di Gelsomina Esposito •
Nel 1698, in India, a Golconda, fu scoperto un eccezionale diamante grezzo di 426 carati che attirò l'attenzione di Thomas Pitt, allora governatore inglese di Madras. Pitt lo acquistò, lo battezzò "il Pitt" e lo fece tagliare in Inghilterra: se ne ottenne un brillante di 140,615 carati, purissimo e dal colore trasparente, che superava per peso, brillantezza e splendore tutti i diamanti sino ad allora conosciuti. Nel 1717, la gemma fu ribattezzata "Il Reggente" perché il nipote di Thomas Pitt, primo ministro inglese William Pitt, lo vendette al reggente del re di Francia Filippo d'Orléans che ne fece il fiore all'occhiello dei gioielli della Corona francese. Fu indossato la prima volta dal re Luigi XV nel 1721 e passò in eredità a re Luigi XVI che lo fece incastonare sulla propria corona. Rubato nel 1792, ritrovato rocambolescamente l'anno successivo, fu impegnato diverse volte dal Direttorio, durante la Rivoluzione Francese, per finanziare le campagne militari finché Napoleone Bonaparte, allora Primo Console, lo.recuperò nel 1801 e lo fece incastonare nell'elsa della propria spada. Nel 1812, Napoleone lo volle far incastonare nella spada imperiale che, si dice, non volle più portare dopo le prime sconfitte militari.
Durante la Restaurazione, il diamante fece bella mostra di sé sulle corone reali di Luigi III, Carlo X e Napoleone e sul diadema dell'imperatrice Eugenia.
Nel 1887, si decise di conservarlo in una teca superprotetta presso il Museo del Louvre e quando i nazisti invasero la Francia, all'alba della II Guerra mondiale, il diamante venne portato nel castello di Chambord e custodito dietro un pannello segreto. Alla fine della guerra ritornò al Louvre dove brilla ancora oggi.