
di Maria Sabina Perfetto •
Siamo abituati a vivere e vedere ingiustizie di ogni genere, abituati ma non rassegnati a subirle. Ma quando nasce il sospetto che l’ingiustizia arma la mano di chi la giustizia la dovrebbe tutelare, il pensiero di doverla soffrire diventa inaccettabile.
Stefano Cucchi è morto per mano di “ignoti”, di chi si tira fuori da una storia vergognosa scaricando sul caso la propria responsabilità. Ma qual è la circostanza che ha portato Stefano alla morte? 20 grammi di hashish, due pastiglie (e non pasticche) e un pò di cocaina. Uso personale. Ma se pur così non fosse, qual è la ragione che spinge ad uccidere un ragazzo fragile di 31 anni? Il sospetto pare legittimo, pur senza voler accusare nessuno, visto l’indagine in corso. Ma resta un dato inquietante. Il fenomeno della tortura in Italia è più vasto e più subdolo di quanto possa apparire. Naviga per lo più nel sommerso, nell'impalpabile. La maggior parte dei casi restano avvolti nel silenzio, nella nebbia, tranne l'emergere di alcuni fatti denunciati o oggetto di inchieste della magistratura e da considerare come punte di un iceberg che rimane in gran parte sommerso. Emerge la logica del fine che giustifica i mezzi. In Italia, come affermano alcuni criminologi, ci sono fenomeni molto ricorrenti di maltrattamenti nelle carceri o nelle stazioni di polizia. Si tratta spesso di fenomeni isolati o individuali; nel tempo tuttavia è cresciuta una pericolosa tendenza ad esercitare torture e maltrattamenti di gruppo. Tutori dell’ordine che ritengono di poter scaricare, sicuri dell’impunità, sui detenuti le loro frustrazioni rendendo più angosciosa la pena. Centinaia di casi di pestaggi, di maltrattamenti, di violenze fisiche e morali sui detenuti sono stati denunciati negli ultimi anni da associazioni, parlamentari, organismi internazionali. Molti di essi hanno dato luogo ad inchieste giudiziarie. Ma solo alcune si sono concluse con la condanna dei responsabili.
L'Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura nel 1988. Tra gli obblighi da adempiere in seguito alla ratifica vi era fin da subito l'introduzione di uno specifico reato di tortura nel codice penale italiano. Ma nessuna delle legislature che si sono succedute ha mai colmato questa grave lacuna. In Italia, attualmente nel codice penale non esiste ancora il reato di tortura.
La nostra speranza è che la giustizia, la vera giustizia, faccia luce su questa orrenda vicenda che ha tolto un figlio, un fratello, un amico. Che ha strappato alla vita un giovane uomo di 31 anni. La speranza è che la giustizia trovi e condanni duramente i colpevoli, che li disarmi del loro fanatismo e dalla loro ingiustificata crudeltà.