Quando si comincia a parlare di sterilità?

di Fabrizio Cerusico e Monica Antinori •

 

“Si parla di infertilità dopo almeno uno o due anni di rapporti senza anticoncezionali. Le cause possono coinvolgere l’uomo, la donna, o entrambi. Tra le più comuni vi sono i fenomeni infiammatori ed infettivi dell’apparato genitale (orchite postinfettiva o post-traumatica, prostato-epididimite e uretrite per l’uomo; malattia infiammatoria pelvica o PID per la donna), le alterazioni vascolari (come il varicocele), fattori ormonali (fenomeni disendocrini, alterazioni del ciclo ovulatorio), patologie di origine genetica (quali la sindrome di Klinefelter per l’uomo, traslocazioni), malformazioni genitali congenite (criptorchidismo e agenesia deferenti per l’uomo; malformazioni uterine e vaginali per la donna) e patologie acquisite ad insorgenza spontanea (endometriosi, fibromatosi e poliposi uterina per la donna) o iatrogene. Poi i fattori ambientali (inquinamento) e sociali (alimentazione, fumo, alcool, droghe, stress). Le indagini devono essere precedute da un’accurata anamnesi per evidenziare nella storia clinica del paziente un qualche sospetto di rilievo. Per un primo approccio diagnostico in ambito femminile consigliamo di verificare l’ovulazione mediante rilevazione ecografica in associazione a dosaggi ormonali, valutazione della pervietà delle tube, esecuzione di tamponi vaginali per la ricerca di germi comuni e screening per gli antigeni della Chlamydia. Per “lui” suggeriamo almeno due prelievi di liquido seminale con spermiocoltura e antibiogramma. Tali accertamenti vanno eseguiti in strutture specializzate con attrezzature e mezzi per la diagnosi ed il trattamento della sterilità. Prima della fecondazione assistita, spesso la soluzione del caso consiste in semplici regole comportamentali o terapie mediche mirate.

Come intervenire nel caso in cui la “fertilità spontanea”non viene ripristinata
“Quando l’incontro tra ovocita e spermatozoo e la successiva fertilizzazione non si verificano naturalmente si può indurre l’incontro ‘in provetta’ tra l’ovulo e lo spermatozoo, realizzando spontaneamente il processo di fecondazione per dare luogo alla formazione dell’embrione, successivamente trasferito nell’utero materno con la tecnica FIVET (Fertilizzazione in Vitro ed Embryo Transfer)”.
 “Nei casi di motilità e numero gravemente ridotto di spermatozoi si ricorre a tecniche che consentono, nonostante la debolezza degli spermatozoi, la fertilizzazione dell’ovulo femminile. E’ la tecnica cosiddetta ICSI (Intracytoplasmic Sperm Injection), che da oltre 15 anni consente di risolvere positivamente buona parte dei problemi di infertilità maschile. In precedenza tali problemi potevano ovviarsi solo ricorrendo ad un donatore di seme”.

Le percentuali di successo della FIVET e della ICSI
“Le percentuali di successo sono influenzate da vari fattori: età (soprattutto della donna) e causa dell'infertilità (l’endometriosi riduce la qualità degli ovuli prodotti). Nelle coppie con condizioni di base ottimali la percentuale di successo si aggira dal 25 al 30% per ogni tentativo”.

Casi più complessi
“In molte situazioni la fecondazione assistita non sortisce i risultati sperati. L’approccio per questi pazienti è stato rivoluzionato dall’introduzione di metodiche ad alto ingrandimento (6600x) per utilizzare, con la tecnica ICSI, gli spermatozoi morfologicamente migliori, potenziando così la qualità degli embrioni ed aumentare la percentuale di successo fecondativo. Questa metodica si chiama IMSI (Intracytoplasmic Morphologically Selected Sperm Injection) e consente di effettuare una valutazione rigorosa delle alterazioni strutturali dello spermatozoo (testa, collo, coda) non rilevabili con il classico spermiogramma. Si tratta di alterazioni presenti anche in spermatozoi dall’aspetto ‘normale’, che potrebbero portare alla formazione di embrioni non in grado di attecchire, con una elevata insorgenza di aborti spontanei”.R.A.P.R.U.I., attualmente, è l’unico Centro riconosciuto in Italia ad impiegare tale metodica secondo il protocollo originario pubblicato nel 2003.

Per sottoporsi a questi trattamenti la donna deve assumere farmaci particolari?
“Sono necessarie apposite terapie ormonali grazie alle quali è possibile ottenere la maturazione contemporanea di più follicoli in modo da avere a disposizione più ovociti idonei ad essere fecondati. La scelta del farmaco, del dosaggio e del protocollo deve essere valutata caso per caso, in relazione all’età della paziente, alle sue caratteristiche ovulatorie e ai tentativi precedenti. Durante la stimolazione, la risposta ovarica va controllata con ecografie e dosaggi ormonali (estradiolo, progesterone, LH). In questa fase di monitoraggio, il ciclo può essere sospeso in caso il numero di follicoli in via di maturazione non sia adeguato o, al contrario, sia eccessivo.

Quante volte nell’arco della vita è possibile ripetere queste terapie senza correre rischi per la propria salute?
“Per alcune donne non è possibile sottoporsi nemmeno ad una sola terapia di stimolazione ovarica se esistono delle condizioni di base non compatibili (es.pregresse patologie maligne dell’utero, dell’ovaio e della mammella). In tutti gli altri casi è comunque necessaria una attenta valutazione della storia clinica nonché
dell’ aspetto psicologico della paziente. Comunque negli ultimi anni è anche stata messa a punto una nuova tecnica  che consente di sottoporre la donna a meno stimolazioni ovariche nel corso della sua vita”.

Di che tecnica si tratta?
“Il suo nome è vetrificazione. E’ una tecnica di laboratorio che permette di congelare ovociti ed embrioni eliminando all’interno e all’esterno delle cellule vitrificate la formazione di cristalli di ghiaccio.
L’eventuale presenza di questi piccoli cristalli è, infatti, il punto critico che determina la scarsa efficacia delle altre metodiche di congelamento riducendo il tasso di sopravvivenza del materiale biologico crioconservato. Oggi, la vetrificazione di ovociti ed embrioni umani è impiegata a livello mondiale ed assicura alte percentuali di sopravvivenza degli ovociti/embrioni scongelati (> 90%), nonché percentuali di gravidanza soddisfacenti e buona prognosi ostetrica”.


Fabrizio Cerusico e Monica Antinori, ginecologi presso il Centro R.A.P.R.U.I. (Ricercatori Associati per la Riproduzione Umana e l’infertilità di Coppia) di Roma. Fondato nel 1982 sotto la guida del professor Severino Antinori, il Centro è il frutto di anni di studio e di pratica clinica presso i più prestigiosi laboratori di riproduzione assistita nel mondo. Grazie ad uno staff di prim’ordine e ad una struttura tecnologicamente all’avanguardia, racchiude in sé tutti gli strumenti per guidare i pazienti alla risoluzione delle loro difficoltà.


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