
di Maria Sabina Perfetto •
Una foto ritrae centinaia di persone lungo un pendio, un pascolo della cittadina di Bethel, Contea di Ulster, Stato di New York. 1969 dal 15 al 17 agosto 450.000 partecipanti e 32 musicisti e gruppi, per urlare tutti all’unisono SI all’amore, alle libertà, ai diritti per i gay, all’uguaglianza tra i popoli. Una celebrazione antiguerra, contro quella guerra in Vietnam che non cessava e continuava a stendere sulla sua terra centinaia di giovani americani e vietnamiti. Una celebrazione alla Musica, mai prima d'allora, infatti, un concerto aveva riunito gli artisti più famosi del rock in quel momento.
Il malessere di una generazione confluì nel pascolo preso in affitto a Max Yasgur, dopo il rifiuto posto dalle autorità di Woodstock all’evento organizzato da John Roberts, Joel Rosenman, Artie Kornfeld e Michael Lang. Si provò dunque, a godere in quei giorni di uno stile di vita che è in se stesso una dichiarazione d’indipendenza. E poca importanza ebbero le lacune organizzative, la mancanza di cibo e acqua o le pessime condizioni igieniche, i rifiuti, gli ingorghi che paralizzarono l’intera Contea. Ciò che veramente importava, era il sentimento di coesione che legava quella improvvisata comunità che con allegria riusciva a fronteggiare le emergenze. Erano tutti lì a rappresentare un sogno e la musica era il sottofondo naturale e la voce più incisiva alla sua realizzazione.
Per tre giorni si concretizzò nel pensiero di quei giovani, l’idea che la forte ideologia che li aveva spinti fin là si potesse realizzare. L'insicurezza degli anni 60 generata
dall'assassinio di J.F.K e dalla guerra in Vietnam, esplose negli inni all'amore cantati sotto la pioggia battente di quei giorni. Venne dunque fuori l'ambivalenza di un'America che si scoprì scandalizzata e impaurita ma al contempo compiaciuta. Per tre giorni si provò a "costruire la nostra cultura e la nostra comunità, con la nostra musica, la nostra stampa, i nostri valori, miti e leggende per creare una pazzia che sia autenticamente nostra" come scrisse Jerry Rubin. Si idealizzò un mondo rurale quale unico antagonista possibile delle città moderne e artificiali. E in questo senso, vanno considerate le performances degli artisti saliti sul palco di Woodstock, tra i più famosi in quel momento: Joan Baez Santana, Joe Cocker, Jimi Hendrix, The Who e Sha Na Na, per citarne solo alcuni.
Woodstock, costituì un esperimento e una brutale presa di coscienza, resta non solo un grande evento nella storia del rock ma anche il simbolo delle contestazioni, dello spirito di libertà, della voglia di cambiare il mondo.
Woodstock resta l'icona del sogno.