Relazioni pericolose tra stress e cuore

Prof. Valerio Sanguigni

Università di Roma Tor Vergata

 

Nella nostra vita di tutti i giorni ci sono molti esempi delle complesse relazioni tra psiche e cuore. Una qualsiasi emozione piacevole o non, come la sorpresa, l’euforia, la collera determina un improvviso e immediato aumento della frequenza cardiaca ( i battiti del cuore) e della pressione sanguigna. Usiamo spesso degli aggettivi rivolti al cuore nel corso di emozioni come: il cuore “galoppa”, si “paralizza”, è gonfio di dolore. Ma in medicina non possiamo usare dei metodi filosofici o poetici, viceversa dobbiamo stabilire se delle determinate condizioni possano o meno determinare lo sviluppo di una malattia. Per fare questo dobbiamo affidarci agli studi scientifici che osservano in maniera sperimentale la veridicità di alcuni fenomeni. Nella realtà scientifica le emozioni e le esperienze stressanti (i cosiddetti” stressors”) influenzano direttamente il cuore attraverso il sistema nervoso autonomo e indirettamente attraverso le vie neuroendocrine.
Più in dettaglio i meccanismi fisiopatologici dello stress che possono avere un effetto determinante su alcune patologie del sistema cardiovascolare sono: l’attivazione del sistema simpatico e dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con aumento della frequenza cardiaca,delle resistenze vascolari (vasocostrizione), della secrezione di cortisolo, delle catecolamine e dell’insulina.
 Ma come possono questi meccanismi determinare poi lo sviluppo di malattie del cuore? La letteratura scientifica ha esaminato questo problema attraverso studi sperimentali di laboratorio e mediante grandi studi clinici, cosiddetti osservazionali, in cui sono stati studiati gli effetti dello stress acuto e cronico su alcune importanti patologie cardiovascolari.
Per quanto riguarda gli studi sperimentali, molti dati interessanti provengono dagli studi sugli animali. In studi che vanno dai topi alle scimmie, i parametri sperimentali induttori di stress, che aumentano l’agressività e la paura e che disturbano una stabile gerarchia  sociale e riducono l’affiliazione sociale, sono associati ad una aumentata aterosclerosi. Infatti, il maschio dominante della scimmia alimentato con una dieta aterogena (ricca di grassi), sviluppa delle placche stenosanti nelle coronarie a livelli decisamente più alti quando è ripetutamente spostato da un gruppo a un altro, rispetto a quando è lasciato in un gruppo stabile.
Nell’uomo e nella donna, due differenti forme di stress sono state ritenute responsabili maggiormente di danno cardiovascolare: situazioni esistenziali di grave disagio sulle capacità individuali di adattamento ( difficoltà nel lavoro, separazione e divorzio, trasferimenti) e situazioni minori, come stati ricorrenti di irritazione e frustrazione.
Ma quali sono le principali patologie cardiovascolari che causano lo stress? L’infarto del miocardio, l’ipertensione arteriosa e le aritmie cardiache.
Una dimostrazione su scala mondiale dell’interazione tra stress e infarto miocardico è stata fornita dal cosiddetto Studio INTERHEART condotto su un campione di 25.000 persone provenienti da 52 paesi. Sulla base di questionari distribuiti ai pazienti lo stress veniva definito come una condizione di irritabilità con ansia e difficoltà a dormire, dovuta a condizioni negative sul lavoro o a casa. Dopo essere stato aggiustato e confrontato con gli altri fattori di rischio tradizionali (fumo, colesterolo, ipertensione ecc.) lo stress permanente sul lavoro o a casa configurava un “aumento del doppio” del rischio di sviluppare l’infarto del miocardio, rispetto ai soggetti senza stress. In un altro recente studio su 57000 pazienti con attacchi di panico,  l’incidenza di infarto del  miocardio era nettamente aumentata soprattutto nei soggetti giovani , al di sotto dei 50 anni.
Lo stress acuto può predisporre all’infarto in svariati modi.  Può aumentare la frequenza cardiaca  e quindi il fabbisogno d’ossigeno del cuore. In secondo luogo può favorire il vasospasmo coronarico e quindi ridurre il flusso di sangue in vasi già compromessi. In terzo luogo può aumentare i livelli di catecolamine circolanti, favorire l’aggregazione delle piastrine e la formazione dei trombi intracoronarici.
Ma una delle dimostrazioni più evidenti dell’effetto dello stress sull’apparato cardiovascolare è sicuramente l’azione sulla pressione arteriosa. Situazioni di stress acuto e cronico aumentano transitoriamente la pressione arteriosa sia in soggetti normotesi che ipertesi. Ciò è stato dimostrato da studi che impiegavano l’Holter pressorio delle 24 h (il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa). E molti studi hanno chiaramente dimostrato che in quei soggetti in cui emozioni ripetute e stress psicolologici inducono esagerate risposte pressorie, lo sviluppo di una eventuale ipertensione arteriosa e assai più precoce e severa. In altre parole la cosiddetta “pressione emotiva” è la spia di una vera ipertensione arteriosa, destinata ad essere trattata farmacologicamente. Uno studio paradigmatico degli effetti dello stress cronico sulla pressione arteriosa è stato quello durante la seconda guerra mondiale sui russi sottosti all’assedio di Leningrado. Anche dopo 50 anni, i sopravissuti avevano livelli di pressione arteriosa più elevati ed una maggiore mortalità per malattie cardiovascolari rispetto ai russi che non erano stati a Leningrado. Svariati studi hanno indagato il legame tra stress emotivi e le aritmie cardiache, soprattutto utilizzando l’Holter ECG delle 24 h (il monitoraggio ambulatoriale dell’elettrocardiogramma). I soggetti sani hanno un aumento delle extrasistoli ventricolari ( le più temibili) durante la guida, mentre parlano in pubblico o durante colloqui stressanti. E le cosiddette “palpitazioni” (un disturbo frequente nel 20% dei soggetti che vanno dal medico di base) sono spesso la spia di una aritmia, spesso extrasistolica. Una indagine su circa 200 pazienti con palpitazioni e conseguente aritmia extrasistolica diagnostica all’Holter ECG, ha messo in evidenza come il 40% avessero una situazione di stress cronico. Ma anche lo stress acuto può essere pericoloso per aritmie letali e quindi la morte cardiaca improvvisa.  Attenti colloqui psichiatrici in soggetti che avevano avuto un arresto cardiaco dovuto ad aritmie gravi come la tachicardia o la fibrillazione ventricolare dimostra come il 21% avevano avuto un disturbo emotivo importante nelle 24 h precedenti. In definitiva le evidenze scientifiche e cliniche di un effetto diretto dello stress sul cuore e quindi sulle malattie cardiovascolari sono evidenti. E’ chiaro quindi come in soggetti predisposti, cioè con altri fattori di rischio presenti (fumo,colesterolo, ipertensione,diabete) o con precedenti cardiovascolari (infarto o ictus),  un attento controllo anche della salute mentale sia fondamentale. Uno stile di vita “sano” non può prescindere anche da un vero equilibrio mentale.

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