Spasmi affettivi

Dott.ssa Sara Macone •

 

Lo spasmo affettivo è una crisi su base emotiva, caratterizzata da una breve perdita di coscienza causata da un ridotto apporto di ossigeno al cervello. In seguito ad un motivo anche banale come un divieto, una lite od un dolore, può verificarsi una crisi di pianto inconsolabile in cui il bambino trattiene il fiato fino allo svenimento, determinato appunto dalla minor ossigenazione cerebrale.
E’una manifestazione tipica della prima infanzia, che solitamente si presenta tra i 6 ed i 16 mesi e si risolve intorno al 3°- 4° anno di età.

 

Si distinguono due forme:
La “forma blu”, la più frequente (80% dei casi), è caratterizzata da crisi emotiva acuta, singhiozzi, blocco forzato dell’inspirazione, cianosi al volto (da cui la denominazione “forma blu”) e perdita di coscienza della durata di qualche secondo. Compare, generalmente, in contesti di pianti causati da un rimprovero, da una frustrazione (ad es. la negazione di qualcosa) o da un dolore.
La forma “pallida” è invece caratterizzata da pianto con singhiozzi, seguito da pause senza respiro sempre più lunghe, pallore e perdita dei sensi; si presenta in occasione di un episodio acuto di tipo doloroso o traumatico, sgradevole per il piccolo, come una caduta o un improvviso dolore fisico, terrore o un’emozione troppo intensa.

 

In entrambe le forme, queste perdite di coscienza possono essere accompagnate da tremori o movimenti degli arti e retroversione dei bulbi oculari, e la crisi, dalla quale il bambino esce notevolmente affaticato, è breve: della durata che va da pochi secondi ad un minuto.

 

A dispetto della drammaticità dell’episodio che terrorizza di regola i presenti, si tratta di un evento privo di conseguenze per il bambino. Tutti questi sintomi risultano, infatti, secondari ad un’interruzione momentanea del respiro, ma sempre su base volontaria, per questo, una volta svenuto, il piccolo riprende a respirare regolarmente. Non c’è dunque alcuna necessità delle varie pratiche “rianimatorie” messe in atto da un genitore spaventato, che risultano ingiustificate e talvolta pericolose (come ad es. scuotere violentemente il bambino!).
Bisogna inoltre sempre porre attenzione al fatto che il piccolo, in seguito all’accaduto, apprenderà presto di avere un mezzo per tenere in pugno i genitori e per volgere a proprio vantaggio la loro paura, usando, appena ne avrà l’occasione, l’apnea volontaria come ricatto.

 

Il consiglio: in questi casi occorre cercare di rimanere calmi e controllati, lasciare solo il bambino quando possibile ed evitare di concentrare su di lui tutte le attenzioni, così da limitare il potere delle sue performances drammatiche. Gli unici in grado di porre fine a questo disturbo psicosomatico sono i genitori, i quali, una volta rassicurati sulla non pericolosità dell’evento, devono avere un atteggiamento fermo nei confronti del bambino e mostrarsi poco responsivi al ricatto messo in atto dal piccolo campione di apnea. Al contrario, mantenere un atteggiamento eccessivamente preoccupato porterà il bambino ad utilizzare il sintomo per relazionarsi con il mondo esterno. Assecondare questo tipo di atteggiamento può generare, nella vita adulta, marcata difficoltà nella gestione di frustrazioni e sconfitte, anche banali.

 

L’evoluzione degli spasmi affettivi è benigna ed è nulla la loro potenzialità di evolvere in una patologia vera e propria. Tuttavia, già dal primo episodio, è importante confrontarsi con uno Specialista Pediatra per liberare il campo dal dubbio che si possa trattare di un disturbo organico su base neurologia o cardiologica.
Solitamente questo comportamento è tipico dei bambini nel secondo-terzo anno di età, ed è raro che si riscontri dopo i quattro anni. Qualora sia ancora presente, potrebbero rendersi necessari valutazioni neurologiche e cardiologiche, esami strumentali (come Elettroencefalogramma ed Elettrocardiogramma). Diventa altresì necessaria una consulenza psicologica, valida ad evidenziare una particolare relazione del bambino con i genitori, che potrebbe condurlo ad attirare in modo esagerato l’attenzione su di sé.
In concomitanza di eventi importanti e non (nascita di un fratello, ingresso alla scuola materna, ritorno al lavoro della mamma, etc) si rintraccia spesso la fase di esordio del disturbo che nel tempo sarà scatenato da motivi anche banali (come un semplice capriccio), ma emotivamente significativo per il piccolo.
Nei casi più gravi gli spasmi affettivi, ed i disturbi psicosomatici in generale, possono nascondere degli stati depressivi o d’ansia che il bambino esprime attraverso il corpo non potendo ancora ricorrere al linguaggio verbale.
È quindi importante, qualora ci fosse un “abuso” da parte del piccolo degli svenimenti provocati, non sottovalutare le cause che potrebbero aver scatenato tale comportamento e gli aspetti psicologici che la scelta di una tale strategia sottende e intervenire adeguatamente e tempestivamente per aiutare il bambino a comprendere e superare il proprio disagio.

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