Dott. Daniele Araco •
Può sembrare strano, ma non sempre siamo consapevoli di quanto la cultura d’appartenenza influenzi (attraverso determinati tabù) i vissuti, i desideri e i comportamenti sessuali. Capita a volte di sentirsi liberi ed emancipati eppure… in qualche situazione può nascere un inaspettato imbarazzo, in altre il nostro corpo non reagisce come ci aspetteremmo… sorprendendoci, facendoci sentire, a volte, quasi traditi.
Crescere in una determinata cultura influenza necessariamente il nostro modo di vivere la sessualità.
Secondo l’antropologo Edgar Gregersen (che si è occupato in modo approfondito dei diversi costumi sessuali nel mondo) “ogni cultura ha sviluppato una propria ideologia riguardo al sesso, e quando queste idee appaiono minacciate, allora la morale dominante fa appello all’ordine delle cose o alla “natura” … ma le culture non sempre concordano su ciò che è “naturale”.
In altre parole le varie culture hanno guardato al fenomeno sesso da punti di vista estremamente differenti e con morali più o meno permissive: nel corso delle diverse epoche storiche e dei contesti geografici si sono sviluppate società basate su una gamma assai limitata di atti erotici contrapposte a società con grande ricchezza erotica; culture dominate da atteggiamenti pudici contrapposte a culture dominate dalla lussuria e ogni possibilità intermedia tra queste due polarità.
Il nostro background di riferimento è la cultura giudaico-cristiana. Indipendentemente dalla propria posizione religiosa, dagli osservanti praticanti agli atei indefessi, dobbiamo fare i conti con alcuni aspetti se ci interessa comprendere meglio il nostro rapporto con il sesso.
Uno dei concetti di base nell’insegnamento cattolico romano è quello di NATURA: ogni azione ha uno scopo essenziale chiamato appunto natura. Ne deriva che se lo scopo dell’alimentazione è il sostenimento della vita (e non il piacere di gustare un determinato cibo), lo scopo essenziale dell’attività sessuale è la procreazione e non il piacere sessuale.
La diretta conseguenza di questo paradigma è che se si esegue un’azione in modo tale che il suo scopo essenziale non possa realizzarsi, questa azione sarà considerata dalla morale dominante come innaturale, contro natura, illecita e peccaminosa.
Per questo ogni atto sessuale che non sia volto alla procreazione (dalla masturbazione ai rapporti orali, dai rapporti anali all’eiaculazione fuori della vagina, fino ai rapporti omosessuali) è letto nel nostro background culturale come non lecito.
In un percorso di conoscenza di se stessi e del proprio rapporto con la sessualità diventa quindi necessario chiarire quali sono le regole e i precetti che abbiamo interiorizzato, e che lavorano sulle nostre emozioni spesso in modo contrapposto a quelli che sono i nostri valori consapevoli.
Ad esempio si può immaginare di avere un rapporto molto aperto e disinvolto con il sesso, credere cognitivamente di essere permissivi con se stessi e con gli altri, ma una parte profonda e intima dentro di noi può invece dare dei giudizi e considerare illecite determinante attività provocando conflitti interni e risposte anomale.
Per chi volesse prendere contatto con i propri tabù può essere interessante prendere carta e penna, concedersi un momento di raccoglimento, respirare, rilassarsi e lasciar scorrere nella propria mente ricordi, immagini e sensazioni dell’infanzia. Recuperare dalla memoria gli ordini e le interdizioni ascoltate sin da quando si era piccoli, nell’ambiente familiare, scolastico e nel mondo degli adulti. E scriverle. Rileggere ogni frase ad alta voce e cercare di concentrarsi sull’effetto che provoca ascoltare e su che stato emotivo si genera. Potrebbe essere l’inizio di un interessante percorso interiore.