
di Daniela Romano •
Ancora una volta l’Italia si tinge la faccia di nero. Il valzer degli scandali, delle inchieste su politici, non ultima quella sui vertici della Protezione Civile, continua a far “danzare” il nostro bel Paese. Peccato che più che un valzer, quello delle inchieste e degli scandali sembra essere più un ballo di “san Vito”. Come morso da una tarantola, il nostro Paese assume atteggiamenti irrequieti, difficili da esorcizzare. La corruzione, la frode e l’illegalità come una “tarantola” ha morso la nostra società, senza lasciare scampo. Impossessato da questo veleno, l’Italia, come una donna “tarantata” oggi subisce un altro “morso”. Una delle più colossali frodi nella storia nazionali è stata scoperta nel nostro Paese. Al centro dell’attenzione il mondo delle “telecomunicazioni”. Tra 2003 e 2006 due società importanti come Fastweb e Telecom Italia sarebbero state utilizzate per ripulire il denaro della ‘ndrangheta. L’ammontare complessivo della truffa sarebbe di 2,2miliardi di euro con 400 milioni di Iva evasa. In parte questi soldi, sarebbero finiti in mano alla 'ndrangheta, in particolare al clan Arena, che li avrebbe impiegati anche per organizzare l'elezione del senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo. È questo lo schema che nelle 56 ordinanze di oltre 1600 pagine ha messo nero su bianco il giudice per le indagini preliminari, Aldo Morgigni, su richiesta dei pm Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti. Ordinanze che hanno disposto la misura cautelare in carcere per 52 persone e gli arresti domiciliari per altre quattro. Tra gli ordini di arresto anche quello per Silvio Scaglia, 13° uomo più ricco d’Italia, fondatore di Fastweb. Richiesta di arresto per il senatore Pdl Nicola Di Girolamo, favorito dalla ‘ndrangheta. Ma i principali organizzatori sarebbero due, Carlo Focarelli, che ha costituito e gestito le società fittizie, le cosiddette cartiere che avevano il compito di interfacciarsi con Telecom Italia Sparkle e Fastweb, il volto presentabile della truffa. E Gennaro Mokbel, che avrebbe invece curato la parte oscura, quella offshore, che permetteva di far sparire i soldi e che in parte li avrebbe condotti anche nelle mani della criminalità organizzata. E la potenza dell'organizzazione emerge nei capi di imputazione. A braccetto ancora una volta imprenditoria, politica e criminalità. Appare alquanto chiaro che qui il problema non sembra essere più legato ad una cattiva gestione del sistema, quanto proprio alla sua composizione. Paradossalmente ciò che crea un vero stupore e che nonostante tutto ciò il sistema sembra resistere ad ogni attacco, come se fosse vaccinato per qualsiasi “veleno”. La truffa, lo scandalo diventa quasi funzionale alla sopravvivenza stessa del sistema, alimentando la crescita di un virus con il quale ormai sembriamo convivere con tutta tranquillità. L’opinione pubblica seppure rammaricata da tutto questo, non appare per nulla stupita. Gli scandali scandiscono il ritmo delle giornate italiane, e tra un “non ci sono parole” e “ ormai è tutto corrotto” si va avanti senza nessuna esitazione. La scena è sempre la stessa, ciò che a massimo crea ancora un minimo effetto sorpresa è la scoperta dell’attore protagonista. Ieri Tangentopoli, Valletopoli, o Parmalat, oggi Telecom- Fastweb, e domani? Non è dato sapere chi ci sarà domani in scena, certo è che lo spettacolo non avere fine.