica e la cervice uterina. Se stimolato in modo prolungato può dare una congestione vascolare (si avverte un bottoncino turgido) provocando una varietà di sensazioni che possono andare dal fastidio, allo stimolo alla minzione fino al piacere e nel 30% delle donne può culminare nell’orgasmo.
In sintesi: la ricerca scientifica sta chiarendo sempre più le basi anatomiche del punto G. E’ utile tenere presente che c’è una grande variabilità anatomica interindividuale: se da un lato è interessante imparare a conoscere il proprio corpo, dall’altro non conviene accanirsi nella ricerca indefessa di questa area. E’ infatti importante mantenere l’attenzione su tutto il corpo e su tutto ciò che provoca piacere nel proprio approccio alla sessualità.